Eva, Peter e Martin …e i nonni!

Eva, Peter e Martin … un parto “precipitoso”

di Marzia Floridia

Non finirò mai di dire che le donne mi stupiscono sempre!

Che sia un dettaglio, che sia un evento eclatante…e non mi stancherò mai di dire che il parto è dentro la nostra testa! Sappiamo già come avverrà, o come NON avverrà, e questa “coscienza” è solo questione di tempo  e prima o poi sarà in grado di chiarirci quali sono stati o sono ancora oggi i nostri eventuali limiti o le nostre eventuali potenzialità.

Eva e Peter sono sempre stati determinati nella  scelta di andare a partorire il loro secondo figlio presso una struttura. Li conosco una mattina autunnale perché indirizzati da ma da un’altra mamma con la quale ho lavorato parecchi mesi addietro. Loro si sono trasferiti da poco a Palermo e non conoscono praticamente nulla di ciò che offre questa città..anzi con quel poco con cui si sono confrontati  (ovvero la ricerca di un eventuale ospedale, dove fare gli esami e le ecografie della gravidanza etc etc..) hanno trovato solo grande disorganizzazione e confusione!

La loro casa è ancora piena di pacchi del trasloco appena compiuto ed Eva è proprio all’inizio della gravidanza per cui mi dice  “io ancora questa gravidanza non la sento mia perché sono presa da mille cose per il momento”. Le chiedo di raccontarmi la sua precedente esperienza di parto, avvenuta in un grande ospedale romano, 3 anni prima. All’inizio sembra che tutto  fosse andato bene. Mi parla della ginecologa che l’ha seguita per tutti i 9 mesi e che poi al momento del parto non è arrivata se non a “cose fatte”; mi racconta di alcuni aneddoti tragi-comici che l’avevano costretta ad “attendere e far attendere” il suo bambino (ragion per cui a 40 settimane la ginecologa le dice di recarsi in ospedale per una stimolazione). Ma quando il racconto comincia ad inoltrarsi nel susseguirsi dei soliti eventi (soliti  in quanto  sempre gli stessi che ormai ascolto da anni: la stimolazione, il dolore che si acutisce e non da tregua, la solitudine, le ostetriche che essendo notte non le danno retta ma semplicemente l’attaccano ad un monitoraggio infinito, suo marito lasciato dietro la porta perché NON PUO’ MICA ENTRARE UN UOMO..) fino a quando non c’è il provvidenziale cambio turno che le consentirà di entrare in contatto con un’ostetrica forse “più umana” ,o forse solo più riposata, che decide di far entrare il marito, che le comincia a dare un vero supporto emotivo.. e magicamente la dilatazione progredisce fino ad arrivare al momento fatidico del parto. Parto medicalizzato con flebo, episio senza anestesia e con relativi fiotti di sangue che rendono l’atto per Peter ed Eva particolarmente cruento e doloroso. Eva comincia a piangere! Adesso il racconto prende le sue reali tinte fatte di dolore, di mancanze di rispetto verso la mamma, il bambino e il papà. Il post partum non è da meno in quanto i punti s’infettano e Peter sarà costretto per un mese a far drenare il pus che continuamente viene prodotto dall’episiorrafia e praticare le medicazioni alla moglie.

Spiego quello che posso offrire loro ovvero una conduzione della gravidanza totalmente a conduzione ostetrica, cioè seguita da me come assegnazione degli esami, il loro controllo e l’organizzazione delle 3 eco di routine oppure posso indirizzarli presso l’ambulatorio della clinica presso cui lavoro e poi essere io ad assisterLi per il parto oppure preventivare un parto a domicilio. Loro optano per la conduzione della gravidanza tramite l’ambulatorio della struttura per cui lavoro, la mia assistenza al parto e qualche incontro prima del parto per cominciare a “conoscerci”.

