Ciuccia ancora!?

Questo articolo è per tutte quelle mamme che allattano i loro bambini più grandi ed è tratto da un capitolo di questo libro.

L’allattamento di durata normale (definizione che prendo in prestito dalla mia amica Grazia de Fiore) è quell’allattamento che dura finché per voi è conveniente che duri, la cui durata cioè offre un rapporto sereno e piacevole sia alla mamma che al bambino. Questo significa che non esiste un momento uguale per tutti per interromperlo: l’allattamento può durare uno, due, tre, quattro, cinque, sei anni, finché mamma e bambino lo desiderano.

Leggendo tutta la letteratura medica e psicologica che parla di allattamento però sembrerebbe esserci un’età per lo svezzamento al di là della quale allattare sarebbe per il bambino inutile o addirittura nocivo. I medici sostengono che al di là di una certa età (dai 3 mesi – 6 mesi, ai 9 mesi -12 mesi) il latte materno è insufficiente o inutile dal punto di vista nutrizionale. Gli psicologi invece paventano i rischi di una fusione patologica che impedirebbe al bambino di crescere se lo imbrigliamo in un allattamento “prolungato”. In questa sede io non parlerò di allattamento prolungato ma di allattamento di durata normale, perché la parola prolungato presuppone uno svezzamento dal seno considerato dalla società “normale” che in realtà, come mostrano gli studi più recenti e meno invischiati in logiche commerciali, è precoce e innaturale.

Perché continuare ad allattare oltre l’anno? La risposta più semplice a questa domanda è perché smettere? Io per prima, quando sono diventata madre, ero convinta che bisognasse allattare per non più di un anno e la prima volta che ho visto una bimba di più di due anni ciucciare sono rimasta scioccata e mi sono detta che mai avrei fatto una cosa simile… per fortuna i figli arrivano per stravolgere tutti i nostri pregiudizi e in realtà oggi non trovo realmente occasioni per smettere di allattare! Oggi so che lo svezzamento, se si è instaurato un rapporto di vera fiducia e di ascolto di se stesse e del proprio bambino, avviene poco per volta, giorno per giorno, senza piani stabiliti. Ma oltre a questo semplice buon senso (continuo ad allattare perché né io né il mio bambino vogliamo smettere), è opportuno sottolineare che in realtà gli ultimi studi sia in campo medico che in campo psicologico stanno sovvertendo quello che si credeva un tempo e che quindi allattare oltre l’anno in realtà non sia per niente un “vezzo”. Il latte materno continua ad essere un alimento di prima scelta in grado di fornire al bambino tutti i nutrienti di cui ha bisogno, i fattori immunologici continuano a proteggere il bambino e, anzi, man mano che il bambino cresce e ciuccia meno, la loro concentrazione nel latte aumenta. Oggi si sa che per alcune malattie, la protezione a lungo termine è tanto più significativa quanto più a lungo è durato l’allattamento. Anche sulla salute della madre i vantaggi sono tanto più importanti quanto più a lungo è durato l’allattamento. I vantaggi psicologici di un allattamento di durata normale sono stati meno esplorati, e sfortunatamente si trovano in giro più spesso testi che parlano dei rischi di allattare a lungo. Tuttavia basta vedere i bambini che sono stati allattati per due anni e più (anche tre, quattro, cinque anni…) per rendersi conto che sono maggiori i benefici.

Il bisogno di suzione nel bambino dura ben oltre l’anno. La nostra società indulge compiaciuta per il bambino che si ciuccia la coperta, il ciuccio, il biberon, il pollice e si scandalizza per il bambino che trova conforto nel seno di sua madre! Evidentemente il primo è considerato più “autonomo”, traendo più soddisfazione da un oggetto anziché da una relazione con un altro essere umano… (e se questo non dimostra su che cosa è fondata la nostra società dei consumi!).

Vogliamo parlare del conforto che dà ciucciare e accoccolarsi al seno di mamma quando si è malati, quando si è tristi, quando si è fatta la “bua”?

Oltre al conforto, possiamo continuare parlando del piacere nella soddisfazione di quella voglia di coccole che si ha quando si è un bimbetto trotterellante che scopre il mondo senza fermarsi un secondo. Nelle poppate sia il bimbo che la mamma si fermano un attimo, tirano un sospiro di sollievo prima di riprendere i ritmi frenetici della vita quotidiana. Soprattutto quando la mamma lavora e il bambino sta molte ore separato da lei, quanto sollievo dà la “poppata di ritrovamento”!

A volte la modalità di svezzamento distrugge tutti gli effetti positivi dell’allattamento di durata normale. Ci sono società guerriere che strappano bruscamente i bambini dal seno delle madri per temprarne i caratteri e farne persone più aggressive. A me sembra che nel mondo attuale di aggressività ce ne sia fin troppa…(il post sullo svezzamento è in preparazione)

Fare qualcosa che è visto come eccentrico dalla cultura nella quale si vive non è mai facile, non solo perché non si hanno modelli di riferimento coi quali condividere le gioie e i dubbi della propria scelta senza essere criticata come una madre morbosa. Tutte le autorità mediche, psicologiche e sociali tendono a stigmatizzare le mamme che continuano ad allattare oltre l’anno. Qualsiasi cosa questa povera madre farà sarà incompresa e trattata con ostilità. Se si lamenterà di non avere un attimo per se stessa, o che è stanca o che si sente “divorata” da un piccolo “parassita”, quale sarà la risposta? Ma è ovvio: Smetti di allattare! Se è una madre sola che si rivolge ai servizi sociali o a uno psicologo, il fatto che allatta farà un pessimo effetto, se il suo bambino fa fatica a separarsi da lei più del figlio dei vicini che non è allattato, le verrà detto che è normale e che è colpa dell’allattamento.

