Marzia Peppe e Ginevra … e Gabry

Di Mamma Marziolina

Sono venuta a conoscenza della possibilità di poter avere un parto felice grazie a Manuela … la mia amica che si stupiva dei nostri racconti sui parti avvenuti in ospedale. Io la guardavo ed ero conquistata dalla descrizione del suo parto avvenuto in casa, appunto.

 

Non capivo come potessero essere delle esperienze così diverse… in fondo sempre di parto si parlava, ma ricordo che ne rimasi assolutamente affascinata.

 

D’altronde il mio parto con Gabriele, in ospedale, non era andato male, anzi. Ne ho comunque un buon ricordo: le ostetriche così come i dottori, la velocità della fase espulsiva, ho pure ricevuto i complimenti dallo staff medico che diceva che non sembravo primipara. Respiravo bene, reagivo bene ed ho spinto bene (le mie emorroidi post-parto non la pensavano esattamente così); 4 spinte più una ‘manovra di Kristeller’ e Gabriele è venuto alla luce.

 

Dopo poco più di un anno, io e Peppe scopriamo di aspettare un altro bimbo… Speravamo che avvenisse presto, ma quando ti ritrovi davanti al fatto compiuto è sempre una gran sorpresa. In fondo io ancora allattavo Gabriele, per non dire che sono affetta da endometriosi, per cui già la prima gravidanza era stata una lietissima sorpresa, figuriamoci la seconda. Presi da tanta gioia intraprendiamo questo nuovo viaggio.

 

Tante paure e tante ansie hanno caratterizzato questa gravidanza, sia io che mio marito la stavamo affrontando con poca serenità. Ogni tanto buttavo lì la battuta a mio marito Peppe “….e se facessimo il parto in casa? Non credi che sarebbe una bella esperienza?”. Lui mi rispondeva di no, e mi ricordava quanto fossi contraria a partorire in clinica (sia per una elevato tasso di cesarizzazione sia per una mancata assistenza intensiva al bambino), quindi figuriamoci in casa. Mi diceva “per favore, no” e mi bastava per non insistere (troppo). Lui è stato il mio punto fermo, la mia forza, durante la nascita di Gabriele e volevo che lo fosse ancora. Quindi la decisione doveva essere presa in due.

 

Dopo qualche mese mi passa per la testa di dire a Peppe che mi piacerebbe incontrare nuovamente il ginecologo che mi ha fatto partorire la prima volta poiché, secondo me, la mia fase espulsiva è stata veloce grazie alla manovra che mi ha praticato… dolorosissima ma efficace. Ma non passano neanche un paio di giorni che mi ritrovo a leggere, in uno dei miei forum di mamme e mammucche varie, della pericolosità di questa manovra e ne rimango letteralmente shoccata. Ma come… così pericolosa eppure permessa negli ospedali???? Ma gli ospedali non sono i posti più sicuri?

 

NO!!! Oggi sento di poterlo dire con fermezza.

 

Ne parlo con Peppe, viaggiamo sempre sulla stessa lunghezza d’onda quando si parla di non affidarsi completamente alla medicina allopatica (anzi, cerchiamo in tutti modi di starci lontano). Quindi ne approfitto e mi ripropongo “e se partorissimo in casa?”. Lui, nonostante tutto è sempre restio. Ha paura. E forse anche io. In fondo stavolta riconosco di avere molta paura del mio parto. Non del dolore fisico, ho paura che non tutto vada per il meglio (pessimismo e fastidio!).

 

Decido di non seguire il corso pre-parto, dai me lo ricordo come si fa. L’ho fatto da poco. Ricordo tutto.

 

Mi si presenta l’occasione di partecipare ad una giornata con Claire Lo Prinzi, mammana di Haiti…penso, sarò al nono mese, sarò una palla, ma ci devo andare. Mi servirà  per affrontare meglio il parto. Non so bene ancora come, ma sento che mi servirà.

 

La giornata si trasforma in un workshop di 3 giorni. Meglio – penso – e cerco di coinvolgere altre due mie amiche gravide – io sono la rompiscatole alternativa della situazione, fissata con queste cose assurde della respirazione, concentrazione, allattamento ad oltranza, auto svezzamento, insomma tutte cose noiose di altri tempi. Ma – ahimè – solo io riesco a ritagliare il tempo per partecipare al workshop.

 

Nonostante stanchezza e nausee varie, sono lì presente anima e corpo. E ringrazio il cielo perché è stato lì che sono svanite tutte le mie paure, lì ho capito l’importanza della persona nel parto, l’importanza dell’esserci “con la testa”. Ho capito che il mio sarebbe stato un altro parto favoloso. Che ce la potevo fare, che ne avrei avuto la forza, che ero lì pronta a prendere tra le mani la mia nuova favolosa creatura.

