L’altra oltre il vetro.

Silenzio. Un brivido di freddo mi percorre le braccia seminude, richiudo le imposte e, col naso schiacciato contro il vetro, spazio con lo sguardo all’orizzonte: nel cielo le nuvole formano immagini strane, una montagna, un drago, un fiore, due cuori, sagome umane ed animali.
Cammino su un’isola scalfita, scolpita dai miei silenzi. Su questa lastra di vetro cospargo aliti della mia anima e riempio i miei avidi occhi di note, parole, poesie. Nella segreta geometria della scelta, la consapevolezza che per due punti si può tracciare una ed una sola retta. Ma tu che mi guardi dal vetro sei reale? O sei l’immagine di uno specchio? Guardo le mie mani per trovare un segno che mi faccia confutare il calore di una carezza sulla mia guancia: una mano grande l’accarezza ed asciuga le mie calde lacrime. Ciò che mi lega all’altra nello specchio non è definito, è evanescente, è come un etereo anello senza inizio e senza fine che mi permette di andare, di volare senza ali. Sto volando leggera sul porticciolo turistico della Cala e poi mi sveglio. Come una pura e dolce illusione, vissuta nel segreto e nella trepidazione, nei miei angoli più intimi, il mio sogno mi ha lasciato un ricordo allo stesso tempo tenero e dolorante. Un sentimento multiforme che non si può spiegare. Sensazione piacevole e strana.
Stamattina, come ogni mattina, mi sono svegliata nell’abbraccio caldo di mio marito e di mio figlio. Sensazione unica. Magia. Ma mi sento lo stesso incompleta, perché? Dov’è l’altra oltre il vetro? Evaporata come una stupida bugia blu che galleggia nell’aria? E intanto mi guardo riflessa nello specchio della mia umanità. Gli umani sono quella confusione dalla quale ci proteggiamo. Gli uomini dicono e fanno tutto e il contrario di tutto, persuasi che esista un ordine in questo caos. Ma è il caos la meraviglia.

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Embodiment. E se la fisiologia scacciasse l’ideologia? Divagazioni filosofiche di una notte di agosto.

Trovo sempre meno tempo per scrivere. È una condizione che mi affligge, dal momento che io scrivo perché la vita che scorre possa essere salvata dalla parola. Inoltre ci sono un’infinità di pensieri che mi ingolfano la testa, di sensazioni che stazionano dentro la mia pelle e di intuizioni che baluginano tra le azioni quotidiane che non posso lasciare tracimare senza tradurle in parole.
Ideologia. Troppa ideologia attorno alle madri! È da poco più di un anno che mi sono addentrata in questo dedalo del sostegno alla maternità, inizialmente con il particolare interesse per l’allattamento e il contatto fisico – appuntati questo aggettivo, mio lettore, perché ritornerà più avanti – coi propri bambini, ma man mano che il percorso si andava snodando davanti a me, ricevevo una spinta verso direzioni e diramazioni “altre”, ancora imprecisate e nebulose per me. Il discorso sulla maternità ha l’aspetto davvero di un dedalo intricatissimo, che presenta una rete di tortuosità sorprendenti, apparentemente senza scopo. Mentre nel labirinto, contrariamente al dedalo, il cammino termina al centro, in un dedalo vi sono molti itinerari praticabili: i bivi insidiosi e le vie senza uscita non consentono una chiara visione del percorso, ci si smarrisce facilmente.
Assieme a Marzia Bisognin noto perplessa quella “progressiva atrofizzazione di competenze corporee in nome di una presunta emancipazione dalla schiavitù corporale” (http://marziadoula.blogspot.com/, 14/08/2011) da parte di molti… uomini (no, la parola uomini da sola non sottintende anche le donne, forse è più calzante… esemplari di homo sapiens 🙂 ) e cerco di spiegarmi il rifiuto (fisico, culturale, psicologico?) di molte donne verso il coinvolgimento totale in esperienze emotive e corporee come il parto attivo o l’allattamento al seno attraverso l’alibi dell’assenza di sostegno e informazioni. Ma chi sono queste donne veramente sostenute e informate? E chi sono questi “esperti” che hanno la presunzione di sostenere e informare? Che cosa significa essere donna e diventare madre in una società come la nostra che tende a espropriarci delle nostre competenze e del nostro senso di identità e appartenenza per legittimarci solo in virtù della nostra obbedienza al consumo?

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De-siderium

“Da dove sono venuto?

Dove mi hai trovato?”

Chiede il bimbo alla mamma.

Lei piange e ride insieme e stringendosi il bimbo al petto gli risponde:

“Tu eri nascosto nel mio cuore,

amore mio,

tu eri il suo desiderio”
Rabindranath Tagore