Ode al giorno felice, Neruda

Questa volta lasciate che sia felice,

non è successo nulla a nessuno,

non sono da nessuna parte,

succede solo che sono felice fino all’ultimo profondo angolino del cuore,

camminando, dormendo o scrivendo.

Che posso farci, sono felice.

Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,

sento la pelle come un albero raggrinzito,

e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,

il mare come un anello intorno alla mia vita,

fatta di pane e pietra la terra l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,

tu canti e sei canto,

il mondo è oggi la mia anima canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,

lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia essere felice,

essere felice perché sì,

perché respiro e perché respiri,

essere felice perché tocco il tuo ginocchio

ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo e la sua freschezza.

Oggi lasciate che sia felice, io e basta,

con o senza tutti, essere felice con l’erba e la sabbia

essere felice con l’aria e la terra,

essere felice con te, con la tua bocca,

essere felice.

Il corpo gioioso: la carne selvaggia

Mi affascina il modo in cui i corpi dei lupi si sfiorano e si toccano quando corrono e giocano, ognuno a modo suo: i vecchi lupi e i giovani, quelli secchi e quelli grassi, dalle zampe lunghe o dalla coda mozza, con le orecchie cascanti o gli arti fratturati ricomposti alla meglio. Ognuno ha la sua configurazione e la sua forza corporale, una sua bellezza, vivono e giocano conformemente a chi e come sono. Non cercano di essere quello che non sono.

Una volta, su al Nord, osservai una vecchia lupa che aveva soltanto tre zampe; lei sola riusciva a infilarsi in un crepaccio oltre il quale c’era una dovizia di mirtilli. Vidi una volta una lupa grigia che si accoccolava e balzava come un lampo, lasciando nell’aria, per un attimo, l’immagine di un arco di argento. Rammento una lupa delicata, appena divenuta madre, con la pancia ancora bassa, che attraversava un acquitrino con la grazia di una ballerina.

Pure, nonostante la bellezza e la capacità di mantenersi forti, alle lupe viene talvolta detto: “sei troppo famelica, hai denti troppo affilati, i tuoi appetiti sono troppo forti”. Come nel caso delle lupe, delle donne talvolta si parla come se soltanto un certo temperamento, soltanto un certo appetito trattenuto fossero accettabili. E troppo spesso a questo si aggiunge un attributo di virtù o di malvagità legato al conformarsi delle misure, dell’altezza, del portamento e della forma a un ideale singolare o esclusivo. Quando le donne sono relegate a umori, manierismi e contorni che si conformano a un unico ideale di bellezza e comportamento, sono catturate nel corpo e nell’anima, non sono più libere.

Nella psiche istintiva, il corpo è considerato un sensore, una rete informativa, un messaggero con miriadi di sistemi di comunicazione: cardiovascolare, respiratorio, osseo, autonomo, nonché emotivo e intuitivo. Nel mondo immaginifico il corpo è un potente veicolo, uno spirito che vive con noi, un adoratore della vita. Nelle favole, personificato in oggetti magici che hanno qualità e capacità sovrumane, il corpo ha due serie di orecchie, una per ascoltare il mondo profano, l’altra per ascoltare l’anima; due serie di occhi, una per la normale visione, l’altra per la preveggenza; due tipi di forza, quella dei muscoli e l’invincibile forza dell’anima. E l’elenco dei doppi potrebbe continuare.

In sistemi quali il metodo Feldenkrais, Ayurveda e altri, al corpo vengono riconosciuti sei sensi e non cinque. Il corpo usa la pelle e le membrane aponeurotiche e la carne per registrare tutto quanto accade all’intorno. Come la stele di Rosetta, per colore che sanno leggerlo il corpo è una registrazione vivente della vita data, della vita presa, della vita sperata e risanata. È tenuto in considerazione per la sua capacità articolata di registrare reazioni immediate, sentire profondamente, intuire.

Il corpo è un essere multilingue. Parla con il suo colore e la sua temperatura, l’ebbrezza del riconoscimento, lo splendore dell’amore, le ceneri del dolore, il calore dell’eccitazione, la freddezza della mancanza di convinzione. Parla con la sua lieve danza, talvolta oscillando, talvolta agitandosi nervosamente, talvolta tremando. Parla con il battito accelerato del cuore, con il crollo dello spirito e la ripresa della speranza.

Il corpo ricorda, le ossa e le giunture ricordano, persino il mignolo ricorda. La memoria alberga con immagini e sensazioni nelle cellule medesime. Come una spugna inzuppata d’acqua, ovunque la carne sia premuta o appena sfiorata, un ricordo può sgorgare e scorrere. Continua a leggere

Il potere della parola: quando i propri pregiudizi culturali vengono spacciati per sapere scientifico.

The Woman in the Body, di Emily Martin (1987) è una di quelle opere  che hanno messo in discussione molte idee correnti in biologia, confutando concezioni che con vari argomenti sanzionavano una ‘inferiorità naturale’ delle donne a causa di un cervello meno sviluppato o di tempeste ormonali sempre in agguato. L’idea che la biologia femminile renda le donne esseri inferiori rispetto agli uomini è profondamente radicata nella cultura occidentale, talvolta in modi molto sottili. Un esempio è fornito dal linguaggio usato dai professionisti per descrivere alcuni processi del corpo femminile (ciclo mestruale e menopausa). Continua a leggere

Embodiment. E se la fisiologia scacciasse l’ideologia? Divagazioni filosofiche di una notte di agosto.

