Nuovi passi verso la crescita

Oggi è il primo settembre. Agosto è finito ormai e non voglio lasciarmelo alle spalle senza prima appuntare nel nostro diario quali altre tappe importanti abbiamo raggiunto questo mese.

All’età di 20 mesi hai detto addio al pannolino, anche la notte. Solo quando usciamo indossi le mutandine a pannolino. A onor del vero,  spesso capita che mi dici cacca quando già è bella e prodotta, perché per l’atto grande preferisci appartarti, in piedi e lontano dalla nostra presenza, altrimenti ti inibisci, ma la pipì non la fai più addosso già da due mesi e dici Mamma gabinetto, quando ti scappa.

Quasi a volere suggellare il raggiungimento dell’importante traguardo nel tuo sviluppo che è il controllo sfinterico, a me è tornato il ciclo mestruale.

Sono passati trenta mesi esatti dall’ultima volta che ho sanguinato senza danno. Perché è questo che facciamo noi donne ogni mese quando non siamo incinte e dopo un periodo più o meno variabile di allattamento esclusivo e a richiesta, perdiamo sangue senza essere ferite, senza sacrifici, senza prove di forza, senza tagli. Perdiamo sangue per rinnovare ciclicamente le nostre energie. Quell’ultima volta in cui ho atteso l’arrivo di quel sangue con la speranza mista  alla paura di non riuscire ad accogliere di nuovo e dopo così breve tempo una nuova vita dentro me era il 23 febbraio del 2009. Dopo nove mesi e tre giorni, il 26 novembre del 2009 sei nato tu e il 23 agosto2011, a ventuno mesi dal parto, la prima mestruazione da mamma.

Trenta mesi fa il sangue è stato magicamente trasformato in un bambino attaccato a una placenta che prima di essere carne e sangue e ossa e fluidi e volontà ed energia e anima è stato un’idea velata, un sogno vibrante, un anelito incarnato tra i desideri che non sapevo di avere. Un mese dopo quelle ultime mestruazioni, il tuo cuore batteva già e io mi facevo lentamente madre.

Al posto di quel sangue che ciclicamente ritorna, il liquido amniotico custodiva e cullava il tuo lento venire al mondo e dopo il parto, fiumi di latte, sangue bianco,  per ben ventuno mesi, mi hanno reso più rilassata, più morbida, più bella. Questo primo ciclo mestruale dopo la maternità è stato come un nuovo menarca per me. Adesso so di essere di nuovo disponibile e fertile, qualora io e papà lo volessimo, per un nuovo concepimento. La mia biologia ha stabilito che sei grande abbastanza per potermi dividere con un altro fratello o sorella. Ma io ancora no. Sarò ancora tutta tua per un po’. Vorrei accompagnarti dolcemente verso la fine dell’allattamento prima di prepararmi a una nuova gravidanza e sento che ancora ci vorrà un po’ di tempo.

Fluire con le risorse biologiche ha creato in me armonia, laddove prima, contrastandole, incontravo difficoltà, frustrazione profonda e dispendio di energia. Sono sempre stata troppo cerebrale e cognitiva, ma oggi so meglio mediare tra bisogni biologici e sociali, scegliere quando e quali delle risorse biologiche disponibili usare, integrandole nella mia vita che così diventa più gratificante e piena.

Nel mio caso la genitorialità è un percorso che mi ha offerto l’opportunità di recuperare aspetti di cui sono rimasta carente prima di averti. L’intenso contatto con te in questi ventuno mesi mi ha insegnato, trasmesso e acceso il senso della relazione, delle capacità sociali, dandomi una piacevole e nuova possibilità di recupero di percorsi che forse nella mia vita pre-materna mi ero persa. Come per esempio, coltivare e mantenere in vita rapporti di amicizia sinceri e fecondi con altre donne. Questo forte investimento nella maternità e nel legame è corrisposto in me a un aumento della mia creatività e intelligenza sociale che adesso sono pronta a spendere nel mondo del lavoro, nella coppia, nell’organizzazione sociale della vita di famiglia. Ha portato te ad un’alta capacità di autonomia e autostima nella tua crescita, rendendoti un bambino sereno, sveglio, volitivo, assertivo, giudizioso e collaborativo. Adesso provi tu stesso a raccontarmi a modo tuo le storie che ti leggo e ti racconto, tra le tue preferite ci sono Pinocchio, Piccolo giallo e Piccolo blu, il Brutto Anatroccolo, il Piccolo Principe. Di Pinocchio ti fa ridere il personaggio del Grillo parlante, del Piccolo Principe invece ti sono rimasti impressi i baobab che se non vengono estirpati finché sono arbusti rischiano di invadere tutto il pianeta, da te ribattezzati Baobabbe. Inizi a ripetere pure qualche parolina in inglese e a scioglierti in passi di danza sempre più precisi a ritmo di musica.

