Io e Alice e un anno in mezzo

7 ottobre 2013
Percepirti, mentre intorno a noi è calata la notte, col suo manto di velluto scuro che, umido e sonnecchiante si distende sul mio corpo, sul tavolo, sul monitor del pc. Concedermi la lentezza, l’ascolto, il piacere. Sentirti dentro di me e provare immensa gratitudine. Perché hai scelto noi, mi stai facendo madre ancora una volta e mi stai donando l’opportunità di accompagnarti verso la vita e di rinascere attraverso la tua nascita.
Sento la tua forza, la tua bellezza. Sento anche la tua saggezza e l’energia che sprigioni comunicando empaticamente con me.
Io sono bella con quest’enorme uovo di Pasqua in grembo. Non ti nego, anche perché lo sai benissimo, che abbiamo trascorso settimane intense, faticose. Abbiamo anche sofferto tanto perché i dolori recenti o antichi quanto la terra riaffiorano e si manifestano attraverso il corpo, i sogni, i pensieri, le parole, i gesti, gli eventi.
Sono sensibile e vulnerabile, nel contempo mi sento più aggressiva e risoluta. Tutto il mio femminile si sta espandendo insieme alla pancia che ti accoglie. So di amarti da prima che ci fossi, anche se prima di dirti di sì, ho titubato un po’. Chiedevo a papà un annetto in più, per aspettare che Matteo smettesse di ciucciare e per prendermi la seconda laurea. Sono sempre stata severa con me stessa, pensavo che non sarei stata in grado di reggere i suoi bisogni di treenne con i nuovi ritmi che una nuova gravidanza mi avrebbe imposto, né di potere riprendere gli studi con due bambini piccoli di cui occuparmi.
Sto impiegando una mole notevole di energie, ma tu non sembri risentirne, anzi, mi dai sempre nuovi input, hai acceso in me la mia voglia di ballare, stare in movimento, vedere e sentire gente, essere nel mondo, sprigionare bellezza.
Eppure ora arriva il tempo del riposo, lo sento e lo accolgo. Dopo questi ultimi mesi a correre ovunque e a fare tante cose contemporaneamente, ora mi fermo per fare ancora più spazio a te. Papà e Matteo possono attendere e cavarsela benissimo da soli, il gruppo di In braccio alla luna pure, io e tu invece dobbiamo imparare ad abbandonarci, per me sarà necessario lasciarmi e lasciarti andare. Quindi ora le finestre si socchiudono, la luce filtrerà dalle imposte e come un ruscello si riverserà lenta sul pavimento, noi staremo in pace a inebriarci di musica, massaggi, respiri lenti e parole d’amore.
La nostra custode Marzia ci proteggerà.  Gli altri rimangano fuori, il mondo può girare la storia divorare presente lo spazio contrarsi o espandersi. Io vado sott’acqua con te alla ricerca del Tempo del rilassamento e della completezza, l’Aion degli stoici che si oppone al Chronos, quel tempo dove gli estremi si accostano: da una parte la serenità e padronanza della mia identità e del mio tempo e dall’altra lo sfacelo della mia identità. “Cooosa essere tu?” Chiede il brucaliffo ad Alice prima di trasformarsi in farfalla…
Ieri mattina dopo la seduta di integrazione posturale con Marzia, grazie al calore del sale e delle sue mani le ho detto “Voglio spaccarmi in due”…
Era l’immagine del guscio d’uovo quando nasce il pulcino..
O della mandorla, fuori verde, pelosa e apparentemente morbida, che nasconde un guscio legnoso che deve spaccarsi per svelare il suo segreto, un cuore tenero e prezioso che si dona al mondo e trova il senso del suo esistere.
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7 ottobre 2014

