Donne nella resistenza

Con parole di latte e abbracci

districati da vite spezzettate,

Donne e commadri si sostengono

Si accostano timide. Donne

che si esercitano nel fare antico,

donne nella resistenza.

Madri che offrono i corpi

– rifugi ripari caverne -,

cucinano per tutti e mai per sé.

Latte scorre bianco di speranza

Inchiostro scrive solitudine.

Carne scivolata dentro il tempo

Capita tra i passi dondolanti.

Vita che segue nuove traiettorie.

Donne in cerchio a Monte Pellegrino

L’associazione culturale “in Braccio alla Luna” vi invita a

 

DONNE IN CERCHIO A MONTE PELLEGRINO

DOMENICA 9 SETTEMBRE 2012, DALLE 9 ALLE 13

“Il cerchio è la forma più rispettosa di incontro. In quella forma tutti sono accolti in egual misura. Tutti allo stesso modo ne sono responsabili. Energeticamente nessuno prevale e nessuno si esclude, tutti sono importanti. Il cerchio rende intenso, profondo e prezioso l’incontro. Chi è abituato a gridare si acquieta. Chi è abituato a sussurrare ritrova la propria voce. Ritroviamo la dimensione umana e la nostra fondamentale unità. Ogni volta che ci troviamo in cerchio, celebriamo la Vita.”

Questo cerchio nasce con l’obiettivo di educare ed ispirare le donne, le ostetriche e le doule per condividere la sapienza e la bellezza della nascita, l’importanza di lasciare intatti i bambini, prendendoci cura di questo luogo chiamato Terra.

Partecipazione gratuita, per info 3389799490

Appuntamento alle 8.30 ai piedi di Monte Pellegrino, all’ingresso del sentiero vecchio per il Santuario di Santa Rosalia. 

temporali di luglio

24 luglio 2012

Cielo plumbeo, metallo fuso piove sui vetri, vento che ulula, spazza violento e selvaggio detriti e foglie. Occhi cercano oggetti seguendo le loro traiettorie. Non possono che errare. La mente a caccia di intuizioni come fantasmi. Impossibile possedere il fuoco, lo si può soltanto custodire. Custodire. È troppo cercare di combattere e manovrare sensazioni viscerali allo stesso tempo. Meglio andare lontano, meglio separarsene. Forse meglio scappare e rischiare di apparire insolenti e irrispettosi.

Imperativo categorico: riconoscere le trappole e non farsi rubare il fuoco. Mai. Neanche quando si è sott’acqua. Prima o dopo arriva il momento di liberare una rabbia che scuote i cieli e fa tremare la terra e in cui dare fuoco alle polveri. L’anima e lo spirito e il corpo gridano vendetta, gridano che il torto sia riparato. Ha provato le strade ragionevoli per ottenere un miglioramento, ma non portavano a nulla. Così, al momento giusto, andò a caccia della sua rabbia antica. Era il momento giusto per la pioggia, e pioggia fu.

La bellezza può essere affilata come una lama”. No. Che cosa falsa e turpe. Ogni bellezza è pura per i cuori puri e un’anima veramente selvaggia dovrebbe riconoscere e rispettare la bellezza senza lasciarsene turbare, senza volerla rubare, possedere, colonizzare. Ma la nostra, nella notte dei tempi, è diventata una specie cannibale. Troppi Ego ingombranti e bulimici si aggirano attorno ai fuochi, mostri informi come nani che escono dalle viscere della terra per ricoprirla con la loro sporcizia. Ed è proprio questa “la realtà che ha le mani di ciò che facciamo”. Pertanto lei oggi più che mai sa che siamo chiamate e chiamati a proteggere il fuoco dai nani e sa che non può farlo da sola, ma con un vero custode al suo fianco. Ci ha messo anni per segnare una differenza. Per rendere bello, vivo e visibile il suo fuoco. Anni di ascolto di se stessa e delle altre donne. Una vita spesa a progettare il futuro e a realizzarlo. Poco per volta. Pazientemente. Un cammino in cui sentiva di dovere fare spazio all’altra metà del cielo, agli uomini, ai padri, perché è interessata a ri-velare l’umanità di tutte e tutti. A tutte e a tutti quelli che le hanno dato una pista nell’intricato bosco delle relazioni tra i sessi e tra figli e genitori, lei dice grazie. Per i mille regali che riceve da loro ogni giorno, per le delusioni e le offese anche, perché non si può pensare ad ogni traccia utile, ad ogni fila di zampe e sentiero battuto se non con grande gratitudine. Dopo il temporale ha rammentato a se stessa che può sempre dissentire su pratiche e metodi e parole e non sentirsi in debito nei confronti di nessuno. Che la forza è nelle braccia che stringono il bastone-guida della propria libertà, che se te lo sei scelto fra tanti rami grezzi e rinsecchiti, costruito, levigato intagliato e decorato, sai che vuol dire e non te ne separi più. Se oggi lei è viva, intera, open-minded, generosa, libera, guardiana di fuochi e di acque, della creatività e della fecondità che ci abita tutti, tutte e tutti quelli che lo sono altrettanto sono sue sorelle e suoi fratelli. E il resto è storia.