Tra le costellazioni familiari e le liti sul web

Caro mio piccolo Pollicino, siamo entrati a piccoli passetti piumati in questo inizio di autunno che sembra ancora estate, in cui il sole è ancora piacevolmente caldo e le giornate si accorciano ogni sera di più tra i giochi, i balli, le ciucciate, i libri, le parole nuove acciuffate nella raffica di suoni che ti investono e ti arricchiscono. Scorre la vita e corre come le tue motociclettine e macchinine che fai scorrazzare sopra i mobili e i divani facendo brum brum con la tua voce bambina. Corre la vita sulle ruote che graffiano la base porta tv del soggiorno e scorre tra le pieghe del mio viso che ti sorride e si lascia solcare dalla gioia e dall’esuberanza dei tuoi ventidue mesi.

Vorrei che il mondo avesse la tua leggerezza e allegria, invece la gente non fa altro che litigare e rimuginare rancore e dividersi in fazioni sprecando un sacco di energie e ammalandosi di mal di stomaco, insomma, rovinandosi la vita. Perché non sappiamo stare in pace? Come mai le persone, pur riconoscendo di credere in certi valori si ritrovano invischiate nelle liti? I Valori, lo dice la stessa parola, sono le cose che valgono veramente nella vita, come per esempio la dignità umana, l’amore, la libertà, la famiglia, la vita stessa, insomma, cose di questo genere. Ma magari servissero i valori per fare cessare le inimicizie!!! Credo piuttosto che appellarsi ai valori quando si litiga non serva a un bel niente! Per un motivo semplice: anche il terrorista, paradossalmente, agisce e ammazza in nome dei valori, i suoi certamente. Ma anche chi lo contrasta in realtà fa lo stesso gioco, agisce ed uccide in nome dei propri principi morali.

Mamma non ti sta spiegando che bisogna lasciar stare i terroristi e rallegrarsi delle loro azioni, dice solo che si è accorta che se è veramente la pace che andiamo cercando, bisognerebbe cambiare strategia, perché più si insiste sul difendere i propri valori, più si creano barricate e distanze. So che questo post può sembrare un noioso predicozzo melenso, ma mi è scaturito da un motivo preciso: una lite sul web che ha avuto un bel po’ di risonanza mediatica tra mamme blogger psicologhe e pedagogiste che è coincisa con la mia partecipazione alle costellazioni familiari di Bert Hellinger condotte da Daniella Conti. In particolare, una cosa che Daniella ha ripetuto diverse volte durante la lunghissima giornata insieme all’associazione Colori di Luce a proposito della pace e della guerra mi ha folgorata..

C’è una chiave diversa che potrebbe aiutare a risolvere i nostri litigi o le nostre piccole o grandi guerre. Si chiama “le ragioni dell’altro”. E’ una chiave difficile, complicata perché ci costa di rinunciare a difendere i nostri preziosissimi valori. È tutta un’altra cosa che ti impone un cambiamento di ottica. A volte alcuni dicono “ io ti perdono e ti accolgo anche se mi hai fatto del male, perché Gesù ci ha insegnato a perdonare, e che se così facciamo siamo buoni e andiamo in paradiso”. Altri magari, che non sono cristiani fanno lo stesso perché dicono di professare la non-violenza, o dicono che accolgono l’altro perché sono giusti, ma questa gente anziché accogliere in realtà sta sopportando. Sopportare può essere una cosa nociva, che alla lunga ci fa ammalare. Poi c’è gente che si fa in quattro per cercare di convincere qualcuno delle sue verità, ma questo si chiama pretesa di cambiare gli altri, di portarli ad assomigliarci, in realtà non si sta accogliendo proprio nessuno! La pace nasce da un rovesciamento di prospettiva. L’altro nella sua diversità ha le sue ragioni e cercare di scoprirle e di accoglierle potrebbe essere la nostra fortuna. Leggevo altrove sul web – ma non mi ricordo più dove – che il mondo cresce sulle differenze, non sulle somiglianze, sennò gonfia, non cresce. Non ha senso quindi passare il tempo a spararci addosso, magari sbandierando l’idea che stiamo facendo chiarezza, che è giusto dire quello che pensiamo. C’è un solo gesto che porta luce alla vita, si chiama accogliere: in tutto ciò che è diverso da noi potrebbe esserci un’opportunità, anche per noi.

Tempo fa mi è capitato di essere insultata pubblicamente su facebook per le mie idee, in quella occasione l’unica cosa che seppi fare fu bloccare il contatto per non permettergli più di leggere quello che scrivevo e pensavo, convinta che così sia io che la persona che mi aggrediva saremmo state tranquille ognuna dentro il proprio orticello. È inutile controbattere, pensai, ed in fondo il tempo ha dimostrato che non ne sarebbe comunque valsa la pena. È stato allora che ho capito a mie spese la differenza tra accogliere e sopportare. È una strada lunga, lunghissima, quella della presa di consapevolezza delle azioni, dei rifiuti e delle nevrosi proprie e altrui, ma vale la pena di essere percorsa. Ok, lo so che quando si partecipa ad una costellazione familiare poi bisogna lasciare passare un po’ di tempo per metabolizzarla, non ne scrivo più, volevo solo appuntarmi questo concetto del “guardare il dolore del nemico” e “comprendere le ragioni dell’altro” prima di dimenticarmelo. 😀

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2 pensieri su “Tra le costellazioni familiari e le liti sul web

  1. E’ vero. Ci sentiamo il centro del mondo, e lo siamo; ma partecipare alle costellazioni familiari fa vedere che siamo tutti nelle stesse condizioni. Il centro cos’è? E’ un “punto”, una puntura in quell’immensità che è l’essere. Ognuno di noi punge, chi qua, chi là, e quello è sempre il centro.

  2. Spero di potere partecipare un giorno anch’io. Sei davvero straordinaria cara. “Accogliere e non sopportare; di cresce per differenza non per somiglianza, altrimenti si gonfia. ” mi hai dato prezioso materiale per riflettere
    A presto
    Pat

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