 

E’ stato estremamente entusiasmante, coinvolgente. Ringrazio tutte le donne presenti a quel workshop, ostetriche e mamme, perché mi hanno trasmesso tante emozioni. L’emozione di poter gestire personalmente il PROPRIO parto, la paura di mettersi ancora in mano a medici che devono soltanto seguire i tempi ospedalieri e non i tuoi, la paura di esser presi in giro dalle varie forme di medicalizzazione (la paura dovuta a falsa conoscenza), l’importanza del rispetto verso se stessi, l’importanza dell’affermazione.

 

Non so bene cosa sia successo a questo punto. Sarà stata la mia logorrea al ritorno da ogni incontro, sarò riuscita a trasmettere le mie emozioni esattamente per quelle che erano, sarò riuscita a trasmettere la mia forza, ma sta di fatto che mio marito improvvisamente si è dimostrato favorevole al parto in casa. Non poteva essere il contrario….sapevo che la pesavamo allo stesso modo su molti argomenti di medicina. Ma quando mi ha detto “ok, parliamo con l’ostetrica e se risolve i miei dubbi sulla tua sicurezza e su quella della bambina, per me va bene, credo che siamo pronti”.

 

A quel punto, ho cominciato a torturare Marzia, mia omonima che già conosceva le mie intenzioni e che al workshop le ha viste uscire fuori. Le ho chiesto di essere la mia “mammana”. E’ venuta a casa ed ha risolto ogni dubbio, mio e di mio marito. Ci ha spiegato tutto quello che era necessario sapere. Ha portato tanto amore in casa nostra.

 

Io non so bene come spiegarlo, ma il mio nono mese di gravidanza è stato il più bello di tutti i mesi. Mi sono sentita finalmente pronta ad accogliere mia figlia, la mia principessa.

 

Dopo tante coccole, massaggi, esercizi vari e finte contrazioni, ecco finalmente arrivare il giorno delle vere contrazioni. Mi sentivo strana, Marzia mi ha definita ‘intensa’, ma ancora non era IL travaglio. Ci siamo salutate sapendo che ci saremmo riviste di lì a poco, anche se non ce lo siamo dette esplicitamente. Ero felice, avevo aspettato tanto questo momento. Sapevo che mancava poco e avrei visto mia figlia.

 

La sera ecco cominciare le contrazioni forti. Ci rendiamo conto che quelle più forti sopraggiungono solo quando mi addormento, cioè quando mi rilasso completamente. Alle 4 eccone arrivare una fortissima. Mi spavento e chiedo a Peppe di chiamare Marzia. In neanche 10 minuti eccola arrivare. Mi rilasso completamente al suo arrivo. Adesso so che ci siamo. Sono felice. Anche mia figlia evidentemente lo è….ha dato un paio di spinte così forti che ricordo esattamente i suoi calcetti briosi e le testate nel basso ventre.

 

Naturalmente non tutta l’organizzazione va per come dovrebbe… avevamo acquistato una piscinetta gonfiabile per fare il parto in acqua (mio desiderio non riuscito anche con la prima gravidanza), ma il raccordo non si adattava al rubinetto – certo, lo avevamo provato prima, ma volete mettere il panico di mio marito in quel momento? Decide, quindi, di riempirla con le pentole d’acqua; io intanto comincio a concentrarmi con Marzia.

 

Troppo tempo per riempirla ed io prendo atto che non è mio destino partorire in acqua. Marzia non è dello stesso avviso, anzi, per facilitare il mio rilassamento mi propone di entrare in vasca da bagno e rimanere immersa per un po’.  All’inizio rimango perplessa – “ma non ci entro” – e dopo qualche risata riusciamo a trovare la posizione più comoda per me. Erano le 7.30 di sabato 9 giugno.

 

A questo punto il mio lavoro più grande è cercare di mantenere la mente sgombra da ogni pensiero, SENTIRE mia figlia che si fa strada ad ogni contrazione e visualizzare la mia dilatazione. Il tutto cercando di mantenere ogni muscolo rilassato, soprattutto gambe e spalle. E qui, ringrazio Marzia che con i suoi massaggi mi ricorda di rimanere rilassata nei punti dovuti. Metteteci anche milioni di bacetti di mio marito in testa.

 

2 ore! DUE ore ed ho raggiunto la massima dilatazione sentendo ogni movimento della mia cucciola, ogni suo sforzo, tutto il suo lavoro. E’ stato emozionante. E’ stato mio. Il mio parto.

