In braccio alla luna e il distanziamento sociale.

Ho aspettato 40 giorni prima di scrivere questo post. Ho sperato che l’interruzione delle consuete attività fosse limitata ad un arco temporale il più breve possibile e nell’attesa ho vissuto queste settimane di quarantena dedicandomi alla mera sopravvivenza, e come in altre situazioni strong della vita a provare a mettermi in ascolto. Due figli alle elementari da accompagnare nella vita domestica tra studio svago e sclero, un marito in smart working al quale garantire uno spazio lavorativo congruo, in un appartamento che all’improvviso è diventato il minuscolo spazio vitale del Genio della Lampada di Aladino, un lavoro domestico e casalingo che è lievitato il quadruplo del suo volume come la pasta madre che rinfresco ogni due giorni. Una vita notturna caratterizzata spesso da un riposo scarso e dalla condivisione del sonno coi bambini che nel frattempo dimostrano così la loro ansia per questo stravolgimento di abitudini e per il martellamento mediatico cui siamo sottoposti.
In braccio alla luna nel frattempo è rimasta in pausa, a onor del vero ho attivato gruppi on-line, prima tra tutti La Cerchia delle Lupe. Ognuna davanti al proprio schermo, però ogni volta mi sembrava di tradire il senso che avrebbe dovuto avere l’attività per come l’ho progettata a inizio anno, senso tracciato da importanti elementi, la convivialità, la preparazione del luogo, la prossimità dei nostri corpi, la relazione, il rito del tè. E ciononostante ad ogni incontro virtuale qualcosa si muove, è bello anche solo vederci ed è preziosa anche solo la voce, perché sì, ci resta ancora la voce e leggere l’un l’altra per le Lupe, anche se non possiamo più fare molto altro per ora, è lo stesso potente. Altre attività, come la musica i laboratori creativi il mimo si sono interrotte. E non potevano fare altrimenti, le attività che proponiamo non sono di mero intrattenimento, i bambini hanno bisogno di socializzare e apprendere in maniera diversa rispetto ai device tecnologici, sarò anacronistica, ma io ritengo che non sia la diretta Facebook o il gruppo su zoom il salvagente che possa consentire ad un centro culturale e ricreativo di sopravvivere alla tempesta che si è abbattuta sulla cultura nel nostro Paese e sulle nostre vite lavorative e sociali, men che meno sull’educazione dei nostri bambini. Sarò franca, le attività di in braccio alla luna rendevano pochissimo in termini economici, neppure le spese vive riuscivo a coprirci, spesso anzi mettevo soldi di tasca mia pur di fare partire un laboratorio.
Eppure il centro culturale è ciò su cui ho investito e ciò in cui credo. Non potrei fare un lavoro diverso da questo,  e non vedo l’ora di ritornare a farlo, più forte e risoluta di prima. In queste ultime settimane sto studiando come trasferire quello stile ad alto contatto che è il valore aggiunto di quello che propone il progetto In braccio alla Luna a questa contingenza che a quanto pare ci vedrà a casa per un altro po’ di tempo. Nell’attesa di potere proporre alle donne alle famiglie e ai bambini e ragazzi che partecipavano alle nostre iniziative una rosa di proposte ludiche e didattiche all’aperto, in questi giorni con Federica caricheremo dei contenuti sul web tramite il canale YouTube e la pagina Facebook, con la speranza che anche se ognuno a casa propria, potremo tenere viva la voglia di riabbracciarci.