Problemi in allattamento:il dolore al seno e le ragadi

Sin dalla prima poppata hai provato un dolore intensissimo al seno e, dopo alcuni giorni, sono comparse le prime ragadi. Cosa fare?

Un segnale che qualcosa non va

Durante la poppata, prolattina e ossitocina – due ormoni stimolati dalla suzione del bebè – regalano alla mamma una sensazione di profondo benessere e rilassamento. A volte, però, questo speciale appuntamento può trasformarsi in un’esperienza molto spiacevole: quando la mamma prova dolore, non solo non riesce ad apprezzare il momento d’intimità con il suo piccolo, ma c’è il rischio che il buon avvio dell’allattamento venga compromesso.
Un certo fastidio o una lieve screpolatura del capezzolo nei primissimi giorni dopo la nascita, soprattutto se si tratta del primo bebè, sono fisiologici. Ma se questo disagio si prolunga nel tempo o si accentua, è il segnale che qualcosa non va e non deve essere trascurato, dato che proprio il dolore e le ragadi sono tra le prime cause d’interruzione precoce dell’allattamento.

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Come allattiamo?

 

Come allattiamo?

Le nostre diverse esperienze a confronto

 

Una volta cominciato, come procedere con l’allattamento?

Dovete tornare al lavoro e lo svezzamento vi sembra necessario?

Il vostro bambino rifiuta ogni forma di pappa che voi offrite?

Allattate un bambino di due anni, e non sapete come fare a smettere?

Monica Garraffa  e  Marika Gallo, mamme alla pari in allattamento al seno, vi  invitano ad un incontro gratuito per confrontarci su questi temi  e su tanto altro ancora…

 

Venerdì 1 aprile 2011, h 15,30-18,30

Biblioteca dei bambini e dei ragazzi Le Balate, via delle Balate, 4, Palermo.

Per informazioni e prenotazioni contattare il n. 3389799490 o domodamablog@yahoo.it

 

 

 

L’allattamento non dovrebbe essere sacrificato sull’altare dell’ignoranzaJack Newman

 

…”Tanto ci ho la web cam”

– ciao cara, com’è cresciuto il tuo bambino, quanto ha adesso?

– otto mesi, non riesco più a tenerlo in braccio pesa già dieci chili!

– e com’è?

– di notte è tranquillo, è di giorno che rompe tutto il tempo!

– davvero?dorme tutta la notte?

– sì sì, ormai non si sveglia più, i primi tempi si svegliava, appena lo appoggiavo sul mio cuscino si riaddormentava subito allora ho detto “tu non mi freghi”, dopo tre notti che l’ho lasciato sbattere non si è svegliato più e il mese prossimo lo metto in cameretta! Già è stato troppo tempo in camera da letto!!!

-davvero? Da solo nel lettino? Nella sua stanza? E tu dormi tranquilla?

-sì tanto ci ho la web cam…

I figli non ci appartengono perché sono della vita, ma se c’è un’età in cui ti danno l’illusione di appartenerti quella è la prima infanzia, in cui puoi godere della loro tenerezza, del loro profumo di pane appena sfornato e zucchero filato, delle loro guanciotte morbide da riempire di baci e carezze. A tutta questa felicità io non rinuncerei per nulla al mondo. E poi, forse sarò un’egoista o una povera illusa ma spero che tu un giorno mi vorrai un po’ più bene sapendo quanto siamo stati uniti nei primi anni della tua vita. Sapendo che non ho mai cercato deliberatamente di tenerti lontano da me per farti abituare ad essere autonomo o non farti prendere il “vizio”, lasciandoti sporcare di cioccolato e impasticciare le tue manine paffute nel cibo, lasciandoti sperimentare e giocare con i miei utensili. Non c’è angolo della casa che ti sia stato messo off limit, hai la libertà assoluta di aprire e chiudere cassetti e sportelli, avendo avuto l’accortezza di lasciare alla tua altezza solo cose che non ti arrecano danno. In mezzo a me e papà, la sera, quando è il momento della nanna, sei felice, appagato, ti addormenti beatamente appena spegniamo la luce, e sei così sicuro che non ti è negato l’accesso al lettone che certe sere tu stesso vai nel tuo lettino appiccicato al nostro letto e ti ci fai belle dormite fino all’indomani mattina. Indipendenza e Automonia, i due mantra della pedagogia moderna, non possono procedere se non di pari passo con Libertà. Solo educandoti alla libertà posso aspettarmi da te che tu sia indipendente e autonomo: libertà di scegliere tra stare con noi nel lettone o andare da solo nella tua cameretta. Non c’è indipendenza in un bambino di otto mesi che viene costretto a dormire da solo perché lo si è addestrato a non chiedere di stare con mamma e papà. L’unico modo che ho di aspettarmi da te che tu sia autonomo è proponendoti delle alternative e rispettando le tue scelte. Quando sarai maturo per fare una scelta sarai tu stesso con i tuoi tempi a volertene andare dal nostro letto, perché non esiste bambino al mondo che non voglia diventare grande. Ma io non ho fretta che tu cresca, amore mio, quando sarai pronto per spiccare il volo, ti accompagnerò dolcemente fuori dal nido…

Ciuccia ancora!?