 

Mio marito, intanto, aveva ripreso a riempire la piscinetta con le pentole d’acqua ed era pure arrivato a riempirla a dovere, ma io non me la sono più sentita di muovermi. Anche Marzia mi aveva chiesto se volevo spostarmi nel letto, ma io non volevo più uscire dall’acqua. Ho sentito l’esigenza di spingere ed abbiamo cambiato un paio di posizioni dentro la vasca per trovare quella più comoda per me. Mi sono messa in posizione prona, aggrappata alle braccia di mio marito ed ho sentito, spinta dopo spinta, mia figlia venire fuori….CON I SUOI TEMPI, CON LE SUE ROTAZIONI, nella penombra di casa, con la massima intimità possibile. Alle 9.50 mia figlia Ginevra entrava per la prima volta nella nostra vasca da bagno. E di lì a qualche secondo era tra le braccia di suo padre, quindi nelle mie.

 

Infinitamente emozionati siamo passati nel letto, Ginevra si è subito attaccata al seno permettendo così di sturare le vie aeree, io l’ho riscaldata col mio corpo. Poi, finalmente sono riuscita a parlarle e lei ha aperto gli occhi e ci siamo guardate… amore folle! Eravamo, e lo siamo ancora, al settimo cielo.

 

Io non ho avuto lacerazione, non ho avuto emorroidi. Mia figlia è nata col sorriso e le sue splendide fossette, han rotto le membrane spontaneamente un istante prima di mettere fuori la testa, nessun trauma da parto. Si è abituata gradualmente alla luce, non ha avuto calo ponderale anzi ha preso 200 gr in una settimana.

 

Si, oggi col senno di poi, dico: il parto di Gabriele è stato pure un buon parto… ma lontano dall’essere definito fisiologico, felice.

 

Spero con queste parole di aver trasmesso tutto il mio entusiasmo, il mio coinvolgimento.

 

Ringrazio Marzia per averci assistito prima, durante e dopo. Niente può ripagare l’amore dato da una doula.

 

Ringrazio mio marito Peppe che ha creduto in noi, che è stato super, durante e dopo. Che è super in ogni giorno del nostro rapporto.

 

Ringrazio mio figlio Gabriele per essere così innamorato di sua sorella e dei suoi genitori. Io lo amo follemente e solo quando Ginevra mi ha guardata negli occhi ho capito che sarei riuscita ad amare anche lei allo stesso modo.

 

Ringrazio la mia famiglia, che pur non condividendo la mia scelta (per le suddette paure dettate dalla non conoscenza), mi è stata vicino a 360° non stressandomi, anzi informandosi. Oggi sono grandi sostenitori del parto in casa.

 

Ringrazio Claire e le donne in cerchio, tutte, per avermi permesso di avere la conoscenza.

 

Oggi mi sento ripetere spesso frasi del tipo “sei una pazza, sei incosciente, sei coraggiosa”… io mi sento semplicemente informata. E felice!

 

Eva, Peter e Martin …e i nonni!

Eva, Peter e Martin … un parto “precipitoso”

di Marzia Floridia

Non finirò mai di dire che le donne mi stupiscono sempre!

Che sia un dettaglio, che sia un evento eclatante…e non mi stancherò mai di dire che il parto è dentro la nostra testa! Sappiamo già come avverrà, o come NON avverrà, e questa “coscienza” è solo questione di tempo  e prima o poi sarà in grado di chiarirci quali sono stati o sono ancora oggi i nostri eventuali limiti o le nostre eventuali potenzialità.

Eva e Peter sono sempre stati determinati nella  scelta di andare a partorire il loro secondo figlio presso una struttura. Li conosco una mattina autunnale perché indirizzati da ma da un’altra mamma con la quale ho lavorato parecchi mesi addietro. Loro si sono trasferiti da poco a Palermo e non conoscono praticamente nulla di ciò che offre questa città..anzi con quel poco con cui si sono confrontati  (ovvero la ricerca di un eventuale ospedale, dove fare gli esami e le ecografie della gravidanza etc etc..) hanno trovato solo grande disorganizzazione e confusione!

