Il racconto di Roberta: quante umiliazioni ‘per avere partorito in casa’

Le donne non partoriscono in un vuoto. Le donne vogliono che siano le istituzioni a cambiare!!! L’intera società deve ristrutturarsi attorno alla FUNZIONE SOCIALE della maternità. Finché il sistema sarà fallo-logo-centrico, non basterà celebrare una nascita senza violenza a cambiare le cose.

Quella che segue è la testimonianza di una donna che si è scontrata con il Sistema. Ci ha concesso di pubblicarla e diffonderla perché mai più ci si imbatta in una violenza di questo genere.

 

beh…questo è il mio racconto.la mia storia.penso che sia giusto postarla e far si che ognuno di voi possa postarla altrove.è l’unico modo per “seminare”.leggetemi e raccontate,grazie roberta

 

quante umiliazioni “per aver partorito in casa”..

 

eccomi qui,a raccontare tra la confusione ciò che ha trasformato il mio post parto in un incubo..ho partorito Sophia molto velocemente e la mia vagina forse non ha avuto il tempo di distendersi adeguatamente,il taglio è netto,molto lungo,ma è in alto,anche in ospedale ci mettono 2 ore per arrivarci.mi sento tranquilla,ma quando finiscono mi escono dei lacrimoni incontrollabili,avevo avuto paura e ripetevo continuamente a me stessa “non voglio morire, devo crescere le mie bambine,non posso morire adesso”,l’ostetrica emio marito mi rassicuravano molto,ma fisicamente ero molto debole per riappropriarmi della mia lucidità..c’era un’anestesista che mi ha tenuto la mano tutto il tempo,mi faceva tante domande,tra lo stupore e la curiosità,mi raccontava del suo parto,delle sue lacerazioni,è stata molto cara,ma poi il dottore cominciò col dire “ma lei di questi tempi va a partorire in casa?con un’ostetrica poi?…e rideva.mi desse che mi avrebbe ricoverata e io risposi un no secco,che dovevo andare a casa dalla mia piccola,lui allora rispose “la porti qui,così la visitiamo e la ricoveriamo con lei”,io dissi di no,che Sophia aveva ancora la placenta attaccata,avevamo scelto di fare il lotus birth,al che lui sobbalzò e mi disse “ma lei è pazza,ma si muore col cordone non tagliato”..così sparì…e dopo ho capito che andò a telefonare alla polizia in quello stesso momento.il tempo passava,mio marito e l’ostetrica cercavano di spiegare,litigavano.mio marito poverino davvero ha sofferto come un cane,lui è straniero e sapeva che per il 99% era prima lui ad essere accusato..poichè da queste parti chi è straniero è considerato peggio di una pezza da piedi…addirittura anche la polizia pensava a riti wudu,o che vivessimo in baracche sotto ai ponti vicino all’ikea…vabbè.ma il tempo passava.cominciavo a diventare irrequieta,perchè avevo lasciato Sophia da sola,senza me,chiamavamo in continuazione a casa,mi dicevano stai tranquilla,Sophia ha sempre dormito,non piange,è calda,sta bene,stai tranquila.ma io continuavo a piangere,così alle 8 di sera l’ostetrica decide di tornare da Sophia e mi dice “se dobbiamo portarla in ospedale io devo tagliare il cordone”,ma poi arriva una telefonata da casa..ci sono 10 polizziotti in casa nostra…così corrono subito lì,nel frattempo il quartiere si era allarmato ede erano tutti fuori casa nostra,pensando al peggio per qualcuno di noi.fanno mille domande,cercano di capire che persone siamo,addirittura che