Questo articolo è per tutte quelle mamme che allattano i loro bambini più grandi ed è tratto da un capitolo di questo libro.

L’allattamento di durata normale (definizione che prendo in prestito dalla mia amica Grazia de Fiore) è quell’allattamento che dura finché per voi è conveniente che duri, la cui durata cioè offre un rapporto sereno e piacevole sia alla mamma che al bambino. Questo significa che non esiste un momento uguale per tutti per interromperlo: l’allattamento può durare uno, due, tre, quattro, cinque, sei anni, finché mamma e bambino lo desiderano. Continua a leggere

Racconti di parto: una settimana dopo…

Mentre Samina è riuscita a caldo a fare la cronaca dell’evento che abbiamo organizzato il 13 marzo alla biblioteca le Balate, io provo a dare le mie impressioni a freddo, cercando di mettere insieme le membra di un corpo di immagini, parole e suoni che mi si ricompone lentamente in testa. L’evento era nato dall’urgenza che sentivamo di dare voce ai racconti di parto delle mamme con cui noi donne di Domodama ci siamo confrontate in questi mesi. L’esperienza di conduzione di gruppi di mamme per me è relativamente nuova e mi rendo conto che ogni occasione è utile per apprendere dalle donne l’arte della maieutica. In punta di piedi e a piccoli passi mi sono avvicinata a quello che sentivo un’esigenza non solo mia ma anche del territorio di creare occasioni di riunione fra mamme, dove potere parlare e confrontarci, a partire dalle nostre esperienze contingenti. Fino al 13 marzo “la via lattea” è stata la via preferenziale attraverso la quale condurre i nostri incontri. Eppure, sia che parlavamo di allattamento, sia che parlavamo di alimentazione complementare o di sonno dei bambini o del portage o di gioco, emergeva sempre, e dico sempre, dalla voce delle mamme, il momento del parto. Tutte riferivano, più o meno consapevolmente, di un “periodo critico” attorno alla nascita nel quale si erano creati i presupposti per la relazione futura col proprio bambino.

Se è vero che il parto è solo un momento mentre un figlio è per sempre, è altrettanto vero che nel momento del parto si condensano sensazioni, emozioni che rimangono a volte stagnanti, se non ci si concede l’opportunità di dare loro voce. Spesso una mamma che ha vissuto un parto traumatico non è legittimata né da se stessa né dalla società a fare spazio dentro di sé a quel senso di sconforto che la pervade nonostante il bambino sia lì, stia bene, sia la gioia di tutti. Come per altri aspetti del suo essere donna e del suo essere madre, è costretta a tenere seppellito dentro di sé tutto il suo disagio. Per cicatrizzare queste ferite che sono fisiche e spirituali, abbiamo cercato di dare loro voce, in un dialogo tra il dolore di una femminilità ferita e svilita e i percorsi per prendersi cura di sé che ci hanno proposto gli operatori intervenuti e ai quali rivolgiamo il nostro più sentito “grazie”. Perché lasciare che le nostre energie irrancidiscano quando è possibile trasformare le ferite in risorse?

Confesso che organizzare questo incontro è stato molto impegnativo. Se risulta politicamente corretto promuovere l’allattamento materno, a quanto pare nel nostro ambiente non è altrettanto politicamente corretto sottolineare come non si possa incoraggiarlo senza prima fare critica alle attitudini, alle azioni e alle mentalità che disturbano la gravidanza e il parto, terreno dove si gettano i semi del legame col nostro bambino, con il nostro compagno, con i molteplici aspetti della nostra vita.

Il fine di una moderna medicina perinatale è quello di ottenere una mamma ed un bambino in perfetta SALUTE con il livello di cure più basso compatibile con la sicurezza. In una gravidanza fisiologica è necessario trovare una buona giustificazione prima di mettere in atto qualsiasi intervento ostetrico. OMS, Ginevra 1996