Quello che so che è importante per me è avere le idee chiare su che cosa voglio che impari per vivere una vita con interesse e voglia di apprendere…Voglio che tu abbia relazioni ricche, che sia intraprendente, indipendente, originale, che abbia una grande capacità di ascoltare sia te stesso sia gli altri intorno a te…voglio che tu abbia fiducia in te stesso (e in me e tuo padre), che sia capace di riflettere se una cosa è giusta da fare o no…Voglio che tu abbia flessibilità mentale e spirito critico, ecco cosa voglio. Mi sono resa conto che per trasmetterti questi valori, devo essere capace di viverli io stessa: se voglio che tu abbia rispetto per te stesso e per gli altri devo vivere questo valore nei miei confronti, nei confronti di papà e sopratutto nei tuoi confronti. È inutile cercare rispetto che viene veramente dal cuore se non lo merito. Sarà solo una menzogna che nasce dalla paura. Io non voglio che tu impari dai miei rimproveri o modi educativi la paura e il senso di colpa, ma il rispetto e l’amore del bene fine a se stesso. È utopia? Se la nostra relazione è basata sulla connessione, sull’ascolto… non sempre facilmente, ne sono consapevole, ma ho fiducia che solo contrattando e dialogando, posso fare di te un adulto responsabile e libero. La garanzia non ci sarà  mai, ma se so giorno dopo giorno che tu ti fidi di me, che non hai paura di quello che dirò, farò nei tuoi confronti, e non ti sentirai giudicato, allora ti aprirai sempre a me quando avrai bisogno, ed è questo per me quello che paga la “fatica” di accompagnarti, dolcemente e rispettando i tuoi tempi, lungo la vita.

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6 pensieri su “Nuovi passi verso la crescita

  1. Hai scritto: “Se la nostra relazione è basata sulla connessione, sull’ascolto… non sempre facilmente, ne sono consapevole, ma ho fiducia che solo contrattando e dialogando, posso fare di te un adulto responsabile e libero. La garanzia non ci sarà mai, ma se so giorno dopo giorno che tu ti fidi di me, che non hai paura di quello che dirò, farò nei tuoi confronti, e non ti sentirai giudicato, allora ti aprirai sempre a me quando avrai bisogno, ed è questo per me quello che paga la “fatica” di accompagnarti, dolcemente e rispettando i tuoi tempi, lungo la vita”.
    Ho vissuto questo tuo tempo: mi sembra, leggendolo, simile a com’era il mio. E ancora dopo tanti anni lo ritrovo vero, forte, giusto. Non avrei potuto viverlo diversamente. Però. C’è sempre un però: adesso so che non bisogna avere aspettative. Perché anche le migliori, le più belle, le più innocenti, segnano la carne nostra e degli altri.
    “Sarai un re”, sono state le prime parole che ho detto a mio figlio quando è nato, perché questo gli ho letto negli occhi. E un malessere strano mi ha invaso, ma solo un istante, tanto che l’ho dimenticato. Torna ora, quel malessere, che forse è maturato per aprirsi alla vita anche lui, come un seme. Sarai un re, ho detto, e mi è venuta in mente Maria – a me, che credente non sono, e ho scacciato quell’immagine: invece è vera, era quella a farmi star male. Sarai un re vuol dire dovrò separarmi da te con un dolore mostruoso, non come quello del parto perché sarà un dolore vissuto come sbagliato, non accettato né compreso, un dolore ingiusto.

    “Giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano».
    Ma egli rispose loro: « Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli.»

    • Grazie Samina, anche io credo che noi genitori possiamo dire di avere fatto un buon lavoro se i nostri figli riusciranno a separarsi da noi e ad andare lontano, aprendosi agli altri. Nonostante il dolore e la solitudine… c’è sempre la gioia.

  2. Bellissimo spunto di riflessione, grazie!
    Quando mi sentivo giovane e forte e completamente autosufficiente e investivo tutte le mie energie in mille progetti non potevo immaginare che gli anni più felici della mia vita sarebbero stati questi, circondata da questo ritmo biologico che segue i tempi dei miei piccoli. Non potevo immaginare che ci fosse tutto questo mondo da scoprire.
    Un sorriso a te e al tuo piccino!

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