Per vivere bene un allattamento di durata normale ci sono alcune cose che si possono fare e altre da evitare:

  • nella misura in cui sia possibile, tapparsi le orecchie di fronte ai commenti negativi. Più saremo convinte della nostra scelta meno saranno tentati a intromettersi quelli che ci criticano.
  • Per non attirare a sé i commenti negativi cercheremo di essere discrete. Man mano che il bambino cresce faremo con lui dei piccoli “patti”: “non si ciuccia a casa della nonna” “non si ciuccia fuori da casa nostra” etc.
  • Se si sceglie di allattare in pubblico cercheremo di vestirci con un abbigliamento spezzato e adotteremo col bambino un codice non comprensibile dall’esterno per chiederci di ciucciare.
  • Non si tratta di vivere in esilio dalla società. Se siamo abbastanza sicure e convinte di fare la cosa giusta, sarà anzi un bene non nascondersi quando si allatta un bambino grande. È il solo modo perché l’allattamento di durata normale ritorni ad essere la norma nella nostra cultura.
  • Ma la vera cosa che ci permetterà di vivere bene il nostro allattamento di durata normale e il tipo di maternage che ne deriva è prendere le distanze dal mainstream che sopravvaluta l’autonomia precoce del bambino: prima farà le cose (camminare, parlare, dormire da solo senza risvegli,  togliere il pannolino, separasi da sua madre) meglio è. Questa precoce autonomizzazione non è naturale, un bambino di due anni non deve essere autonomo, i bambini che sono stati spinti fuori dal nido troppo presto rischiano di non sapere mai volare bene.

Un bambino a cui non è stato permesso di essere dipendente il tempo necessario per lui (e ribadisco, ogni bambino è diverso dall’altro) è costretto alla fine a farsi da mamma da solo e può sviluppare quello che gli psicologi chiamano il “falso sé”. In effetti il vero sé, il sentimento di essere se stessi, una persona indipendente, può svilupparsi solo se il bambino in un certo periodo ha potuto avere l’illusione di essere onnipotente rispetto al suo ambiente, che le cose accadano per sua volontà…

È sicuramente la cosa più difficile da comprendere, soprattutto al primo figlio e quando si vedono i bambini delle altre che sono meno “appiccicati” alla loro madre. Come credere, se non lo si è vissuto, che questi bambini appiccicosi e tetta-dipendenti diventeranno dei bambini realmente autonomi, indipendenti, curiosi del mondo e della vita?

Ovviamente la relazione di allattamento evolve assieme all’età del bambino. Il compito impegnativo di una mamma è sapere rispondere alle domande di poppare del bambino, che non è più un bisogno come quando aveva due mesi, ma un desiderio che in quanto tale, non è necessario che venga soddisfatto né immediatamente né integralmente. Un bambino grande chiede il seno non solo se ha fame, ma anche per consolarsi dopo una caduta, per tranquillizzarsi in un momento di stress o fatica, per rompere la noia… la madre può quindi proporre alternative alla poppata (leggere una storia, fare un gioco, andare a fare una passeggiata, proporgli un gelato…). Questa evoluzione dell’allattamento va di pari passo con la ricerca del modo più opportuno di porre dei limiti ai nostri figli, ed è una condizione indispensabile affinché il seno non sia un tappa-bocca come il ciuccio, che alla fine impedisce al bambino di esprimere i suoi bisogni e i suoi desideri e rende la madre schiava di un bambino che la divora ma anche onnipresente, che tutto può e che respinge il padre da questa relazione, non lasciandogli nessuno spazio tra il seno e il bambino. Molte madri di bambini che ciucciano a 2 o 3 anni si sentono oppresse da questa dipendenza reciproca, da queste giornate sole con loro. Ma ciò che è in discussione non è l’allattamento di durata normale, è anche la società che non è attrezzata a supportare le madri che scelgono di svezzare in maniera naturale i propri bambini. Il bambino di due- tre anni non è fatto per stare tutto il giorno con la madre e la madre non è fatta per stare tutto il giorno con suo figlio, senza la compagnia e la conversazione di altri adulti. I bambini di questa età dovrebbero essere liberi di andare e venire tra compagni di gioco, attività libere (e non sempre pianificate dall’adulto) e la possibilità di ritornare di tanto in tanto alla loro “base sicura”, riprendendo energie per poi lanciarsi verso la scoperta del mondo. Ancora una volta, è una società basata sulla famiglia nucleare abbandonata a se stessa che ha difficoltà a trovare spazi di aggregazione e condivisione a rendere difficili le relazioni all’interno della famiglia stessa. Concediamo ai bambini di essere bambini, con i loro sacrosanti bisogni, desideri e aspettative, perché è solo in questo ritmo tra la contrazione e l’espansione che si sviluppa una personalità che saprà scegliere liberamente quando sarà il momento di spiccare il volo.

Nota bibliografica:

Jack Newman – Grazia de Fiore, Svezzamento e allattamento, Coleman Editore

Carlos Gonzales, Un dono per tutta la vita, Il leone verde editore

Claude Didierjean-Jouveneau, Allattamento materno, tutto ciò (o quasi) che bisogna sapere, Coleman Editore

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Un pensiero su “Ciuccia ancora!?

  1. E’ sacrosanta ogni parola di questo post, e aggiungerei che sono proprio i medici ad essere i più scandalizzati se si allatta ancora dopo lo svezzamento, contribuendo a disorientare non poco chi di noi non ha supporti e naviga a vista.Grazie!!!!

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