livello culturale abbiamo!si accertano che la bambina respira,ma nessuno si prende la responsabilità di comfermarlo,così chiamano il giudice per i minori,il quale invita a portarla in ospedale perchè il pediatra la vuole visitare,e se ci rifiutiamo lui aprirà un fascicolo che passerà poi agli assistenti sociali..e da lì comincerà tutta una trafila penale.a quel punto decidiamo di portarla in ospedale,ma fanno arrivare l’ambulanza e obbligano al trasporto in ospedale,ma almeno la lasciano nella sediolina insieme alla sua placenta.Sophia non ha mai pianto,ora è tra le mie braccia,mi sento tranquilla,entra una pediatra molto incuriosita,mi chiede scusa e mi dice ” io non voglio rovinare tutto ciò che state facendo.sento che per voi è importante,ma qui siete obbligati a tagliare il cordone”,continua a chiedermi scusa..è mortificata.poi arriva l’ostetrica dellìospedale e improvvisamente sophia piange,le parlo e le dico che è ora di lasciare andare la sua placenta,mi fanno firmare,tagliano e io e Sophia piangiamo insieme…la porrtano nel nido,ma credo che la visita consistesse solo nell’accertarsi che questa bambina esistesse,in realtà tutti lì in ospedale avevano avuto il sospetto che l’avessi uccisa o cose del genere,specialmente quando dissi che aveva ancora il cordone attaccato…intanto io sono su una barella in una stanza,ho i punti ancora sanguinanti,ma neanche un assorbente,chiedo a mio marito,prima di andarsene col suo amico avvocato,di portarmi un tramezzino almeno dai distributori dell’h..poi vanno tutti via e la mia Sophia è sulla barella con me…per fortuna dormirà tutta la notte.io sono mischiata nel sangue e nei dolori,faccio fatica a rigirarmi e per andare in bagno ci metto mezz’ora per cercare di non cascare….dal giorno seguente è stato un via vai di personale che mi guardava fuori dalla porta dicendo “è lei, è lei”..le infermiere,gli inservienti,quelli delle pulizie,tutti tutti sapevano e ognuno si sentiva in diritto di dire la sua,perchè ognuno era sicuro di essere nella ragione..io ero quella che aveva rischiato.la pazza,con un pregresso cesareo..partorire in casa..la placenta sotto sale..addirittura mentre ero in bagno entrò un’infermiera per svuotare un catetere,ripetendomi sempre che avevo rischiato,che forse mi aveva obbligato mio marito che è musulmano (che cazzo c’entra mi dicevo!)..e poi ogni giorno un ginecologo diverso che gonfiava il suo ego ridicolizzando tutto quanto…solo l’infermiere che mi ha seguita in sala operatoria venne a svegliarmi il giorno dopo,rassicurandomi sul fatto che le lacerazioni avvengono pure in ospedale,dicendomi di stare tranquilla,perchè sono incidenti di percorso nsturalissimi,poi mi chiese della placenta e che cosa ne avrei fatto,mi raccontò della sua tesi sul taglio del funicolo e sulle preparazioni che i romani ne facevano.io devo dire sono sempre stata sicura di me e di ciò che abboamo fatto io e la mia bambina,ho sempre dato risposte secche a tutti,mi sono così preparata in questi mesi e soprattutto ne ho compreso la necessita di nascere senza violenza,che non ho mai dato la possibilità a nessuno di sopraffarmi;le mie risposte erano chiare e inconfutabili,per cui i prima o poi si zittivano,soprattutto quando toccavamo l’argomento soldi-convenienza.ma avere