La loro casa è ancora piena di pacchi del trasloco appena compiuto ed Eva è proprio all’inizio della gravidanza per cui mi dice  “io ancora questa gravidanza non la sento mia perché sono presa da mille cose per il momento”. Le chiedo di raccontarmi la sua precedente esperienza di parto, avvenuta in un grande ospedale romano, 3 anni prima. All’inizio sembra che tutto  fosse andato bene. Mi parla della ginecologa che l’ha seguita per tutti i 9 mesi e che poi al momento del parto non è arrivata se non a “cose fatte”; mi racconta di alcuni aneddoti tragi-comici che l’avevano costretta ad “attendere e far attendere” il suo bambino (ragion per cui a 40 settimane la ginecologa le dice di recarsi in ospedale per una stimolazione). Ma quando il racconto comincia ad inoltrarsi nel susseguirsi dei soliti eventi (soliti  in quanto  sempre gli stessi che ormai ascolto da anni: la stimolazione, il dolore che si acutisce e non da tregua, la solitudine, le ostetriche che essendo notte non le danno retta ma semplicemente l’attaccano ad un monitoraggio infinito, suo marito lasciato dietro la porta perché NON PUO’ MICA ENTRARE UN UOMO..) fino a quando non c’è il provvidenziale cambio turno che le consentirà di entrare in contatto con un’ostetrica forse “più umana” ,o forse solo più riposata, che decide di far entrare il marito, che le comincia a dare un vero supporto emotivo.. e magicamente la dilatazione progredisce fino ad arrivare al momento fatidico del parto. Parto medicalizzato con flebo, episio senza anestesia e con relativi fiotti di sangue che rendono l’atto per Peter ed Eva particolarmente cruento e doloroso. Eva comincia a piangere! Adesso il racconto prende le sue reali tinte fatte di dolore, di mancanze di rispetto verso la mamma, il bambino e il papà. Il post partum non è da meno in quanto i punti s’infettano e Peter sarà costretto per un mese a far drenare il pus che continuamente viene prodotto dall’episiorrafia e praticare le medicazioni alla moglie.

Spiego quello che posso offrire loro ovvero una conduzione della gravidanza totalmente a conduzione ostetrica, cioè seguita da me come assegnazione degli esami, il loro controllo e l’organizzazione delle 3 eco di routine oppure posso indirizzarli presso l’ambulatorio della clinica presso cui lavoro e poi essere io ad assisterLi per il parto oppure preventivare un parto a domicilio. Loro optano per la conduzione della gravidanza tramite l’ambulatorio della struttura per cui lavoro, la mia assistenza al parto e qualche incontro prima del parto per cominciare a “conoscerci”.

La premessa era doverosa per spiegare a mio avviso l’excursus degli avvenimenti per  questo parto..”precipitoso”!!! J

Comincia così per Eva il suo percorso parallelo fra “conduzione ostetrica” e la clinica : con me  inizia degli incontri personalizzati, con la clinica fa il suo percorso da paziente gravida.

Il lavoro fra noi 2 ovviamente è il vero percorso della sua gravidanza in quanto tutti i piccoli, grandi dolori ancora annidati fra i tessuti di Eva si svelano poco a poco a partire dalla mandibola a finire al suo perineo ancora sconcertato, impaurito e dolorante dalla prima esperienza  così come  i primi movimenti di Martin li ascoltiamo direttamente dal suo ventre e non dal video di un ecografo.

Arriviamo quindi alle porte del parto di Martin in una situazione strana per me … nel senso che Eva non mi chiede di cambiare rotta, ovvero di optare per un parto in casa, ma quello che proviene dal suo corpo è molto forte. Io la sento e la vedo tanto più consapevole, molto più forte.  Sono preoccupata solo di una cosa: di non poterle assicurare un parto senza episiosiotomia e questo sarebbe per me un dramma altrettanto forte quanto per lei risubirla. Nonostante le dica che “in clinica come in ospedale siamo in casa d’altri per cui se dovesse il medico X decidere qualcosa di diverso da quello che io reputo giusto è possibile che si debba seguire il suo volere piuttosto che il nostro, il mio! Sarai informata su ogni cosa verrà fatta sul tuo corpo PRIMA che essa venga fatta però io non posso escludere che se si mettono in testa di ri fare un episio questa non venga fatta anche se lo richiediamo espressamente”..tutte queste mie precisazioni in realtà non sono di sollievo per nessuno di noi perché sappiamo bene ormai  quale sia la differenza fra un parto ospedaliero ed un parto in casa : il rispetto e la libertà di vivere l’evento in sicurezza e totale serenità!

Lei nel frattempo mi presenta i suoi genitori e Daniel e cominerò anche con la sua mamma un percorso di conoscenza in quanto l’aiuterò con qualche massaggio drenante e qualche consiglio pratico ad alleggerire le gambe. Insomma entro anche a far parte in qualche modo del nucleo familiare in toto.

I giorni passano e invito Eva a prendere parte al work shop con Clare Lo Prinzi. Ci ritroviamo così nel “cerchio di donne” composto da neo mamme, ostetriche, doule e future mamme e continuo ad osservarla, con il suo sguardo placido, mentre esegue gli esercizi di accovacciamento, mentre danza e respira con tutte noi e continuo a chiedermi “chissà se qualcosa dentro di lei è cambiata” …forse ci spero in realtà ma continuo a non ricevere da parte sua alcuna nuova richiesta in merito all’organizzazione dell’imminente parto, fino a quando non arriva la sua telefonata di giorno 22 maggio alle 13 circa :

È da stamattina che mi sento strana. Non ho dei veri propri dolori, cioè non ho contrazioni forti..forse ogni tanto qualcuna più forte la sento ma in realtà ho solo un gran bisogno di andare in bagno ma non ci riesco proprio!” le chiedo allora se ha mangiato, lei mi risponde di si e che non pensa sia il caso che io vada da lei ancora. Aspettiamo ancora un po’ e se tutto ciò dovesse mutare mi richiamerà.