La premessa era doverosa per spiegare a mio avviso l’excursus degli avvenimenti per  questo parto..”precipitoso”!!! J

Comincia così per Eva il suo percorso parallelo fra “conduzione ostetrica” e la clinica : con me  inizia degli incontri personalizzati, con la clinica fa il suo percorso da paziente gravida.

Il lavoro fra noi 2 ovviamente è il vero percorso della sua gravidanza in quanto tutti i piccoli, grandi dolori ancora annidati fra i tessuti di Eva si svelano poco a poco a partire dalla mandibola a finire al suo perineo ancora sconcertato, impaurito e dolorante dalla prima esperienza  così come  i primi movimenti di Martin li ascoltiamo direttamente dal suo ventre e non dal video di un ecografo.

Arriviamo quindi alle porte del parto di Martin in una situazione strana per me … nel senso che Eva non mi chiede di cambiare rotta, ovvero di optare per un parto in casa, ma quello che proviene dal suo corpo è molto forte. Io la sento e la vedo tanto più consapevole, molto più forte.  Sono preoccupata solo di una cosa: di non poterle assicurare un parto senza episiosiotomia e questo sarebbe per me un dramma altrettanto forte quanto per lei risubirla. Nonostante le dica che “in clinica come in ospedale siamo in casa d’altri per cui se dovesse il medico X decidere qualcosa di diverso da quello che io reputo giusto è possibile che si debba seguire il suo volere piuttosto che il nostro, il mio! Sarai informata su ogni cosa verrà fatta sul tuo corpo PRIMA che essa venga fatta però io non posso escludere che se si mettono in testa di ri fare un episio questa non venga fatta anche se lo richiediamo espressamente”..tutte queste mie precisazioni in realtà non sono di sollievo per nessuno di noi perché sappiamo bene ormai  quale sia la differenza fra un parto ospedaliero ed un parto in casa : il rispetto e la libertà di vivere l’evento in sicurezza e totale serenità!

Lei nel frattempo mi presenta i suoi genitori e Daniel e cominerò anche con la sua mamma un percorso di conoscenza in quanto l’aiuterò con qualche massaggio drenante e qualche consiglio pratico ad alleggerire le gambe. Insomma entro anche a far parte in qualche modo del nucleo familiare in toto.

I giorni passano e invito Eva a prendere parte al work shop con Clare Lo Prinzi. Ci ritroviamo così nel “cerchio di donne” composto da neo mamme, ostetriche, doule e future mamme e continuo ad osservarla, con il suo sguardo placido, mentre esegue gli esercizi di accovacciamento, mentre danza e respira con tutte noi e continuo a chiedermi “chissà se qualcosa dentro di lei è cambiata” …forse ci spero in realtà ma continuo a non ricevere da parte sua alcuna nuova richiesta in merito all’organizzazione dell’imminente parto, fino a quando non arriva la sua telefonata di giorno 22 maggio alle 13 circa :

È da stamattina che mi sento strana. Non ho dei veri propri dolori, cioè non ho contrazioni forti..forse ogni tanto qualcuna più forte la sento ma in realtà ho solo un gran bisogno di andare in bagno ma non ci riesco proprio!” le chiedo allora se ha mangiato, lei mi risponde di si e che non pensa sia il caso che io vada da lei ancora. Aspettiamo ancora un po’ e se tutto ciò dovesse mutare mi richiamerà.

Io mi dico “stasera avverrà questo parto certamente, sarà semplicemente in fase prodromica ancora” ma dopo qualche ora arriva la telefona di Peter : “dice Eva che non se la sente di muoversi, dice se tu puoi venire qui da noi” intanto dall’altra parte del telefono sento delle urla molto forti; mi dico che NON PUO’ essere lei altrimenti Peter sarebbe più allarmato; chiedo però “ma scusa chi è che stà gridando in questo modo? Daniel forse?” “no!” i risponde candidamente Peter E’ EVA!