così tante pressioni quotidiane ti sfianca tanto,ma proprio tanto…in più quando il corpo ha cominciato a cedere…lì si che ancora una volta ho pensato di poter morire..di lasciare le mie bimbe…di aver osato insomma un pò troppo e che forse questa era una specie di punizione..non so..credo veramenteche il mio corpo si era indebolito troppo per sostenermi…in realtà a tutto ciò si era aggiunto il fatto che la mia famiglia,saputo della nascita,ha preso le sue distanze,nessuno è venuto a vedere la ia bambina,solo una sorella mandata in avamposto per riferire,ma si era trovata tra polizia,bimba senza mamma…quidi immaginate che sconvolgimento!la in ogni caso anche qui il loro ego è venuto prima del miracolo della vita,prima di eventuali problemi penali anche…addirittura mio fratello si chiede sconvolto come si possa partorire in casa nel 2012….l’altra sorella dice che stavolta ho esagerato..mò basta.insomma si è creato un vortice intorno a questa nascita così aggrovigliato…che da una parte mi fa quasi sorridere…così tanto rumore per una nascita avvenuta poi nella grazia didio…ma dall’altra mi crea non poco scompiglio,perchè a nessuno è venuto in mente di chiedere “ma come hai partorito,è andato tutto bene?”cavolo!ma non è questo che conta?una nuova vita!ditemi com’è la procedura nei vostri paesi,nei vostri ospedali,perchè davvero qualcosa mi sfugge,dove ho sbagliato?certo qui siamo nel profondo sud,l’ospedale di frattaminore è il primo in europa con l’80% di cesarei,la gente è chiusa,ma tutti,tutti,tutti hanno così terrore del parto,tanto da leggerlo come la cosa più pericolosa al mondo,addirittura un medico ha detto che se moriva mia figlia io passavo unguaio con la legge…una ginecologa mi ha detto “signora..ma per piacere,la placenta sotto sale,e intanto sempre in h è finita e adesso le faccio fare un emocromo,vuole vedere che ha bisogno di un’altra trasfusione!l’h di castellammare ha il 23%di bambini nati con problematiche legate al parto naturale,ma siamo impazziti”…insomma sembravo proprio l’aliena senza cervello da abbattere..nei giorni seguenti il primario ci ha voluto conoscere e quasi quasi ci ha chiesto scusa..ma credo più per un fatto legato a possibili denunce che potrei fare a tutto l’h,la verità è che un sistema così ben organizzato,dove si gestisce pure la pipì di un paziente,ha trovato la mia presenza un vero e proprio elemento di disturbo,da annientare sul nascere proprio.certo è che con queste prospettive bisogna solo andare via da qui,come potrei pensare ad un prossimo parto nelle condizioni in cui versa questo posto!ho bisogno delle vostre testimonianze,sui vostri paesi,gli ospedali,non è possibile che le cose debbano andare sempre così..mentrer ognuno diceva la sua,a me venivano sempre in mente le parole di Giovanni Paolo II…”NON ABBIATE PAURA,APRITE I CONFINI DEGLI STATI,I SISTEMI ECONOMICI,COME QUELLI POLITICI,I VASTI CAMPI DI CULTURA,DI CIVILTà,DI SVILUPPO,NON ABBIATE PAURA”…e quanto è importante essere da quest’altra parte del fiume,dalla nostra parte,è importante testimoniare ed essere unite,così da diventare l’argine di questo mondo alterato,senza anima e così pieno di pregiudizi..che non sono altro che paure profonde inespresse…grazie a tutte voi di leggermi e aspetto testimonianze,baci 