Io mi dico “stasera avverrà questo parto certamente, sarà semplicemente in fase prodromica ancora” ma dopo qualche ora arriva la telefona di Peter : “dice Eva che non se la sente di muoversi, dice se tu puoi venire qui da noi” intanto dall’altra parte del telefono sento delle urla molto forti; mi dico che NON PUO’ essere lei altrimenti Peter sarebbe più allarmato; chiedo però “ma scusa chi è che stà gridando in questo modo? Daniel forse?” “no!” i risponde candidamente Peter E’ EVA!

Aggiunge che dopo che è riuscita ad andare in bagno si è alzata e non le è stato più possibile camminare perché il peso in basso è stato veramente fortissimo e adesso è li che grida … prendo al volo la mia bici, metto dentro il cestino la prima borsa ostetrica che trovo e mi precipito a casa loro in pochissimi minuti:  è chiaro che Eva sia già in fase espulsiva!

Durante il tragitto che “divoro” in qualche minuto penso “che meraviglia! C’è l’ha fatta..ce l’ha fatta sotto il naso a tutti quanti, sta partorendo in casa!!!”

Infatti appena varco la porta di casa, con i familiari che hanno visi stravolti ma ancora composti, trovo Eva nella stanza da bagno abbracciata alla madre che lancia un grido fortissimo. Io l’abbraccio subito e le dico in un orecchio “amore sono qui! Stai tranquilla, sono arrivata” a quel punto lei mi grida “PRENDILO! STA USCENDO!” …sono attimi … io le sfilo le mutandine e mentre lo faccio chiedo a Peter di prendermi i guanti ma non c’è il tempo: martin è già lì, la sua testa affiora dalla vagina e dopo pochi attimi anche il suo corpicino avvolto dalle membrane amniotiche!

Lo metto subito fra le braccia di Eva mentre tutti gridano di stupore, di gioia … forse anche un po’ di paura! Nessuno si aspettava che potesse evolvere così tutta la faccenda! Eva è l’unica che ride..ride a squarcia gola, gli occhi sono sgranati e ride, continua a ridere di gioia. Peter adesso è accanto a lei e piange ancora stravolto..li accompagno subito sul letto! Adesso ci vuole un attimo di pace, voglio che smaltisca tutta l’adrenalina lei come i suoi familiari. Il piccolo Daniel sta davanti la porta ma Eva lo vuole vicino così lo facciamo entrare per conoscere il suo fratellino che io copro subito con una felpa trovata sul letto; è di suo fratello Daniel così io gli dico : “guarda,  tuo fratello adesso sta sentendo il tuo odore, lo stiamo proteggendo dal freddo con la tua felpa”.

Si ristabilisce un po’ di pace, io sistemo tutti i cuscini sotto le gambe di Eva e le tolgo il sangue che ha sulle gambe poi aiuto a togliere un po’ del liquido amniotico sparpagliato un po’ ovunque fra il bagno e la camera da letto in attesa che nasca anche la placenta. Quest’ultima nascerà anch’essa molto velocemente!

È tutto perfetto! Eva e il suo bambino sono perfetti! I nonni increduli fanno una processione ordinata per vedere il neonato e Daniel è tranquillo, non dice una parola, si limita ad osservarci.

Passo a controllare se ci sono state lacerazioni ma, come spesso accade nei parti dove c’è stata una pregressa episio, è quest’ultima che si apre. Io decido di non darle punti perché solo io, Eva e Peter conosciamo il calvario che Eva ha dovuto subire per quella precedente e ritengo che questa volta il suo perineo debba essere trattato con assoluto rispetto e senza causare più alcun dolore se non quello chela natura ha previsto che ci sia. Le dico che dovrà tenere per almeno il primo mese le gambe ben chiuse, mettere più panni che facciano una certa compressione e lavare la parte solo con la calendula, tutto il resto lo faranno i suoi tessuti e il suo cuore!

Martin è un bimbo sereno che riesce a dormire anche lontano dalla mamma (nessuno infatti lo ha mai mosso da lei cosa che non è avvenuta per Daniel, mi racconta Eva!) e prende kg giorno dopo giorno e la lacerazione di Eva, ad un mese dal parto, si è perfettamente richiusa e lei ha sempre quel magnifico sorriso ad illuminarle il viso.

P.S.  un grazie in particolare lo devo fare alla mia “assistente per caso” ovvero la nonna Mette che da oggi in poi può anche dire di essere stata la doula di un parto 😉 grazie anche a te Mette dunque 😉

Daniela, Peppe e Mario, storia del loro hba3c*

(*Hbac è un acronimo che significa Home birth after cesarean section, hbc3c significa parto in casa dopo 3 cesarei.)

