Marzia Marco e Maria

Il racconto di parto di Marzia, prima di diventare la nostra ostetrica!

31 maggio – 1 giugno 1996

Io e mio marito Marco vivevamo in campagna, vicino Cefalù, e dovemmo trovare un piccolo appartamento in città per il parto di nostra figlia Maria. Non sarebbe stata cosa semplice, pensammo,  perché trovare un appartamento in città a poco prezzo e per soli 2 mesi ci sembrava un’impresa difficile ma, come quasi tutti gli eventi che si verificarono in quel periodo,  trovammo la casa che cercavamo ed anche con molta facilità!

Eravamo 6 donne che avremmo partorito in casa ognuna a poca distanza l’una dall’altra e ci frequentavamo negli incontri tenuti da Francesco Vinci (il nostro preparatore alla nascita) in piscina dove andavamo regolarmente per trovare un “dolce” rilassamento fra le braccia del nostro partner (per chi l’aveva, alcune fra di noi erano mamme single) o fra le braccia amorevoli e competenti del nostro Preparatore (oggi posso dire che Francesco ha fatto le veci di un’ostetrica a tutti gli effetti!).

La presenza di questo bel gruppo di mamme è stata anch’essa un’ottima opportunità di forza creatasi spontaneamente che ci forniva la carica parto dopo parto. Ci ritrovavamo così in piscina, commentando gli esiti positivi di ogni singolo parto… e le neo mamme portavano i neonati dopo qualche giorno dalla nascita in piscina amplificando così le nostre emozioni e certezze che “tutto sarebbe andato per il meglio anche per noi”!

Io non leggevo molto riguardo al parto; le prime informazioni racimolate su qualche giornaletto specializzato mi erano bastate … anche perché notavo come avessero effetti ansiogeni su di me (cioè se leggevo l’articolo sul “diabete gestazionale” subito dopo sentivo di avere tutti i sintomi appena letti nell’articolo così come accadde anche per la gestosi e non ricordo più cos’altro). Così decisi a pochi mesi della mia gravidanza che, data l’IPER sensibilità che mi componeva, non avrei più comprato giornali e nient’altro di “specializzato” che mi potesse elencare tutti i guai possibili durante lo svolgersi di una gravidanza! Così feci! Da quel momento in poi lasciai totale libertà al mio istinto, ascoltavo solo le mie sensazioni con grande fiducia in me stessa, in mia figlia e mio marito.

Così arrivammo al 31 di maggio, in grande serenità nonostante le forti pressioni esterne riguardo la nostra scelta del parto in casa. La nostra “difesa” ormai era mentire sul luogo dove si sarebbe espletato il parto. Dicevamo che saremmo andati in clinica ma ricordo che anche su questa ipotetica scelta qualcuno ebbe da ridire perché la clinica, per alcuni, è meno sicura dell’ospedale …. della serie “non va proprio bene nulla! Solo l’abbandono all’angoscia di questo tanto paventato momento del parto!”.

Marco ogni giorno andava al lavoro, fuori città, così io trascorrevo spesso le giornate da sola. C’era parecchio caldo e quella mattina ero uscita per andare a fare la spesa, ero rientrata per cucinare qualcosa e poi mi ero distesa sul letto per il mio solito riposino post pranzo solo che dopo un po’, ma non ricordo quanto tempo fosse già trascorso, sentii un forte dolore in basso che mi svegliò di colpo. Fui svegliata da questa forte contrazione a cui seguì la perdita del tappo mucoso. Io però ero ignara di tutti questi “avvenimenti” che nello specifico potessero capitare, capivo solo che c’era un dolore nuovo e più intenso, che adesso qualcosa scolava dal di dentro ed era anch’essa una novità e quindi capivo che forse il momento si stava avvicinando. Chiamai subito Marco, lo volevo subito vicino. In poche ore eravamo già dalla ginecologa la quale mi disse “Vieni allo studio che ti visito. Ti farà bene camminare, non stai per partorire ancora, è il primo figlio” io andai ma fra me e me pensavo che comunque da li a poco avrei partorito, ormai indietro non si tornava più!

Tutto il pomeriggio lo trascorremmo sistemando la casa: Marco mise la cerata di plastica a rivestimento del materasso in compagnia di mia sorella Alice, la quale ai tempi era poco più che adolescente e la ricordo ancora con l’aria emozionata e solenne di “chi” sa di stare partecipando ad un rito prima di un grande evento;  finì così di gonfiare la vasca per il parto e la lavò per l’ultima volta dentro, uscì i tubi che avremmo utilizzato per riempirla d’acqua e la posizionò in mezzo alla stanza dove avevamo stabilito nei giorni scorsi mentre io intanto andavo in bagno con cadenza di ogni 10 minuti. Svuotai da sola tutto il mio intestino in quelle ore che oggi so chiamarsi di “prodromi di travaglio”. La schiena era davvero dolente e ad ogni contrazione era solo questo il fastidio che sentivo e nel contempo mi dicevo “bè ma se i dolori del travaglio sono solo questi non mi sembra poi così insopportabile” … sul water si attenuavano un po’ ma ormai andavano incalzando. Ricordo che al muco si aggiunse anche un po’ di sangue ad un certo punto, evidentemente la dilatazione del collo dell’utero progrediva. Si era fatta sera e la ginecologa e Francesco Vinci arrivarono verso le 9, cenarono con Marco perché io non avevo troppa fame ma bevevo molto. Poi in tarda serata si misero a letto mentre io e Marco cominciammo il “nostro travaglio attivo”. Ormai le contrazioni non mi abbandonavano più, erano regolari e non sentivo più nemmeno il bisogno di andare in bagno se non per urinare. Marco, io e Maria vagammo per la stanza per tutta la notte sempre vicini …. Io cercavo una buona posizione che cambiavo immediatamente non appena arrivava la contrazione successiva … in questa danza fatta di passeggiate, massaggi, respiri e piccoli momenti di riposo il mio corpo disse ad un certo punto “basta!” così dissi a Marco che volevo dormire e così accadde, mi addormentai!

