Allattiamo? Le nostre diverse esperienze a confronto

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Clampaggio precoce o ritardato del funicolo?

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L’altro giorno stavo parlando con una donna in gravidanza come me che mi raccontava com’era andata la sua prima visita dal ginecologo che ha scelto per accompagnarla prima e durante il parto. Appariva entusiasta perché il medico le ha dedicato ben due ore del suo tempo, fugando o cercando di fugare ogni dubbio circa l’iter da seguire nei nove mesi: dai consigli sull’alimentazione agli esami raccomandati, dal numero di visite ed ecografie consigliate ad eventuali test diagnostici prenatali più approfonditi, fino al protocollo ospedaliero della struttura con la quale tale professionista collabora e li seguirebbe nel parto. In quest’ospedale è prassi a 41 settimane e 3 giorni procedere all’induzione del parto, anche se le gravide non presentano invecchiamento di placenta o altri fattori di rischio, inoltre usano clampare immediatamente il cordone ombelicale. Su entrambe le pratiche il ginecologo ha fornito rassicurazioni sia in merito alla sicurezza che alla giustificabilità in termini medici, pertanto la mamma in questione mi chiedeva cosa ne pensassi io, da mamma a mamma, in base alla mia esperienza di mamma alla pari a conoscenza anche di altre strutture presenti sul territorio, dove invece non vigono questi protocolli, soprattutto perché mi aveva sentito parlare altre volte di possibile pericolosità delle induzioni di parto e del clampaggio immediato del cordone. Mi ha fatto riflettere che il ginecologo, alla richiesta di tagliare il cordone solo dopo la nascita della placenta ha risposto così:.

“A voi che cosa cambia se tagliamo il cordone subito o dopo un po’? non c’è nessuna utilità nell’aspettare prima di procedere col taglio, perché tanto, dopo la nascita, continuano a passare al bambino soltanto 20 cc di sangue, non di più!”

Devo confessare che l’espressione che ho fatto ricevuta questa informazione non è stata delle più diplomatiche ma non mi sono potuta trattenere dal rispondere in maniera molto diretta:

“Se anche fosse vero che attraverso il funicolo dopo il parto passano soltanto 20 cc di sangue, non va trascurato che si tratta di sangue ricchissimo di cellule staminali, ferro, nutrienti e fattori antitumorali di prima qualità che in un corpo di tre kg o poco più possono fare davvero la differenza, e che quindi, contrariamente a quello che vi ha detto il vostro ginecologo, potrebbe cambiare qualcosa, eccome. Ad esempio, i bambini ai quali viene tagliato il cordone ombelicale  solo dopo che ha smesso di pulsare, hanno livelli di ferro più alti per tutto il primo anno di vita rispetto a quelli nati con il clampaggio precoce e quindi rischiano di meno di soffrire di anemia. Fermo restando che voi, in regime di consenso informato, potete fare tutte le richieste che volete e che la struttura deve adeguarvisi per principio, anche se per loro si tratta di una pratica priva di utilità.”

Le evidenze scientifiche attuali tra l’altro dimostrano che il taglio ritardato del cordone ha molteplici benefici, come è spiegato bene in questo articolo di Ibu Robin Lim che vi invito a leggere. Si tratta di uno studio che fa riferimento a tutta la letteratura scientifica più aggiornata pubblicato da Il melograno grazie alla collaborazione di Ivana Arena e Sara Campelli, dal quale traggo questo breve passaggio:

I genitori che aspettano hanno il diritto e la responsabilità di assicurare ai loro bambini di poter goder di una vita ottimale. Lasciare il cordone intatto, senza amputarlo, senza clamparlo e senza tagliarlo prima di essere certi che il tuo/a bambino/a abbia ricevuto l’intera scorta del suo sangue è essenziale per raggiungere un ottimo benessere fisico e mentale.

 

La ricerca ha chiaramente dimostrato che il clampaggio e la recisione precoce del cordone ombelicale causa dei danni alla nascita, mentre il clampaggio tardivo o il mancato clampaggio e taglio ha molteplici benefici. Gli ospedali sono ormai da considerarsi delle aziende, di conseguenza devono assecondare le richieste dell’utenza. Se stai pianificando un parto in ospedale, insisti sul tuo diritto di scegliere il meglio per la salute del tuo bambino.

 

Pianificare una nascita a casa o in un centro nascite assistita dall’ostetrica facilita la scelta di non tagliare immediatamente il cordone ombelicale. La maggior parte delle ostetriche crede nella, e pratica, la nascita dolce. Tagliare il cordone ombelicale è una manovra violenta. E’ una procedura sterile, perché intrinsecamente pericolosa! Perché permettere agli operatori sanitari, che si presuppone debbano tutelare la salute, di sabotare la salute del tuo neonato?