Corso di pasticceria casalinga:prepariamo una torta in pasta di zucchero

Sabato 26 maggio  h.14-19

Durante il corso vi spiegheremo tutti i passaggi per realizzare una torta decorata in pasta di zucchero farcita all’italiana e vi forniremo un ricettario da portarvi a casa

Temi del corso:
Come realizzare un pan di spagna alto e soffice
Come si fa una bagna all’arancia
Come si fa una crema chantilly
Come si ricopre una torta con la panna montata
Come si realizza la pasta di zucchero
Come si colora e quali colori usare
Come si riveste una torta in pasta di zucchero
Decori di facile realizzazione
Qual è il kit base per realizzare la mia prima torta in pasta di zucchero.

Per info e prenotazioni inbraccioallaluna.palermo@gmail.com
3389799490

Letizia Alessandro Mirko e Christian

IL MIO PREZIOSO REGALO DI NATALE

(parte 1)

Sono già alla 40esima settimana e 5 giorni ed ho voglia di partorire. Finalmente, dopo due giorni di stretching, ginnastica e scale, comincio ad avere delle piccole fitte al basso ventre, comuni a molte donne quando aspettano la mestruazione.

Guardo l’orologio.  Sono le 04.30 di Venerdì 03 Dicembre 2010. Mio marito Alessandro dorme serenamente accanto a me e Christian, il mio primo figlio che ha 3 anni e mezzo, riposa nel suo lettino. Queste fitte disturbano il mio dormiveglia ogni 10 minuti esatti e non si fermeranno più fino al parto. Alle 09.30 decido di svegliare Alessandro e al mio “Ale…. Ci siamo!”,  salta giù dal letto e cominciamo insieme a preparare casa.. si, perché abbiamo deciso di far nascere il nostro bambino proprio lì. Da qualche settimana, avevo programmato tutti i più piccoli dettagli: la valigia (nel caso di una scappata in ospedale), la vasca da riempire un po’ prima del parto, la stufa, telini, asciugamani, coperte e tanti cuscini. Disponiamo i mobili del salone in maniera da far posto alla vasca, lavo il bagno, metto in ordine la cucina, mi faccio una doccia e ci prepariamo ad uscire; dobbiamo lasciare Christian dalla nonna. Il suo zainetto è pronto. Ho messo dentro il pigiamino nel caso in cui il travaglio dovesse prolungarsi tutta la notte. Non prevedevo un travaglio breve, anche se avevo pregato tanto che lo fosse, perché Christian è dato dopo 38 ore di dolori prodromici più 7 di travaglio attivo; ancora oggi non capisco come abbia fatto a resistere a tanto!!

Vista la mia convinzione che questo travaglio non sarebbe stato rapido, mando un sms a Marzia, dicendole di non precipitarsi, perché ho un po’ di sangue ma mi ero già visitata da sola e non riuscivo neanche ad arrivare al collo dell’utero, quindi, avevamo tempo. Le ho detto, però, che sarei passata da casa sua dopo aver lasciato Christian da mia madre e così feci.

Le contrazioni sono regolari, ogni 5 minuti adesso, e stanno cominciando a diventare più forti. Le mie contrazioni sono strane.. cominciano come dei piccoli doloretti mestruali ma poi diventano un bruciore fortissimo che coinvolge la parte esterna delle cosce e i fianchi. Marzia mi visita e sorride comunicandomi che ho già una dilatazione di 6cm…!!! Io non credo alle mie orecchie! Pensavo di essere all’alba e invece ero già a metà strada. Sono le 14.00 e una contrazione fortissima da togliermi il fiato, mi fa rompere il sacco delle acque… una sensazione molto strana e molto bella.. Marzia prende la sua borsa e ci segue in macchina. Dobbiamo fare un po’ di strada (da Palermo a Villagrazia di Carini). In autostrada, le contrazioni sono ancora forti, ad ogni contrazione sento uscire il liquido e adesso sento anche la testa che si fa strada e comincia a spingere… Ancora non riesco a credere alla rapidità di questo travaglio…

Arrivati a casa, accendiamo la stufa, Alessandro e Marzia in maniche corte cominciano a preparare il “nido” con le coperte e i cuscini e riempire la vasca di acqua calda. Io travaglio in giro per la stanza, mi metto carponi ma non è una posizione comoda per me, ho troppo dolore quindi mi seggo per terra, sopra le coperte e gli asciugamani e appoggio la schiena al bordo del divano. La vasca è piena ed ho voglia di entrarci ma, ogni volta che cerco di alzarmi , arriva una contrazione che mi immobilizza in quella posizione e la testa del mio bambino che si fa strada a prescindere dalla mia volontà. La vasca è pronta ma qualcosa mi dice che non la userò… non posso più muovermi. Mirko si fa strada, si fa spazio dentro di me. Sento la sua testolina che scende, che si confronta con le mie ossa, attraversa i miei tessuti, spinge e il mio corpo si stringe su di lui quasi per forza. Non voglio spingere, non voglio lacerarmi ma Mirko spinge da solo ed io sono costretta a farlo di riflesso… non decido io ma lui e il mio corpo che fa tutto da solo. E’ una cosa strana e difficile da spiegare ma (anche se non è un bell’esempio) si può facilmente immaginare come un conato di vomito lì in basso.. non lo si può trattenere, si deve fare e basta! Marzia mi invita a non chiudere le gambe, a fare spazio a Mirko ma io le chiedo di non costringermi perché sento che le devo chiudere invece, che devo farmi… per così dire “a uovo” e che Mirko lo spazio lo  sta facendo dietro…