Un intero anno passato. Tu ad ottobre dello scorso anno mi nuotavi dentro ed ora invece cammini. Che saresti stata precoce e avresti camminato entro i dieci mesi lo avevo presagito, ma questa fretta che hai di crescere mi sbalordisce e mi stordisce, oltre a svelarmi tanto di quell’intricato mondo che si chiama relazione e di quelle competenze speciali che avete voi neonati. Sei nata che già sembravi grande. Col tuo sguardo curioso e consapevole penetri la realtà e la annusi come un felino. Ma sei troppo esigente per me a volte, Alice! E tutte le volte che mi vorrei spaccare la fronte in uno spigolo per i tuoi lamenti o le tue urla mi dico: “ma allora è vero che il rapporto madre e figlia è più conflittuale?”. Perché in realtà io ti sento molto di più di come sentivo Matteo. Ma non so se questo sentirti sia più un averti dentro in quanto donna o l’esperienza di essere per la seconda volta mamma. Con Matteo c’era la scoperta della prima volta. E quella che sentivo era molto più spesso la mia testa, la mia pancia, il mio cuore. Per un bel po’ lui è stato un mio prolungamento. Ora vorrei mordermi i polpastrelli perché sto facendo l’odiosa cosa che fanno tutte le madri, ovvero i paragoni tra te e Matteo, ma ai secondogeniti purtroppo tocca questa sorte amara ed io non so, forse me ne devo fare una ragione. In fondo che è tutto nuovo al secondo figlio, anche se un po’ sappiamo cosa ci aspetta, è quasi ovvio. Sono tutta nuova io, è completamente diverso il contesto, la coppia allampanata è già stata traghettata verso la triade dal primogenito. Si tratta ora di allargare la famiglia. E trovare le soluzioni più adatte a noi quattro richiede tempo e pazienza e sospensione del giudizio. Saltato un equilibrio se ne deve ricreare un altro, e man mano che tu cresci e Matteo si accorge di essere grande nonostante le sue regressioni, in un andamento liquido provare a non rompere violentemente gli argini ma a defluire morbidamente verso la nuova sponda. Tu non devi essere in una posizione semplice, eppure forse è proprio questa la tua risorsa, devi condividermi con tutti, non solo con tuo fratello. Il periodo più pesante per te, sarà stato quando, alla nascita, hai dovuto dividermi con la mia delusione per non avere fatto l’esperienza di parto che avevo nella mia testa e poco tempo fa con la mia rabbia per avere assistito alla malattia e morte di nonno Aldo. Ma oggi pomeriggio quando sono tornata a casa e ti ho sfilata dalla fascia ad anelli per metterti giù, ho pensato che ora ti lascio sgambettare fiduciosa lungo il corridoio e assisto a questa epifania di te che ti metti in piedi per allontanarti da me. Ho avvertito un palpito del cuore dal sapore dolceamaro. Così presto, no! Lasciati godere ed annusare e sbaciucchiare ancora, prima che io possa accorgermi che tu sei davvero uscita dalla simbiosi con me. Ogni giorno un nuovo petalo nella tua personalità in fieri mi rivela le mie fragilità, la tua aggressività, il risentimento di tuo fratello spodestato, la stanchezza di tuo padre per questo percorso che a volte appare lunghissimo e tortuoso. Così ora, mentre ti osservo camminare solerte e soddisfatta, tolgo le scarpe e le calze mi sfilo i jeans e la t-shirt e indosso i panni casalinghi, cercando di spazzare dal pavimento di casa non solo la polvere e le briciole ma anche i sospiri e i lamenti e la fatica, per poi riuscire a preparare una cena sbucciando pensieri stantii e soffriggendoli nel burro fuso delle mie emozioni. Ci provo a godermi questo stare con te e con Matteo senza sovrastrutture, cercando di ascoltarvi e di apprendere da voi. E di essere presente a me stessa. Concedendovi lo spazio dentro di me per sconvolgere le mie sensazioni, farmi ribollire e poi placare e gocciolare e di nuovo sgorgare e dare forma sempre nuova alla mia vita. Ci provo anche se la tentazione più forte è di lasciarmi distrarre dal marasma di cose che vorrei fare e poi non faccio. Per essere migliore, mi dico mentendomi. Per evadere da un lavoro quotidiano che richiede grande tempra e consapevolezza, suggerisce la mia voce interiore. Quando penso di avere perduto il mio centro, in periodi come questo in cui mi sento confusa, sfasata, devo proprio in questi momenti vegliare di più, anche se sono stanchissima, assonnata e avrei soltanto voglia di chiudere gli occhi sul mio vero lavoro, che è essere madre e donna così come sono, concedendomi anche il lusso di essere imperfetta e sull’orlo di una crisi di nervi, come tutte.

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4 pensieri su “Io e Alice e un anno in mezzo

  1. Ho bevuto ogni tua parola… l’ho pasteggiata come se fosse vino buono.
    Sei una donna straordinaria. E una donna così non può che essere anche una madre, straordinaria.
    Complimenti per la tua forza e per il tuo coraggio. Tuo padre continua ad esserne fiero, ovunque sia adesso.
    Ti abbraccio…

  2. Mi sono commossa quando ho pensato alla competenza dei bimbi di questa età di trovare soluzioni immediate e ottimali che non sempre vanno a compensare il desiderio interiore di calore e di amore che ognuna di noi ha. Quando leggevo di Alice che già cammina e pensavo proprio che ha fatto in fretta per aiutare questo percorso familiare ad aprirsi, ad avviarsi.
    Da quando le nostre creature vengono al mondo ci si deve aspettare di tutto. E non si vive soltanto per loro…ovvero ogni cosa della nostra vita credo sia finalizzata alla loro felicità, che deve corrispondere alla nostra.
    Capisco bene la confusione, chi non ne ha, in questo momento ma la confusione e la crisis sono fondamentali per la nostra evoluzione.
    Cito i miei amati Subsonica: “sono cambiamenti, solo se spaventano, sono sentimenti…”
    Auguri bismamma che ha un anno.

    • Sì Simonsi, sono contenta di essere andata a scuola di fiducia dai miei figli. Sto apprendendo più cose da loro che dalla vita che ho condotto fino a prima che nascessero. Grazie dell’augurio, compagna di strada…

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