Fonte:

http://www.melograno.org/sito/documenti/d00000000000054.pdf

In braccio alla Luna incontra le Onde Onlus

Oggi pomeriggio alle 18,30 la nostra associazione incontrerà il centro antiviolenza di Palermo Le Onde per discutere insieme di Violenza di genere nel percorso nascita.

Porteremo la nostra esperienza con le donne nel post parto che ci contattano perché hanno difficoltà ad allattare o provano dei sentimenti conflittuali che non riescono a legittimare neanche nei confronti di se stesse, pervase da uno strano senso di vuoto e sconforto che non è vero che sia poi così fisiologico e normale, perché se il bambino è nato, è sano ed “è andato tutto bene”, cosa c’è che non va? Davvero noi donne siamo esseri così capricciosi?

Lo sguardo liquido e silente di queste donne che ho incontrato alle Balate e con In braccio alla Luna, spesso tradisce il dolore di una femminilità ferita e svilita ed un potenziale energetico che irrancidisce lentamente se non c’è nessuno che riesce a guardarlo, riconoscerlo, percepirlo, sentirlo, dando voce al corpo e non solo a quello che si pensa.

Molte di tante depressioni, di tanti mancati allattamenti, sensi di insicurezza e inadeguatezza sono riconducibili a quel fenomeno definibile come Violenza Ostetrica…

Anche una frase svalutante come “la smetta di urlare che mi spaventa le altre” è violenza di genere.

Anche la separazione del neonato dalla madre è violenza.

Le episiotomie, le kristeller, i cesarei superflui, scegliere al posto della donna, il mancato ascolto dei suoi bisogni sono violenza.

Queste forme di violenza sono accettate in nome di una falsa sicurezza. Ci patronizzano in quanto donne  e perché hanno studiato su testi scritti da persone che esercitavano l’ostetricia un secolo fa, quando le donne venivano legate ai letti per partorire, quando non si conosceva nulla del piacere femminile e si curavano le isteriche con le asportazioni chirurgiche dell’utero… quando le donne non avevano neppure diritto di voto.

Dobbiamo spiegare ai medici e alle donne con l’aiuto dei nostri partner, che non siamo di proprietà dell’ospedale né tanto meno dei contenitori su cui effettuare procedure a loro piacimento.

Incontriamo le Onde perché vorremmo creare una rete virtuosa per fare prevenzione della violenza sulle donne, specialmente quando danno alla luce.

Noi come singole mamme alla pari e come ostetriche, non possiamo prenderci carico del dolore delle donne senza gli strumenti necessari, ma come Associazione possiamo fare rete con chi di violenza sulle donne si occupa già per progettare insieme un piano di interventi comune.

Speriamo di seminare bene anche stavolta…

Alla prossima!

“Dov’è la mia ostetrica?” il giorno dopo

976211_527282443975192_887367216_oEcco a chi non è potuto venire, le nostre impressioni relative all’incontro di ieri, prima quelle “di pancia” Marzia e poi le mie:

– Muovevo ogni passo ieri verso l’Associazione pensando “chissà anche questa volta cosa troverò” perché a me l’ambiente ostetrico non sempre rassicura, per la verità, e questa volta si trattava di incontrarci tutte/ti insieme in un “luogo” dove mostrarci, per quello che realmente siamo, alle donne che chiedono “dov’è la mia ostetrica?”

Ebbene ieri per la prima volta ho trovato un “luogo” dove donne ed ostetriche/ci finalmente si sono potuto incontrare veramente, dove non mi sono sentita sola quale ostetrica “mosca bianca” che parla di ascolto amoroso verso la mamma e il suo bambino, dove ho sentito autenticità e non le solite belle parole sempre ben dette e quasi mai ben messe in pratica. Ho incontrato persone che si mettono in gioco con tutto il loro impegno e passione e non parlo solo delle ostetriche bensì anche di chi, come Marika ad esempio, da anni lavora in maniera costante e “sotterranea” per creare rete, contatto, ponti fondamentali fra donne e figure professionali sul territorio.

L’unico rammarico, da ostetrica e da donna palermitana, è aver assistito all’ennesimo vuoto da parte del Collegio degli Ostetrici che non ha preso in considerazione un evento così ben pensato e realizzato!

Buon lavoro a tutti noi in ogni caso – grazie ancora Marzia Floridia

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-L’incontro “Dov’è la mia ostetrica”, promosso per celebrare la giornata mondiale del parto in casa, aveva il fine di conoscere meglio le ostetriche che lavorano nelle strutture pubbliche di Palermo, guardarci in faccia e scambiarci esperienze inevitabilmente diverse. Ci proponevamo di trovare un terreno di confronto e di incontro comune e individuare un percorso, o come ha suggerito Antonella Monastra – la cui presenza calorosa, in qualità di ginecologa, di consigliera comunale e di donna per le donne, è per noi sempre motivo di grande gioia – una piattaforma, al fine di tessere una rete salda tra noi.

