Parole che camminano da sole nel giorno del tuo primo compleanno

Le parole sono i nomi delle cose, Cratilo nel Simposio di Platone diceva che non sono mai casuali. Neppure le parole di un bimbo di un anno, aggiungerei io.

“Matteo, chi sono io?” – “Ma ma ma ma” mi ripeti ora distratto ora con lo sguardo furbetto perché sai di farmi contenta.

Come è divertente sentirti battezzare ogni oggetto di forma sferica indistintamente Paal: perla, pomello, lampada, arancia, mela, palla, pallina, tappo, rotella, tovaglia con una fantasia di frutti tondi o bolle, diventano tutti Paal; ogni quadrupede eccetto il cavallo che è ‘ncla ‘ncla, ed il gatto che è Mii , è un Bab, ogni macchina, motore, autobus, camion, ma anche aspirapolvere, lavatrice, trolley o frullatore è un Brum brum.
Pane (Pae), pappa, pianta (albero o foglia), pesce e papà (tutti accorpati in un unico fonema jolly, Pa) e Di-di (zio Gigi, il tuo compagno di giochi), Le le le (Leo, il barboncino di nonna) e GOOL (ogni volta che vedi giocare a calcio) sono altre parole contemplate nel tuo rudimentale vocabolario. Eh-Eh-Eh-Eh-Eh è il verso petulante accompagnato dal tuo ditino che ti aiuta a indicare o a chiedere qualcosa. Effu ff ff è il vento, ma anche il ventilatore o le girandole appese ai balconi, o il phon e quindi soffi sul tuo piatto per raffreddarlo e da qualche giorno ti stiamo facendo fare le prove per spegnere la candelina del tuo primo compleanno, ma soffi anche sui miei capelli quando mi vanno davanti agli occhi per spostarli come fa il phon. Se interrogato e non distratto da altro, giochiamo a indicare tutte le parti del corpo, capelli, occhi, naso, bocca, mani, piedi, pancino, pisellino… li vai cercando sempre col tuo solito ditino ed io ti acchiappo e ti stritolo di baci perché sei un buffoncello e il mio soldo di cacio da ottanta cm e undici chili, con sei sparuti denti ed un’energia vulcanica…
Scali i mobili i divani le sedie i letti, il tuo sport preferito adesso è lo step, perché fai sali e scendi dal gradino del bagno, ti aggrappi al bidet, vuoi aprirne il rubinetto, gattoni libero per tutta la casa ed io a starti dietro senza farmi vedere il più delle volte per impedirti di toccare tutto ciò che non puoi toccare (prese, cavi, e quant’altro) e nel contempo per non trasmetterti ansia o il gusto del proibito. Cammini già da una decina di giorni, i primi giorni stavi in equilibrio sulle tue gambe senza appiglio e ti lanciavi a fare i primi passi da solo gettandoti tra le nostre braccia festanti con un sorriso soddisfatto, ora invece sei più sicuro e addirittura vorresti che ti lasciassi la mano mentre siamo in giro per negozi. Sei troppo buffo perché ti lanci a camminare con le mani in avanti come gli zombi del video Thriller di Michael Jackson e prima di lanciarti ti segni a mente il percorso che devi fare per vedere se ci sono ostacoli o appigli a metà strada dove aggrapparti nel caso in cui perdi l’equilibrio: in questo modo, da un paio di giorni ti sei lanciato alla conquista delle tue bipedi esperienze ed io sono tanto felice di vederti così orgoglioso di te. Adori il gioco del girotondo, ti butti giù per terra prima che finisca la filastrocca e batti le manine festoso. Al tuo occhio di lince non sfugge nulla, sei un attento osservatore e mi sorprendi continuamente delle tue spiccate doti comunicative ed empatiche. Hai un orecchio bionico quando senti musica ballabile, parti in quarta muovendoti come un ossesso, facendo avanti e indietro con la schiena, destra e sinistra con la testa, su e giù con le ginocchia e roteando le mani come un danzatore di flamenco. Sai guardare e studiare le persone e per ognuna riservi un trattamento diverso, hai uno sguardo molto profondo e decisamente curioso, mi fai morire dal ridere quando tutto assorto e impegnato, non ti giri neppure se ti chiamo ad alta voce e incastri pinze o impili bicchieri, apri e chiudi sportelli e cassetti, viti e sviti barattoli, provi ad inforcare il cibo con una posata, premi i tasti del telefonino e riesci a cambiare le suonerie, cosicché quando mi squilla il cellulare io non lo riconosco mai.

Pronunci le tue parole come se pronunciassi una formula magica e nominando il mondo che ti circonda, a poco a poco lo chiami all’esistenza, così come fecero i primi uomini quando davano nomi alle cose e tutto per loro era nuovo. All’alba della Storia, anche i loro occhi, come i tuoi, dovevano essere scintillanti di stupore e anche le loro parole, le pronunciavano con sacralità, a volte sussurrandosele per tenerle a mente, altre volte spalancando la bocca e gridandole al mondo intero. Immagino che lasciavano che le cose nominate risuonassero dentro di loro ad evocare qualcosa che a noi adulti evoluti non evocano più.