Daniela e Peppe mi contattano tramite Ester, una cara amica di Daniela.

Sono in attesa del loro 4 figlio; i precedenti sono tutti nati con taglio cesareo. Mi faccio raccontare, prendendo appunti, di ogni singolo cesareo (racconti che si arricchiranno sempre di maggiori particolari mano a  mano che il nostro percorso andrà avanti), mentre Peppe mi va illustrando la sua idea e le sue conoscenze riguardo “la fisiologia” di un parto. Io ne resto molto stupita …stupita di quante informazioni e sensazioni esatte abbia quest’uomo a riguardo, considerando che non ha mai vissuto in fondo un parto fisiologico con i suoi 3 figli!

Daniela è anch’essa parecchio informata. Conosce libri, evidenze scientifiche, numeri e statistiche. Mi chiede se fosse possibile avere un parto in casa per una VBA3C con la mia assistenza ed eventualmente con l’aiuto di una collega che però opera in tutt’altra zona della Sicilia.

La mia risposta da principio è negativa. Io non potrei, secondo le linee guida, assistere una pluricesarizzata a casa, né tanto meno poter usufruire dell’aiuto della collega in questione, in quanto le distanze non renderebbero fattibile il suo arrivo in tempi brevi nel momento in cui iniziasse il  travaglio di parto, soprattutto se di notte.  PERO’, per mia forma mentis,  non escludo mai nulla quindi per me, la conditio sine qua non è che si cominci un percorso di lavoro insieme, ovvero si inizino degli incontri personalizzati fin da subito; del resto, racconto loro, nella mia esperienza lavorativa “itinerante” ho già incontrato a Napoli, seguendo la cara collega Teresa De Pascale, una coppia nella loro medesima situazione ed anzi forse anche più estrema, in quanto l’ultimo nato con 3 tc non aveva ancora nemmeno compiuto  2 anni e la mamma ha partorito spontaneamente con un travaglio condotto completamente in casa per cui … si vedrà!

Daniela e Peppe decidono comunque di avere una conduzione medica per i nove 9 mesi a venire da parte del  ginecologo che li  ha seguiti per l’ultima gravidanza e si riservano di pensare alla mia proposta. Ci sentiremo dopo qualche settimana e Daniela mi dirà che ha deciso di iniziare un percorso con me, oltre quello che già sente di avere intrapreso ormai da tempo, anche grazie ai tanti confronti  avvenuti negli ultimi anni con la sua cara amica Ester.

Trascorriamo così parecchi mesi in una condizione di “sospensione” cioè senza mai veramente parlare di un parto a casa, l’unica cosa che mi è chiara è che questa volta Daniela ha tutte le intenzioni di non delegare più il suo parto e di voler mettersi in travaglio spontaneamente.

A Maggio tengo con la associazione che ho fondato “In Braccio alla Luna”  un workshop per mamme, ostetriche e doule, con la conduzione della mia insegnante Clare lo Prinzi, sulla Gravidanza Fisiologica e il Parto in casa a cui parteciperà anche Daniela. La magia di quest’incontro con tutte noi ha prodotto davvero un fiorire di eventi uno più ricco ed importante dell’altro: Eva, con la nascita “inaspettata” di suo figlio Martin in casa, la nascita in casa “voluta” , da parte di mamma Marzia, di Ginevra scelta maturata a 8 mesi compiuti (ovvero al termine del workshop con Clare) e naturalmente la nascita di Mario, anche questa in casa!

In questo magnifico e magico cerchio di donne Daniela, a cui guardo sempre con particolare attenzione, manifesta pienamente la sua intenzione di volere fortemente un parto fisiologico :

non mi consegnerò più questa volta!” 

“ Io avrò il mio parto che ci sia mio marito o l’ostetrica poco importa perché ho sognato di farlo anche da sola!” ….

E i suoi occhi hanno già cambiato gradazione di azzurro!

A luglio, durante una conversazione telefonica, le chiedo espressamente di iniziare con maggiore regolarità gli incontri con me, quindi una volta a settimana (i tempi cominciano ad accorciarsi) e lei di contro sente il bisogno sempre più pressante di coinvolgere suo marito. Iniziamo così il nostro percorso che ci porterà alla nascita di Mario qualche mese dopo. Durante i mesi a seguire vengono fuori dubbi, paure, domande di Peppe alle quali do risposte che spero possano dargli un quadro sempre più chiaro di ciò a cui andremmo in contro SIA che si ripeta un tc SIA che si realizzi un parto fisiologico. Muovo i tessuti di Daniela, tocco la ferita e la idrato ogni volta con olii e massaggi profondi. Mario in tutto questo risponde benissimo alle sollecitazioni mie e dei suoi genitori e i tessuti di Daniela sono forti ma allo stesso tempo cedevoli ed elastici. È tutto perfetto!