Trovo sempre meno tempo per scrivere. È una condizione che mi affligge, dal momento che io scrivo perché la vita che scorre possa essere salvata dalla parola. Inoltre ci sono un’infinità di pensieri che mi ingolfano la testa, di sensazioni che stazionano dentro la mia pelle e di intuizioni che baluginano tra le azioni quotidiane che non posso lasciare tracimare senza tradurle in parole.
Ideologia. Troppa ideologia attorno alle madri! È da poco più di un anno che mi sono addentrata in questo dedalo del sostegno alla maternità, inizialmente con il particolare interesse per l’allattamento e il contatto fisico – appuntati questo aggettivo, mio lettore, perché ritornerà più avanti – coi propri bambini, ma man mano che il percorso si andava snodando davanti a me, ricevevo una spinta verso direzioni e diramazioni “altre”, ancora imprecisate e nebulose per me. Il discorso sulla maternità ha l’aspetto davvero di un dedalo intricatissimo, che presenta una rete di tortuosità sorprendenti, apparentemente senza scopo. Mentre nel labirinto, contrariamente al dedalo, il cammino termina al centro, in un dedalo vi sono molti itinerari praticabili: i bivi insidiosi e le vie senza uscita non consentono una chiara visione del percorso, ci si smarrisce facilmente.
Assieme a Marzia Bisognin noto perplessa quella “progressiva atrofizzazione di competenze corporee in nome di una presunta emancipazione dalla schiavitù corporale” (http://marziadoula.blogspot.com/, 14/08/2011) da parte di molti… uomini (no, la parola uomini da sola non sottintende anche le donne, forse è più calzante… esemplari di homo sapiens 🙂 ) e cerco di spiegarmi il rifiuto (fisico, culturale, psicologico?) di molte donne verso il coinvolgimento totale in esperienze emotive e corporee come il parto attivo o l’allattamento al seno attraverso l’alibi dell’assenza di sostegno e informazioni. Ma chi sono queste donne veramente sostenute e informate? E chi sono questi “esperti” che hanno la presunzione di sostenere e informare? Che cosa significa essere donna e diventare madre in una società come la nostra che tende a espropriarci delle nostre competenze e del nostro senso di identità e appartenenza per legittimarci solo in virtù della nostra obbedienza al consumo?

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Torta casalinga

Un dolce facile facile da preparare prima di pranzo. Prima di stiracchiarsi per il riposino pomeridiano mentre fuori le cicale cantano come ossesse il caldo che ti dilata i pori e i pensieri. Un dolce da consumare per la merenda col mio bambino adorato che intanto riposa sognante e sul quale spegneremo tutti quanti una candelina per festeggiare insieme il compleanno dei suoi zii che oggi compiono 21 anni.
Auguri a Io Diddi e Ia Chica.

1 bicchiere (di plastica) di latte o un vasetto di yogurt al naturale di 125 gr.
4 bicchieri di farina
2 bicchieri di zucchero
3/4 di bicchiere d’olio
2 uova
1 bustina di lievito
1 pesca
1 pera
1 banana
10 chicchi d’uva

Accendete il forno a 220°. Versate in una grande ciotola lo yogurt o il latte, lavate e asciugate il bicchiere che userete come dosatore per gli altri ingredienti. Aggiungete la farina, lo zucchero, l’olio, le uova e in ultimo, il lievito; mescolate bene fino a ottenere un impasto morbido e omogeneo. Sbucciate e tagliate a pezzi piuttosto piccoli la frutta, eliminando con cura anche i torsoli e i noccioli. Aggiungete la frutta all’impasto e mescolate ancora. Versate il composto in una tortiera imburrata e infarinata o rivestita di carta forno dal diametro di 25 cm e dai bordi piuttosto alti. Mettere in forno e cuocere per 40 minuti.

Nera è la terra

Tre Fontane, Campobello di Mazara, 28 luglio 2011

Nera è la terra
Abito la mia pelle imbiondita
Specchio di una nuova immagine
Riflessa nel senso che sta prendendo
Ogni nuovo passo.
Seguendo le risacche e i vortici,
Attraverso silenziosa le correnti e le paludi.

Lacrime salate, prezioso distillato delle ossa
Memorie durevoli che si disciolgono
nel mare.

Un sole liquido penetra l’orizzonte,
Membrana di bruma che spartisce il mare dal cielo.
Le solide viscere e i pensieri fluidi: un gelso
che cadendo si spacca
nutre i lombrichi e le chiocciole e le formiche.

Nera è la terra che cucina
il mio salario.

Auree dune fra l’asfalto e l’impeto dei flutti
Campi di angurie cullate dal canto del maestrale
Che del Mare Nostrum racconta la Storia
Di incontri e di attese.

Cani anarchici
per i viottoli che si tuffano sulla spiaggia
Aerei rombanti
solcano quest’innocente cielo.
Portano in Africa carichi di terrore
Bombe “intelligenti” su chi semina
odio nei ventri stuprati.

Lacrime salate, prezioso distillato delle ossa
Memorie durevoli che si disciolgono
Nel mare.

Nera è la terra che cucina
Il loro salario.