Chi siamo

Senza spirito materno, ogni forza è perduta, perché è vero che le donne hanno una forza straordinaria, ma questa forza discende direttamente dalla capacità di accogliere e far crescere la vita. Susanna Tamaro


Sono Marika, qui sul blog mi firmo col nickname Rikama. Sono una mamma alla pari in allattamento e attivista nel campo dei diritti umani e di genere.  Per me la maternità è stata una grande opportunità di crescita personale. Penso che ‘consapevolezza’ sia la parola chiave per permettere alle donne di fare le scelte che riguardano la gravidanza, il parto e l’accudimento dei loro bambini.

In punta di piedi e a piccoli passi, nel 2010 mi sono avvicinata a quella che sentivo un’esigenza non solo mia ma anche del territorio di creare occasioni di riunione fra mamme, dove potere parlare e confrontarci, a partire dalle nostre esperienze contingenti. “La via lattea” è stata la via preferenziale attraverso la quale condurre i nostri incontri, ma dall’allattamento a poco a poco si è arrivate a cambiare sguardo su tante cose.  Sia che ci scambiavamo esperienze e informazioni sull’allattamento, sia che parlavamo di alimentazione complementare o di sonno dei bambini o del portage o di gioco e di lettura ad alta voce, emergeva sempre, e dico sempre, dalla voce delle mamme, il momento del parto. Tutte riferivano, più o meno consapevolmente, di un “periodo critico” attorno alla nascita nel quale si erano creati i presupposti per la relazione futura col proprio bambino. Da palermitana e da cesareizzata è arrivato un giorno in cui mi sono chiesta perché Palermo ha tra le più alte percentuali di tagli cesarei e parti medicalizzati e tra i più bassi tassi di allattamento? Esiste un’analogia tra medicalizzazione del corpo femminile e sfruttamento dissennato delle risorse della terra? Cosa fare per cambiare le cose? In braccio alla Luna è la mia risposta a queste domande.

Se è vero che il parto è solo un momento mentre un figlio è per sempre, è altrettanto vero che nel momento del parto si condensano sensazioni, emozioni che rimangono a volte stagnanti, se non ci si concede l’opportunità di dare loro voce. Spesso una donna che ha vissuto un parto traumatico e nell’inconsapevolezza delle sue capacità non è legittimata né da se stessa né dalla società a fare spazio dentro di sé a quel senso di sconforto e insicurezza che la pervade. Come per altri aspetti del suo essere donna e del suo essere madre, è costretta a tenere seppellito dentro di sé tutto il suo disagio. Per cicatrizzare queste ferite che sono fisiche e spirituali, abbiamo cercato di dare loro voce, in un dialogo tra il dolore di una femminilità ferita e svilita e i percorsi per prendersi cura di sé, ma anche e soprattutto diffondere notizie e informazioni sulle esperienze felici e sulle possibilità concrete che oggi ci sono per vivere serenamente e in libertà la propria maternità. Perché lasciare che le nostre energie irrancidiscano quando è possibile trasformare anche le ferite in risorse?

Mi piace organizzare cerchi di condivisione, per dare alle future madri l’opportunità di riunire intorno a sé le amiche che sapranno sostenerla. Offro sostegno sull’allattamento telefonicamente, telematicamente,  a domicilio e in ospedale, presso donne (coppie) incinte (ricoverate, sole, in difficoltà per motivi di salute o di integrazione, o con bisogno di sostegno e di informazione). Mi piace soprattutto essere presente dopo il parto e durante il puerperio per accudire la neomamma, incoraggiarla nelle sue scelte e darle sostegno emotivo…

263982_1911818748854_199751_n (1)Mi chiamo Luisa, sono una psicologa che da alcuni anni allena lo sguardo ad osservare ciò che accade intorno utilizzando il Genere come chiave di lettura. Qui nel blog vorrei condividere con voi il mio interesse per l’ottica di genere e per la costruzione dell’identità femminile in particolare.

Dal 2009 lavoro con donne che hanno vissuto esperienze traumatiche e subìto una o più forme di violenza. Raccogliamo insieme frammenti, maglie perdute o interrotte e punti scuciti… poi proviamo a ricomporre insieme il tessuto di una storia e a continuare la filatura, scovando nuove fibre e riscoprendo vecchi rocchetti dimenticati in un cassetto.

Penso che esperienze come la nascita, la maternità e la paternità siano punti di snodo nei quali l’identità personale, nella sua complessità, è posta in gioco e chiamata alla sfida trasformativa della ri-definizione di sè nel qui ed ora del proprio percorso, dentro allo sfondo vivo di una precisa realtà storica e culturale.  Nello stesso tempo credo che nascita, maternità e paternità siano temi che ci riguardino tutte e tutti profondamente, in quanto comunità. Dentro a questi temi e al nostro sentirli, si definisce il nostro modo – libero o stereotipato e costretto – di venire al mondo e di esserci come donne e uomini, un modo che ha delle implicazioni sulla nostra storia di ogni giorno, indipendentemente dal nostro essere o meno padri e madri.

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