Eravamo tutte emozionate, piene di aspettative ed entusiasmo. Tra di noi anche una docente ostetrica e una tirocinante, con tanta voglia di proporre iniziative concrete. C’era anche un ostetrico fra noi, Salvo, una vecchia guardia, la cui esperienza pluridecennale è stata preziosa e illuminante. Ci eravamo prefisse uno scopo preciso: indagare quali sono le relazioni esistenti tra le ostetriche e le altre figure che operano nel percorso perinatale, attivarci per intessere rapporti fecondi di collaborazione con le strutture sanitarie e universitarie e garantire nei fatti la continuità assistenziale, progettare una piattaforma che funga da connettore tra la nostra associazione e le ostetriche che operano singolarmente, trovare un linguaggio comune ed efficace per fare cultura della nascita tra le giovani donne. Quello di ieri è stato un incontro preliminare, in cui è bastato guardarci in faccia per mostrare che vogliamo “esserci”. Ci siamo confrontati su un terreno comune difficile da dissodare ma a tratti anche molto fertile. Abbiamo sparso piccoli semi, ora dobbiamo iniziare a prendercene cura. Il passo successivo sarà divulgare il testo della petizione per il rimborso del parto a domicilio e raccogliere le firme con vere e proprie campagne informative. Avere due piccole rappresentanze di due strutture pubbliche cittadine, il Policlinico e l’Ingrassia, ci ha dato il coraggio di provarci. Crediamo infatti che recuperare la dimensione intima, affettiva, spirituale e personale dell’atto di dare alla luce sia ormai una esigenza ineludibile anche per una realtà come Palermo, sempre diffidente verso ogni vento di cambiamento. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno voluto esserci. Non finisce qui, ci vediamo alla prossima!

Marika Gallo, in braccio alla Luna

“Dov’è la mia ostetrica?”

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L’associazione culturale In braccio alla luna, per celebrare la giornata mondiale del parto in casa, Vi invita al dibattito “Dov’è la mia ostetrica?”. L’evento si svolgerà presso la sede di Libera contro tutte le mafie di piazza Castelnuovo, giovedì 13 giugno 2013 alle 16,30 ed è promosso per capire sul nostro territorio quali e quante ostetriche sono disposte a intraprendere un percorso di libera professione o in convenzione col SSN rivolto ad accompagnare le donne che preferiscono il parto in casa. A partire dal dibattito iniziato il 18 gennaio con l’incontro “Libere di scegliere come e dove partorire”, seguito alla proiezione del documentario Freedom for Birth sul caso Ternovsky contro l’Ungheria, anche in questa occasione ci interrogheremo sulla tutela del diritto all’intimità, al rispetto e alla salute durante la nascita.
L’imposizione autoritativa di un unico modello di parto e l’assenza di fatto di assistenza alternativa a quella ospedaliera, determina una intollerabile forma di ingerenza dello Stato nella vita privata della donna e la depaupera del proprio diritto di autodeterminarsi nella più intima e personale delle situazioni: la nascita di un figlio.
Con una pronuncia che è destinata ad avere effetti dirompenti anche in Italia, la Corte Europea dei Diritti Umani ha chiarito che la scelta circa le modalità del parto è prerogativa esclusiva della donna ed ha affermato che detta scelta è un diritto sociale, di cui lo Stato deve farsi garante mediante i più opportuni interventi normativi e assistenziali.In braccio alla luna nasce con lo scopo di condividere la bellezza di una nascita indisturbata, di forme di accudimento materno e paterno basati sull’empatia, sul contatto e sui valori ispirati alla “decrescita felice”. Pertanto, si occupa di sensibilizzare le coppie su queste tematiche, si offre come laboratorio dove concretamente vengono attuate queste idee, getta ponti con le istituzioni affinché le risorse umane ed economiche attualmente in campo vengano destinate a progetti di questo tipo, creando una rete con le altre associazioni che condividono gli stessi scopi in una sorta di assemblea permanente. Composta da un cerchio di donne e madri riunite attorno alla rappresentante dell’Associazione, Marika Gallo, mamma alla pari in allattamento al seno e attivista sociale, organizza incontri da donna a mamma e con esperti e momenti formativi con esperti di fama nazionale e internazionale rivolti a chiunque voglia operare nel sostegno della genitorialità naturale, nella tutela delle tradizioni locali e nello scambio interculturale.
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