Aggiunge che dopo che è riuscita ad andare in bagno si è alzata e non le è stato più possibile camminare perché il peso in basso è stato veramente fortissimo e adesso è li che grida … prendo al volo la mia bici, metto dentro il cestino la prima borsa ostetrica che trovo e mi precipito a casa loro in pochissimi minuti:  è chiaro che Eva sia già in fase espulsiva!

Durante il tragitto che “divoro” in qualche minuto penso “che meraviglia! C’è l’ha fatta..ce l’ha fatta sotto il naso a tutti quanti, sta partorendo in casa!!!”

Infatti appena varco la porta di casa, con i familiari che hanno visi stravolti ma ancora composti, trovo Eva nella stanza da bagno abbracciata alla madre che lancia un grido fortissimo. Io l’abbraccio subito e le dico in un orecchio “amore sono qui! Stai tranquilla, sono arrivata” a quel punto lei mi grida “PRENDILO! STA USCENDO!” …sono attimi … io le sfilo le mutandine e mentre lo faccio chiedo a Peter di prendermi i guanti ma non c’è il tempo: martin è già lì, la sua testa affiora dalla vagina e dopo pochi attimi anche il suo corpicino avvolto dalle membrane amniotiche!

Lo metto subito fra le braccia di Eva mentre tutti gridano di stupore, di gioia … forse anche un po’ di paura! Nessuno si aspettava che potesse evolvere così tutta la faccenda! Eva è l’unica che ride..ride a squarcia gola, gli occhi sono sgranati e ride, continua a ridere di gioia. Peter adesso è accanto a lei e piange ancora stravolto..li accompagno subito sul letto! Adesso ci vuole un attimo di pace, voglio che smaltisca tutta l’adrenalina lei come i suoi familiari. Il piccolo Daniel sta davanti la porta ma Eva lo vuole vicino così lo facciamo entrare per conoscere il suo fratellino che io copro subito con una felpa trovata sul letto; è di suo fratello Daniel così io gli dico : “guarda,  tuo fratello adesso sta sentendo il tuo odore, lo stiamo proteggendo dal freddo con la tua felpa”.

Si ristabilisce un po’ di pace, io sistemo tutti i cuscini sotto le gambe di Eva e le tolgo il sangue che ha sulle gambe poi aiuto a togliere un po’ del liquido amniotico sparpagliato un po’ ovunque fra il bagno e la camera da letto in attesa che nasca anche la placenta. Quest’ultima nascerà anch’essa molto velocemente!

È tutto perfetto! Eva e il suo bambino sono perfetti! I nonni increduli fanno una processione ordinata per vedere il neonato e Daniel è tranquillo, non dice una parola, si limita ad osservarci.

Passo a controllare se ci sono state lacerazioni ma, come spesso accade nei parti dove c’è stata una pregressa episio, è quest’ultima che si apre. Io decido di non darle punti perché solo io, Eva e Peter conosciamo il calvario che Eva ha dovuto subire per quella precedente e ritengo che questa volta il suo perineo debba essere trattato con assoluto rispetto e senza causare più alcun dolore se non quello chela natura ha previsto che ci sia. Le dico che dovrà tenere per almeno il primo mese le gambe ben chiuse, mettere più panni che facciano una certa compressione e lavare la parte solo con la calendula, tutto il resto lo faranno i suoi tessuti e il suo cuore!

Martin è un bimbo sereno che riesce a dormire anche lontano dalla mamma (nessuno infatti lo ha mai mosso da lei cosa che non è avvenuta per Daniel, mi racconta Eva!) e prende kg giorno dopo giorno e la lacerazione di Eva, ad un mese dal parto, si è perfettamente richiusa e lei ha sempre quel magnifico sorriso ad illuminarle il viso.

P.S.  un grazie in particolare lo devo fare alla mia “assistente per caso” ovvero la nonna Mette che da oggi in poi può anche dire di essere stata la doula di un parto 😉 grazie anche a te Mette dunque 😉

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