Il mio enorme e bellissimo albero di Natale sta lì alla mia sinistra tutto risplendente delle sue lucine colorate. La stufa calda crea un tepore e un’atmosfera meravigliosa, quasi da sogno. Mio marito è alla mia destra che mi tiene la mano, Marzia alla mia sinistra che mi accarezza le gambe. Sussurrano fra loro molto piano che io non riesco neanche a sentirli.. i telefoni vibrano perché avevamo detto ai nostri parenti che avevo solo qualche contrazione e andavo in clinica a fare un controllo… nessuno sapeva che avevo deciso di partorire a casa! Volevo avere la mente serena e concentrarmi sul mio bambino e sul mio parto senza pensare alle persone che, se lo avessero saputo, sarebbero state in ansia per noi. Stavolta non volevo avere fretta, volevo partorire “da sola” come i gatti che si allontanano dagli altri e cercano un luogo sicuro e appartato. Volevo avere la libertà di esprimermi senza sentirmi occhi addosso, senza alcun tipo di pressioni ma solo comprensione, pazienza e.. amore.

Sento una bella tensione in tutta la stanza, sulla pelle di Marzia e negli occhi di Alessandro. Ho voluto che questo momento magico venisse ripreso dalla videocamera ma anche il suo occhio rosso era molto discreto! Sono a casa mia, fra le mie cose, con mio marito e la mia amica ostetrica di cui mi fido. Non esiste posto più bello del mio salone in questo momento e non vorrei essere da nessuna altra parte al mondo! Sentiamo un paio di volte il battito perfetto del mio bambino e Marzia non mi visita più dopo quella volta a casa sua.

Aspettiamo che nasca Mirko.

Sono completamente assorbita dal travaglio, in uno stato fra l’estasi e il sogno ma ci sono tutta quanta con il corpo e la mente. Apro gli occhi solo per lanciare a Marzia uno sguardo di stupore  per come Mirko si faccia strada a prescindere da me e lei mi risponde con un sorriso facendomi “si” con la testa. Ci capiamo anche senza parlare.. Marzia mostra ad Alessandro la testa di nostro figlio che ormai sta affiorando dal mio corpo e mi incoraggia ad accarezzarla. Lo faccio e capisco che ormai ci siamo. Alla prossima contrazione uscirà e poi, forse, aspetteremo l’altra ancora per vedere uscire le spalle…. Invece… ecco l’ultima contrazione e Mirko sguscia fuori dal mio corpo con impeto, tutto in una volta, velocemente, tanto che Marzia e Alessandro lo afferrano al volo. Lei lo lascia subito a suo padre e lui lo mette sul mio petto! Mirko rompe la tensione con le sue strilla, il più bel suono che io abbia mai sentito! Lo abbraccio e ringrazio Dio di tutto e consolo il mio piccolino ancora tutto bagnato. Alessandro e Marzia ridono, mi baciano ed è tutta un’esplosione di gioia e adrenalina attorno a me e dentro di me!! Sono le 16.15 ed io sono al settimo cielo, stanca ma piena di carica ed energia! Non credo di essermi mai sentita così… un miscuglio di sentimenti e sensazioni e le percezioni sensoriali al massimo!!! E’ fantastico! Sono uno strumento perfettamente accordato! E’ strano perché dovrei sentirmi rilassata e abbandonarmi alla stanchezza e riposare e invece ho voglia di alzarmi, mangiare e fare il bagnetto a Mirko!!