Anche quando alcune incomprensioni fra coniugi (il percorso è anche questo!) emergono, io gli sono accanto ed invito Daniela a chiarire, a tranquillizzare il marito…a dirgli quanto sia determinante per lei  la sua totale partecipazione al parto. Uso un termine ad un certo punto:  “noi dobbiamo essere una squadra, dobbiamo fidarci l’uno dell’altra e solo così potremo ottenere questo traguardo”; ed è ciò che accadrà infatti! Siamo diventati una squadra : Daniela, Peppe, Mario ed io!

Ci siamo stretti forte l’uno all’altra quando i tempi si sono accorciati e le ansie e paure esterne hanno cominciato ad arrivare, ad interferire con il lungo processo di abbandono che abbiamo lentamente avviato.

Ci siamo “stretti forte” quel pomeriggio in cui me li sono trovati davanti la porta di casa stanchi e affranti e  mi hanno detto subito “ci siamo venuti a rilassare da te!” e si sono reciprocamente abbandonati l’uno fra le braccia dell’altro mentre io massaggiavo le fasce muscolari della pelvi di Daniela, e con loro il piccolo Mario a cui ho cercato, col mio massaggio, di riportare fiducia e pace.

Capisco sia normale cominciare a fronteggiare tutto questo, come capisco che potrei ritrovarmi la paura della stessa Daniela o di Peppe al momento del parto, cosa del tutto naturale perché mi ripeto sempre che non stiamo parlando di una donna che abbia subito UN solo tc, bensì di una donna che ha conosciuto ben 3 tagli nella sua carne, al suo utero … ai suoi tessuti profondi ed è per questo che la mia chiarezza è stata da subito un’esigenza oltre che un dovere ed essere chiari a questo punto mi impone di dire “io ci sono e ti accompagno ovunque tu voglia concludere questo percorso!” 

Ecco perché Io non ho mai smesso un attimo di crederci, di credere in Daniela, Peppe e Mario!

Mi convinco che un mio cedimento, arrivati al punto in cui siamo, significherebbe consegnare questa donna meravigliosa nuovamente ad un intervento chirurgico.

Così, nella confusione di un trasloco appena compiuto, arriva Daniela con le contrazioni già iniziate la notte precedente. Alla visita il collo è sofficissimo e già dilatato di 2 cm abbondanti solo la PP (la testa di Mario) è risalita rispetto all’ultimo controllo, ma è ovvio! Troppi pensieri, troppo stress!

In ogni caso il suo collo risponde perfettamente alle contrazioni nonostante la testina non sia d’ausilio per un’apertura ancora più rapida dello stesso (perché è così che abbiamo sempre immaginato il parto di Mario, veloce e felice!).

Mi dicono che la casa è un cantiere aperto, che non c’è gas né l’acqua calda, ragion per cui domando se l’intenzione è quella di partorire in casa o di andare in clinica a travaglio inoltrato e stranamente è Peppe a darmi certezza sulla scelta della casa piuttosto che Daniela, la quale resta sempre sul vago. Io ancora una volta mi dico “poco importa! Ormai sono con loro e non mi tiro indietro qualsiasi sarà la loro scelta finale”.

A mezzanotte arriva la telefonata di Peppe che mi comunica che le contrazioni ormai sono sempre più forti e regolari e che cominciano ad apparire anche delle striature di sangue. Prendo le mie borse e vado da loro.

C’è caldo e silenzio per strada e ringrazio questo silenzio …. Abbiamo bisogno di estrema pace!

Daniela si aggira per casa tra una contrazione e l’altra mentre Peppe comincia a montare un’intera parete attrezzata nell’ “attesa”. È lui che incita Daniela a far presto, a fare quattro spinte così i ragazzi si svegliano con il fratellino già nato e MAI e sottolineo MAI fa accenno alla clinica. Sentendo le sue parole hai la netta sensazione che non c’è altra alternativa se non la nascita di questo figlio in casa! Tutto procede secondo manuale: contrazioni dolorose e ritmiche, sensazione di dover andare in bagno a svuotare retto e vescica; solo ad un certo punto Daniela mi dice di sentire dolore alla ferita, di sentirla tirare. Io ho come la sensazione, rafforzata da una forte nausea che arriverà da li a poco (la nausea è sempre sintomo di paura, di uno stato di ansia che si palesa attraverso il SN) , che le famose paure esterne stiano facendo capolino in questo momento,  così mantengo la lucidità facendo appello a tutte le mie conoscenze riguardo i tessuti e le domando se questo dolore la lascia con il finire della contrazione o se persevera anche dopo. Il dolore cessa con il cessare della contrazione, mi dice,  così le spiego che è assolutamente normale, che i tessuti hanno una memoria ed è più che normale che un “luogo” tagliato per ben 3 volte si faccia sentire ..manifesti tutto il suo dolore, appunto,  ma penso anche che devo trovare un modo per alleviarlo.  Così chiedo a Peppe che si adopera subito per scaldare dell’acqua con il Bimbi (mai avrei immaginato di trovarlo così utile questo elettrodomestico!) e comincio un bendaggio di tutta la zona della pelvi con le pezze calde. Appena poggio la prima sulla ferita Daniela tira un sospiro di sollievo e quasi incredula mi dice “non la sento più la ferita anche sotto contrazione”; le rispondo che sarà la nostra tecnica di analgesia naturale (e sono felice di averle alleviato dolore e timori di eventuali deiscenze!).

