Oggi compi tre mesi

Sei sceso dal cielo con la pioggia di Marzo. Sei atterrato su di un’isola che un tempo, secondo la mitologia greca, era la fucina di Efesto, il dio del fuoco. E il fuoco sembra davvero l’elemento dominante della tua personalità. Eravamo a Vulcano papà ed io, quando tu sei arrivato come una promessa di vita nei nostri cuori. Ricordo con tenerezza i nostri nove mesi di couvade mentre il sole, oggi è sfacciatamente caldo e c’è un’aria pungente e tersa. Tu dormi ancora sul nostro lettone, nel quale ogni mattina alle sei, puntuale come un orologio svizzero, ti trasferisci con i tuoi bellissimi occhi chiusi e impiastricciati e la tua bocca famelica spalancata in attesa del mio capezzolo.
Ore, pomeriggi, notti in frammenti, tempo insomma. Tempo lieve come una carezza. Tempo della tenerezza, dei sorrisi, della felicità di una risata, tempo delle scoperte. Del tutto inconsapevolmente e ignara del tesoro che mi si sarebbe schiuso davanti agli occhi, ho ricevuto il dono più grande, il tempo che posso condividere con te.
Ti amo figlio mio, auguri per il tuo primo trimestre di vita…

Ora vado a montare le uova con lo zucchero per preparare una nuova torta in tuo onore, oggi si festeggia, ma me ne vado salutandovi con queste lievi note…
Alla prossima

La stanchezza e le coccole

Ci sono giorni che non finiscono mai. Che la schiena ti brucia, che il cielo è livido come il piombo e il tuo umore ne assume il colore. Ci sono giorni che sgrani le ore come chicchi di un lunghissimo rosario e inzaccherata dalle incertezze e dalla malinconia con un bimbo piangente sulle spalle, che sente la tua stanchezza, vorresti urlare, e piangere con lui. E più tu sei stanca più lui piange e non ti molla. Perché sai che funziona così: che il tuo piccolo aquilotto vive in simbiosi con te ed ha i suoi sensori sintonizzati su tutti i tuoi stati d’animo, mentre tu sei affogata in un informe felpa over-size che puzza di vomito e spilli i minuti passeggiando sulle tue vecchie e comode pantofole per casa col tuo bambino che piange perché si è svegliato da solo e non ti ha trovato lì accanto a sé dopo averti chiamato a lungo. Eppure tu lo sai che il tuo bimbo è ansioso e che, sebbene al risveglio non pianga mai, ma faccia gorgheggi e risolini al lampadario o alla giostrina di fronte ai suoi occhi, dopo un po’ inizia ad agitarsi per i morsi della fame e nonostante non pianga ancora, tu, da brava mamma attenta, sei lì ad accoglierlo e dargli il benvenuto e soddisfare subito ogni suo bisogno e porgergli il seno e parlargli sottovoce e… Sì, è così: attivare tutta una serie di rituali rassicuranti che permettono a te e al tuo bambino di trascorrere ore serene.
Stavolta però ti trovavi fuori a stendere il bucato e non ti sei accorta. Il bimbo ha aperto gli occhi, ti ha cercata, non ti ha trovata, si è spaventato e ha iniziato a urlare e urlare e urlare. Ma tu dov’eri mamma?

Siamo arrivati a sera distrutti. Ho perfino lasciato la tavola da sparecchiare. Avevo bisogno di chiudere tutto il resto fuori. Ho aperto il rubinetto dell’acqua calda, acceso una nuova candela al profumo di arancia e cannella disciolto il bagnoschiuma di Matteo nell’acqua della vasca e mi sono concessa un bagno caldo. Era da quasi un anno che non mi concedevo un bagno, diamine!. Matteo si era appena appisolato e volevo approfittarne, ma non sono passati dieci minuti – giusto il tempo di preparare l’ambiente e immergermi, che era di nuovo sveglio, di nuovo in allerta, di nuovo in cerca della sua mamma!
Vincenzo lo ha calmato, ci ha giocato un po’ sul fasciatoio, gli ha pulito il culetto e me lo ha dato in braccio dentro la vasca. Io e Matteo addosso a me coccolati dal papà che ci bagnava la schiena. Magia allo stato puro. Fare un bagno caldo insieme al tuo piccolo cucciolo, ricorda vagamente la vostra gestazione. Matteo era rilassatissimo, ma non per questo ha mollato la presa subito! E no!!! siamo stati a letto dalle 22 alla mezzanotte e lui non voleva saperne di addormentarsi. Alla fine ha dormito con me. Aveva bisogno di sentirsi al sicuro ed io avevo bisogno di tenermelo stretto stretto e di fargli capire che non lo abbandonerò mai più!