Alessandro taglia il cordone ombelicale che ancora mi lega fisicamente al mio bambino ma che ha già smesso di pulsare. Il parto, però,  non è ancora finito, attendiamo l’espulsione della placenta. Esce dopo qualche minuto e chiedo a Marzia di metterla da parte perché voglio guardarla! Sarà curiosità, sarà una deformazione professionale ma la volevo guardare bene ed era bellissima! Nel frattempo, Mirko è attaccato al mio seno e comincia a succhiare con avidità mentre Marzia scatta le prime foto.

Il mio piccolino, passando, ha lacerato i miei tessuti tanto che ho bisogno di avere dei punti… bhè, pazienza. Marzia torna a casa a prendere l’anestetico che aveva dimenticato e anche questa ora in cui lei va e torna è stata meravigliosa perché  mi sono distesa sul mio letto, in penombra, con il mio bambino accanto che ogni tanto ciuccia, poi si stacca e dorme.. e io lo guardo e me lo godo… estasiata, ammirata, soddisfatta e ancora incredula che questa splendida esperienza sia accaduta proprio a me! Alessandro comunica a tutti il lieto evento e ride ogni volta che svela il segreto! La gente non crede alle proprie orecchie che abbiamo partorito a casa ma sono felici per noi e non vedono l’ora di vedere il nuovo membro della famiglia! Sinceramente, non reputo importante ciò che hanno pensato di negativo sulla nostra scelta. Io sono convinta di avere fatto la cosa più giusta per me e per mio figlio e di avere partorito nel migliore dei modi nel migliore dei luoghi!! Non avrei potuto volere di meglio!

Marzia ha praticato l’anestesia e mi ha messo i punti ed io non li ho sentiti né mentre li metteva né dopo a distanza di giorni e settimane! Non ho mai avuto problemi nel sedermi, né problemi di alcun tipo e la ripresa è stata molto rapida! E’ stato come se non li avessi avuti! Adesso posso alzarmi, ho riposato e mi sento una tigre! Ho mangiato le buonissime lasagne di mia madre e ho fatto il bagnetto a Mirko. Gli ho messo lo stesso vestitino che ho messo a Christian quando è nato.

Bussano alla porta. Sono i miei suoceri, mia madre e Chris! Gli adulti sono sconvolti nel vedere me, che ho appena partorito, in piedi ad accoglierli alla porta. Mia madre mi guarda con stupore, senza dire una parola… come se fossi stata miracolata! Bhè, si, il mio miracolo, effettivamente, l’avevo appena vissuto ma lei intendeva in un altro senso. Accolgo Christian con un abbraccio, felice del fatto che avrebbe dormito a casa, con noi, e lui subito mi chiede dove sia “il fratellino che è uscito dalla pancia della mamma” e se gli ha portato un regalo. Lo porto in camera da letto e il fagottino è lì sul lettone che dormiva, lui lo guarda e con tenerezza dice piano: “… che piccolo..”. Lo prendo e lo porto a conoscere i nonni che commossi lo abbracciano.

Io non riesco ancora a crederci. E’ stata in assoluto l’esperienza più bella e più forte della mia vita!! Christian gioca con il regalo portato dal nuovo fratellino, Alessandro ha gli occhi pieni di felicità e un sorriso stampato sul volto. I nonni sono sconvolti e felici e io prendo ancora Mirko fra le mie braccia, lo stringo, lo bacio e mi inebrio del suo odore di bimbo…

Penso che sono grata a Marzia e a mio marito; penso che anch’io ho avuto il mio regalo e che Dio non me ne poteva fare uno più bello, il mio prezioso regalo di Natale… proprio lì… sotto l’albero!