Una nuova me, non più Marika, ma Ma-ma-ma, oggi compie un anno ed io mi specchio attraverso il tuo sguardo che luccica di stupore e meraviglia. Ripercorro a ritroso il cammino che dall’indeterminata e incerta esistenza della prematernità mi ha portata a con-tenerti in un liquido abbraccio prima ed a tenerti per mano mentre ti lanci vacillante ed entusiasta alla conquista del mondo, adesso.
Ti sono grata di avermi fatta tua madre; sei stato un sogno, ora stai crescendo, perché come scrivevo un anno fa “ciascuno cresce solo se sognato”. Oggi quel verso di Danilo Dolci mi ha insegnato che nell’attesa, io non stavo sognando solo te, io stavo sognando me stessa e imparando a sognarmi solo ora sto crescendo. Un anno fa non avrei mai potuto neanche lontanamente immaginare di conoscere la figlia di Danilo Dolci, Libera, né che avrei intrapreso una strada che mi avrebbe condotta a crescere come persona e a mettermi al servizio degli altri. Tutto questo perché tu sei nato ed hai aperto una strada nuova nella mia esistenza, come una breccia che emana luce e rischiara le ombre da dove siamo usciti.

Oggi 26 novembre 2010 compi il tuo primo anno. Non arrivo a comprendere quanto in fretta sia trascorso il tempo, ma è volato in un soffio. Da grande non te ne ricorderai, ma è l’anno più importante. Ti facciamo una grande festa perché siamo felici che tu sia nato, stasera andremo in una ludoteca dove giocherai assieme ad altri bimbi con tanti giochi e ti divertirai un mondo.
In questi 365 giorni ho cercato di essere una madre sufficientemente buona donandoti quella serenità di sentirti amato per come sei. Mi piace credere che è per questo che sei un bambino sereno, indipendente, volitivo curioso e sicuro di te.
Non ti ho mai “insegnato” a dormire applicando il metodo estivill, o altri “metodi” come se tu fossi un cane da addestrare, ma ho sempre rispettato il tuo spazio e il tuo tempo facendoti accedere incondizionatamente alle mie braccia e al mio seno, nella convinzione che dormire e mangiare da adulti siano, come camminare o parlare, funzioni fisiologiche che si conquistano con la maturazione del nostro sistema nervoso e che intervenire perché ci si abitui precocemente, laddove non sia controproducente può risultare quantomeno inutile.
Fiumi di latte, non solo per nutrirti, ma anche per dirti “Io sono qui con te”, quando ancora non capivi le mie parole e guardavi il mondo solo dalla prospettiva del seno, hanno innaffiato il nostro legame rendendolo speciale, ti ho sempre allevato tenendoti tanto tempo addosso e vicino a me, sia di giorno che di notte e così sono diventata per te una base sicura dalla quale ti stai lanciando verso il mondo. Chiunque ti vede si stupisce di come io posso lasciarti a persone che tu conosci e che ti stanno simpatiche senza che cerchi la mia presenza o sia in ansia durante la mia assenza.
Ho cercato di non tenerti impacchettato nei pannolini praticando seppure con poco successo l’igiene naturale ed ora mi sono cimentata pure nella cucitura dei pannolini lavabili pur di non farti assorbire metalli pesanti e sostanze inquinanti attraverso la pelle del tuo culetto.
Non ti ho mai costretto a finire il piatto facendo l’aeroplanino o distraendoti ma ho da sempre praticato l’alimentazione complementare a richiesta così da permettere al tuo stomaco di regolare da solo il senso di fame.
Ma, cosa più importante, in questo anno ti ho regalato la mia disponibilità a ribaltare tutte le mie convinzioni pregresse, a informarmi di più, rimettermi in discussione, ridisegnare i contorni del mio mondo.
Ti ho regalato il mio tempo e la mia indipendenza da te perché ora che siamo “grandi” il nostro rapporto è cambiato, ed ancora cambierà, crescerà. Tutto ciò non mi è costato fatica o sacrificio, perché i tuoi bisogni non sono mai stati lontani dai miei bisogni.
Ancora una volta mi rendo conto di come sia stato tu ad avere fatto il regalo più grande a me con la tua esistenza, perché da quando ci sei tu la vita mi ha fatto sapere che al mondo non esistiamo solo noi o il nostro mondo intorno, ma c’è molto di più bello e importante. Tu hai spostato tutti i miei confini e mi hai reso capace di impegnarmi a diventare io stessa il cambiamento che desidero avvenga nel mondo lì fuori e a smetterla con l’essere indifferente, pessimista e a delegare sempre agli altri.

Ho capito allora quale può essere il mio regalo per te oggi. Ha la consistenza e il peso di una promessa. Ti regalerò la mia me migliore, la mia gioia di vivere e di fare bene, cercando di accompagnarti con dolcezza lungo la tua infanzia e giovinezza.
Solo questo so regalarti, sperando che un giorno il mio dono non sia troppo ingombrante per te e che tu diventi davvero un uomo libero. Ti amo, figlio mio.
La tua mamma.

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