Futura

Tornare. A prendermi cura del Centro Culturale In braccio alla luna che finalmente ha una casa accogliente che lo ospita, grazie alla generosità di un’amica.

Tornare. A scrivere sul blog.

Perché i ricordi finché non li acciuffi e li cospargi di colla per appiccicarli ad uno spazio bianco fanno giravolte strane e a volte ti si sgretolano ai piedi. Ed alla fine ritorni dove sei partita. Per partire di nuovo, ma nuova.

Di cose da scrivere e da condividere, ce ne sono eccome.

A partire dall’essere parte di una coppia in cui uno dei due lavora pelle a pelle coi vulcani e l’altra è raccoglitrice di immagini, suoni e parole sue mie nostre per rilegarle insieme.

Per continuare dal suo farsi padre e dal mio farmi madre, questa matropoiesi, di anno in anno diversa.  Madre di tanti progetti, come questo che si chiama In braccio alla luna, che non sarebbe esistito senza una nascita, quella del 26 novembre 2009, data dalla quale coi nostri due bambini, cresciuti corpo a corpo, innaffiati con fiumi di latte e parole e note musicali, avvolti tra le braccia e con pezzi di stoffa e nel lettone sono cominciati gli esperimenti da apprendisti educatori che facciamo con loro e con noi stessi. I nostri bambini crescono spinti dal loro intimo anelito che li spinge verso l’alto. E noi

Più su, nel silenzio tra le nuvole, più su
Che si arriva alla luna, sì la luna” Lucio Dalla

Tornare per testimoniare cambiamenti e nascite e morti e risurrezioni, per seguire il senso che prende la vita mentre ti prende tra le sue braccia… In braccio.

Sulla mia stessa pelle ho sperimentato quello che ho letto su Donne che corrono coi lupi,

Quando si lotta per qualcosa di importante bisogna circondarsi di persone che sostengono il nostro lavoro. È una trappola e un veleno avere intorno persone che hanno le nostre stesse ferite ma non il desiderio vero di guarirle.” Clarissa Pinkola Estès

Sono caduta in numerose trappole e veleni ne ho assunti abbastanza. Sto imparando a fare delle mie cadute passi di danza e ad assumere veleni come vaccini. Di In braccio alla luna in fondo altro non era rimasto che un progetto di ricerca del (mio) femminile perduto. Era il 2014 quando consumata una zucca per il pranzo dell’Epifania, decisi di fare germogliare i semi e piantarli in vaso, andare all’Agenzia dell’Entrate e comunicare la chiusura dell’Associazione. Dopo cinque anni però da quella pianta di zucca sono germogliati e cresciuti fiori e frutti e progetti. Cinque anni di paziente attesa, di dolore, interrogativi irrisolti, prese di coscienza sorte fulminee come lo sdegno, per poi sciogliersi in lacrime di pietà e compassione.

In braccio alla Luna, contenitore di storie, non lette come nei libri, ma vissute, sentite, provate: energie da far tremare la terra e sollevare le acque, ha riaperto le sue attività.

Bentornati a bordo, vi va di viaggiare insieme?