Anche in questo frangente non ricordo per quanto tempo, non stavamo  a guardare orologi, dormimmo però ricordo molto bene che quando mi svegliai iniziò la fase espulsiva. Un altro cambiamento era in atto e mi proponevano di entrare in vasca. Non ero più convinta perché il fatto di potermi muovere mi aveva aiutata nell’affrontare le contrazioni precedenti però l’idea dell’acqua tiepida e dell’assenza di gravità per la mia schiena mi allettò moltissimo alla fine così entrai in vasca e Maria nacque proprio li dopo qualche ora. Ormai era l’alba dell’ 1 giugno. La sua testolina che si faceva spazio all’interno della mia vagina fu una cosa che mi sconvolse ma non per il dolore ma per la potenza che mi fece sentire tutta insieme! Ho proprio sentito mia figlia che con forza primordiale si “spingeva” fuori ed io mi spaventai …  questo momento fu carpito pienamente da Francesco il quale mi disse con molta semplicità “cosa c’è?” Io risposi “ho paura…” lui con un bel sorriso mi disse “è tua figlia! Toccala! E li, sta per uscire” appena misi la mano e sentii la cute morbida, i suoi capelli già in parte fluttuare nell’acqua dentro di me è cambiato tutto, davvero Maria era li! Non era più solo un’immagine ecografica, dei calcetti durante il giorno, dei disturbi alla schiena e al nervo sciatico, adesso Lei era li e stava per uscire e ci saremmo conosciute! Dopo qualche spinta uscì la testa che prese il suo tempo poi per la rotazione delle spalle e in questo frangente io la carezzavo continuamente così sentii il suo nasino e la sua bocca e non dimenticherò mai questa sensazione meravigliosa prodotta dal solo tatto, stavo conoscendo mia figlia. Nessuno mi visitava, nessuno mi diceva cosa fare (penso che mi sarei confusa profondamente!) solo stavamo in ascolto del mio corpo che si muoveva insieme a quello di Maria.

Adesso lei era fuori di me e io stetti qualche minuto incredula … è un momento stranissimo quello immediatamente successivo alla nascita di tuo figlio! Non capisci se sei sulla terra o meno, se hai sognato fin’ora e appena incroci quegli occhi pensi “ciao! Finalmente! Allora eri tu?! Piacere amore mio” …. Da li in poi una cascata di sensazioni .. mio marito Marco che piangeva di gioia ancora aggrappato alla mia schiena, Maria che cominciava a colorarsi senza emettere uno strillo (perché ancora attaccata alla sua placenta) e aveva già aperto i suoi inconfondibili occhioni , (sembrava un ufo catapultato sulla terra fra le mie braccia), la copertina “termica” fatta con un asciugamano per non farci infreddolire …  Marco recise il cordone dopo qualche tempo e poi si portò Maria dentro la maglietta, a contatto diretto con la sua pelle. Io ho aspettato la nascita della placenta dentro l’acqua e poi sono andata a fare una doccia e uno shampoo.

La nostra bambina nacque in un abbraccio, quello mio e di Marco che non mi lasciò mai nemmeno per un momento,  e nessuno ce l’allontanò mai dal momento in cui venne fuori dal mio corpo! La lavammo nel lavandino, la scrutammo per tutta la giornata e per parte della notte, la nostra prima notte da genitori!

Non esiste una modalità di parto più rispettosa e ricca d’amore come quella del parto in casa. Si potranno allestire “case maternità” e reparti ospedalieri che rispettino quanto più possibile la fisiologia di quest’evento ma il sentirsi fra “le proprie cose”, la sensazione che hanno gli operatori di essere “ospiti” anziché  coloro che ospitano la coppia è qualcosa che solo la casa può rendere. E tutto ciò apre la coppia in ogni senso a questo evento; li rende fiduciosi che ogni cosa andrà bene perché E’ NATURALE come lo stare nella propria casa, usare il PROPRIO BAGNO, stendersi SUL PROPRIO LETTO lo stesso dove magari anche quel figlio è stato concepito e su a breve vedrà la luce per la prima volta.

Non esiste esperienza più unica di un parto fatto in casa.

 

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