Forza ragazze, al lavoro!|

locandina incontro boldrini

Venerdì 12 ottobre, alle ore 16.00 abbiamo partecipato ad un Incontro-dibattito con Laura Boldrini al Centro Culturale Casa della Cooperazione, via Ponte di Mare, 49 Palermo, una delle tappe del Tour “Forza ragazze, al lavoro” a sostegno dell’occupazione e della imprenditoria femminile, con l’obiettivo di presentare un progetto di legge aperto a suggerimenti, indicazioni e ulteriori temi con cui costruire una proposta ricca e corale. L’evento è stato inoltre un’occasione di confronto e riflessione sulle continue aggressioni alle libertà femminili e ai diritti di tutte e tutti.

Pubblico qui il contenuto del mio intervento:

incontro boldrini

Buona sera a tutte e a tutti, sono Marika Gallo, mamma alla pari ideatrice insieme a Eidon e Simonsi dello spot che avete appena visto e fondatrice di In braccio alla luna, questo contenitore di storie legate alla maternità che fa, prova a fare, tra le altre cose, attivismo per la buona nascita. Faccio parte di quella delegazione di 33 donne che il 25 novembre scorso furono invitate a Montecitorio a partecipare a #Inquantodonna portando la loro testimonianza rispetto alla violenza di genere nel percorso nascita e indossando una rosa rosa.

 

Da allora non abbiamo smesso di occuparci del tema anzi abbiamo pensato di istituire il gruppo di lavoro sulla violenza ostetrica Nascere segna, nato dall’incontro delle due realtà locali L’arte di crescere e Millecolori onlus con il coinvolgimento del Centro antiviolenza di Palermo Lia Pipitone e di diverse figure professionali. La nostra esperienza di mamme alla pari che veniamo contattate dalle donne che nel post parto hanno difficoltà ad allattare ci ha fatto incontrare anche delle situazioni in cui le donne provano dei sentimenti conflittuali che non riescono a legittimare neanche nei confronti di se stesse, pervase da uno strano senso di vuoto e sconforto che non è vero che sia poi così fisiologico e normale, perché se il bambino è nato, è sano ed “è andato tutto bene”, cosa c’è che non va? Davvero noi donne siamo esseri così capricciosi?

Lo sguardo liquido e silente di queste donne che ho incontrato da volontaria e attivista, spesso tradisce il dolore di una femminilità ferita e svilita ed un potenziale energetico che irrancidisce lentamente se non c’è nessuno che riesce a guardarlo, riconoscerlo, percepirlo, sentirlo, dando voce al corpo e non solo a quello che si pensa debba essere il percorso o la soluzione migliore per quella donna.

Molte di tante depressioni, di tanti mancati allattamenti, sensi di insicurezza e inadeguatezza sono riconducibili a quel fenomeno definibile come Violenza Ostetrica… che va da una frase svalutante alla separazione ingiustificata del neonato dalla madre alle episiotomie, le kristeller, i cesarei superflui, scegliere al posto della donna, il mancato ascolto dei suoi bisogni …

Queste forme di violenza sono accettate in nome di una falsa sicurezza. Ci patronizzano in quanto donne, perché hanno studiato su testi scritti da persone che esercitavano l’ostetricia un secolo fa, quando le donne venivano legate ai letti per partorire, quando non si conosceva nulla della danza degli ormoni e della psiche femminile e si curavano le isteriche con le asportazioni chirurgiche dell’utero… quando le donne non avevano neppure diritto di voto, quando il mondo del sapere e del lavoro era loro precluso.

Noi donne nel momento in cui diamo alla luce un figlio non diventiamo di proprietà né dell’ospedale né tanto meno di una cultura biopolitica che ci consideri dei contenitori su cui effettuare procedure senza il nostro consenso. Ma spesso per prendere anche solo consapevolezza di ciò bisogna investire nella formazione… nel cambio culturale… e tutto questo proviamo a fare con il nostro gruppo di studio Nascere Segna.

Oggi però non sono qui nella veste di attivista per i diritti riproduttivi ma per portare il mio contributo attraverso lo spot che avete visto Dove le donne sul tema della conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro. Già il documentario stesso, che non è stato più realizzato nei tempi previsti, non avendo ottenuto finanziamenti per la sua diffusione, meriterebbe un approfondimento. Molte di noi, come si vede nel video non abbiamo avuto scelta. E mi chiedo che razza di Stato democratico sia quello che non ti lascia scelta. Io stessa, all’epoca del documentario incinta della mia secondogenita, mi sono illusa di avere fatto una scelta di campo. Ero uscita dal mercato del lavoro a 29 anni perché da team leader di un gruppo di telemarketing mi sono ritrovata senza rinnovo di contratto.

Non trovando un nuovo lavoro, ho scelto di occuparmi io dei miei figli e rimanere a casa con loro pur continuando a fare attivismo sociale, almeno finché non avessero raggiunto i tre anni di età, ma adesso che loro sono inseriti nel sistema scolastico, che fa acqua da tutte le parti, perché ricordiamoci che qui in Sicilia non esistono scuole pubbliche che facciano tempo pieno e tutte le attività pomeridiane ed extrascolastiche sono a pagamento, a 38 anni mi ritrovo a fare la babysitter per sbarcare il lunario, perché nessuno è incentivato ad assumere donne over35, la garanzia di una retribuzione dignitosa è un miraggio, ed ancora aprire una attività e mettersi in proprio in un mercato così aggressivo, così pesantemente vessato dal fisco, dalla burocrazia e dalle banche è davvero troppo rischioso.

La mia condizione esistenziale è quella di migliaia di donne il cui potenziale umano e professionale è lasciato a casa. Sì, sono necessarie leggi e soprattutto che tali leggi vengano applicate e non raggirate, è necessario un forte, fortissimo investimento culturale perché i lavoratori e le lavoratrici continuino a tenere alta la testa in un mercato che ci vuole inchinati.

Concludo ringraziando chi mi ha dato parola. Le mie sorelle di lotte e battaglie, e con l’auspicio che il documentario dove le donne veda al luce, finalmente, per diventare un video virale che contribuisca ad educare la società a sognare un mondo del lavoro più equo, più sano e senza più mutilazioni.

Rispetto alla proposta di legge Boldrini sull’occupazione femminile, è pensabile un sistema di incentivi o di sgravi fiscali e/o previdenziali per quelle aziende che assumano specificamente neogenitori e aprano nidi anziendali? Oggi le aziende sono disincentivate ad assumere neomamme e in misura minore neopapà, ma in altri Paesi come la Danimarca o la Svezia si è visto che proprio le competenze acquisite dai neogenitori possono essere preziose per le aziende stesse… questa in Italia sembra ancora fantascienza, ma, come si dice, sognare non costa nulla.

Grazie.

Marika Gallo, 12 ottobre 2018, Palermo.

 

foto boldrini