Le contrazioni incalzano ed anche l’attenzione di Daniela comincia a scemare. Parla sempre meno, desidera stendersi sul letto e continuiamo la dilatazione e l’appianamento del suo fortissimo collo dell’utero stese sul letto.

Non mi parla più della “ferita”, ormai non esiste più per nessuno di noi. La guardo affrontare le contrazioni più forti, più intense e capisco che ormai è dentro e non ho bisogno di sincerarmi di nulla perché adesso lei non è più una precesarizzata, è una mamma come tutte le altre, una mamma che sta mettendo al mondo il suo bambino naturalmente! Io non la mollo un attimo nemmeno quando si assopisce fra una contrazione e l’altra. Sostituisco continuamente le pezze calde, alimento questo calore anche con 2 borse dell’acqua calda che Daniela stessa ha richiesto a Peppe, tutto ciò mentre i loro figli dormono nelle stanze accanto.

Solo il più piccolino, Lorenzo, trascorre una notte “travagliata” svegliandosi continuamente… evidentemente sente la sua mamma e in qualche modo tiene anche il suo papà impegnato! Alchimie dell’amore anche queste.

Io non visito quasi mai durante i travagli, ne so leggere i segni senza bisogno di invadere una donna che è già di per se impegnata nel suo “lavoro”;  ecco perché, quando intuisco che la fase dilatante di Daniela si è completata, le domando se sente la sensazione di spingere. Lei mi risponde che non lo sa, che non lo capisce. Mi intenerisce il cuore … ma so anche che lei è una mamma come tutte le altre ovvero è così che va trattata, non sarò certo io a farle credere ancora una volta che “non è in grado di partorire”, così le dico “tesoro certo che lo sai, lo puoi sentire perché è dentro di te per cui non perdere il contatto e quello che arriva assecondalo come meglio ti viene”. Trascorre quel periodo fisiologico in cui mente e corpo si “organizzano” e inizia così anche il periodo espulsivo!

Non sarà troppo celere perché intanto si è fatta l’alba ed è quasi ora che i ragazzi si alzino per andare a scuola; questo ritarderà un po’ la discesa di Mario ma anche questo è normale che sia così!

Infatti, appena chiusasi la porta di casa ed usciti i ragazzi, Daniela chiama Peppe vicino a sé e cominciamo le spinte della nascita. Peppe è meraviglioso! Le tiene la mano senza lasciarla un momento mentre la incita, le sistema i cuscini dietro la schiena, le dà consigli utili e giusti per le posizioni migliori da assumere durante le spinte …io non posso fare a meno di dirgli “pari insignatu!”

Ancora una volta mi beo della perfezione di questo momento! Daniela è una leonessa, Peppe è il suo sostegno vigoroso e Mario è l’espressione di tanta determinazione e forza!!

La sacca delle acque emerge per prima e si rompe creando ulteriore emozione in entrambi: Daniela perché pensa che Mario sia già nato, mi confesserà poi, e Peppe perché aveva sempre immaginato questo momento e adesso lo sta vivendo. Dopo qualche ulteriore spinta affiorano la cute ed i capelli di Mario. Chiedo a Daniela se vuole toccarlo così da sentire dove è arrivato e questa volta è lei a rispondermi : “non ce n’è bisogno. Lo sento dove è arrivato!” J

La testa esce delicatamente ed aspettiamo che ruotino le spalle; in quest’attesa io non smetto di tenere calore sopra la ferita e tutt’intorno al perineo. Mario ha seguito il calore per tutto il tempo.

Adesso è sopra Daniela mentre Peppe piange abbracciato a lei! Siamo felici, stravolti dalle forti emozioni che ci hanno percorso per tutta la durata del travaglio e personalmente anche dalle forti “pressioni” di cui ho sentito caricare questo parto ancor prima che iniziasse.

Daniela, Peppe e Mario ce l’hanno fatta!

Marzia Floridia

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