“Ciascuno cresce solo se sognato”

 Ciao piccolo inquilino, mentre tu passi le tue ore inventandoti chissà quali passatempi lì dentro la tua cameretta amniotica, ti racconto una cosa: ti avevo detto l’altroieri che mi sarei dedicata a sistemare i nostri documenti, i vecchi appunti di università e tutto quello che giaceva nel fondo dei cassetti della scrivania per trasferirlo tra la parete attrezzata del salotto e lo scatolone da portare giù in cantina… ebbene tra le varie foto, le varie lettere d’amore di me e papi da fidanzati, i vari bigliettini d’auguri dei Natali e Compleanni trascorsi ho trovato un foglio bianco formato A4 su cui avevo scritto a penna qualcosa che potrei intitolare “lettera ad un figlio non ancora concepito”.

Una sensazione di calore mi ha invaso il cuore appena ho trovato questo foglio dimenticato; i miei polpastrelli hanno scorso i riccioli d’inchiostro tatuati su di esso con la nostalgia per quello che ormai è un gesto che non faccio quasi più, scrivere a penna; gli occhi rincorrevano quelle parole con la tenerezza e la consapevolezza di chi, col famoso senno di poi, guarda indietro al passato e ringrazia il cielo per averci permesso di salvare dall’oblio una pagina come questa.

13 dicembre 2005

Dicono che i bambini non ancora nati siano delle stelle del cielo o degli angeli che aspettano l’incarnazione.

Tu aspetti. Aspetti di venire al mondo, anche se ancora non lo sai. E quando sarai concepito, avrai accettato di diventare una cellula, poi un embrione, poi un feto e plasmarti dentro il mio utero, nell’inconsapevole attesa di venire al mondo e di diventare una nuova persona. Credo di amarti già, anche se non ci sei, anche se sei solo un’idea, un sogno. Non ci sei perché ancora i tuoi genitori non ti hanno preparato il nido. Non un lavoro sicuro, non una casa, ma presto lo faranno, parlano già di sposarsi entro un paio d’anni: vedrai che il tempo passerà in fretta e noi due finalmente ci conosceremo. Chissà… forse è per questo che amo tuo padre, perché attraverso di lui ho visto te. Non ci avevo mai pensato eppure credo che in fondo e in parte sia così. Forse sarò una pessima madre, non sarò capace di proteggerti, curarti, darti quello di cui hai veramente bisogno. Forse arriverà un giorno in cui mi odierai. Un po’ tutti i figli, soprattutto da adolescenti si rivoltano contro i loro genitori perché non li hanno lasciati liberi abbastanza o non hanno capito ciò di cui avevano bisogno, sono stati troppo assenti o troppo presenti, troppo severi o troppo indulgenti. È contro i nostri genitori che noi figli commettiamo i nostri errori più stupidi. Da bambina io avrei voluto che mia madre non rivedesse in me un pezzo di mio padre che l’aveva ferita. Forse è stato solo un tarlo della mia testa, ma, seppure mi abbia amato e mi ami di un amore profondo e viscerale, mia madre ha avvelenato quest’amore con la paura che io potessi voltarle le spalle. Purtroppo nella vita chi coltiva le proprie paure, alla fine non fa altro che rischiare di vederle materializzare. L’unica conseguenza della sua sofferenza è stato il mio desiderio di adolescente di staccarmi da lei. Eppure io, questo desiderio, l’ho sempre rimandato fino ad allontanarlo definitivamente da me non so se perché sono stata pusillanime o perché in fondo, crescendo, mi sono comunque distaccata dai suoi tormenti lasciando alla vita la possibilità di seguire il suo corso. So che quando tu arriverai io avrò l’opportunità di rimettermi in pace col mondo intero, con mia madre e con Dio. Altrimenti non avrebbe senso che io continui a sognarti la notte attaccato al mio petto, o dentro la mia pancia, o in braccio a qualcun’altra che ti porta via da me. Bambino mio o bambina mia, le nostre vite per molto tempo saranno intrecciate ma spero che quando ne avrai bisogno, io sarò capace di lasciarti andare con le tue gambe e di riuscire a donarti l’unica parte che di me ti meriti, non le mie ansie, la mia paura di essere abbandonata, ma quel coraggio e quella speranza che ti vedranno realizzato con le tue capacità e spiccare il volo senza dipendere da nessuno se non da te stesso e dal Signore. Ti amo e ti aspetto.”

Questo diario è tuo, figlio mio, quando tu sarai grande abbastanza da capire e sfoglierai queste pagine alle quali ho consegnato le mie sensazioni, le mie emozioni, il mio mondo interiore, il mio quotidiano, vedrai tua madre come magari non l’avrai mai conosciuta… una ragazza di venticinque anni che già accarezzava l’idea di potere vivere la maternità, una donna di quasi trenta che ha riempito d’amore ogni angolo ogni foglio ogni pensiero della sua vita e poi una neo mamma alle prese con il  quotidiano che dovrà imparare ad accudirti e che crescerà insieme a te. Mi auguro di potere avere il tempo necessario per potere scrivere tutto di noi appena tu sarai nato, tutte le tue scoperte e i tuoi progressi, i miei dubbi e le mie conquiste, la crescita quotidiana del nostro legame, il legame più bello, quello tra una mamma e suo figlio, cosicché niente sia abbandonato all’oblio. Oggi ho capito che scrivere un diario non è solo guardarsi allo specchio, no. È proprio istaurare un dialogo tra l’ieri e il domani e tra innumerevoli attimi presenti in cui chi mi legge può intervenire e commentare. Sebbene queste pagine siano di dominio pubblico e siano lette e commentate da altri genitori e da tanti amici, sei tu, Matteo, fino a ieri Pollicino, il fruitore finale di queste pagine, è con te che ho istaurato questo dialogo,è a te che mi rivolgo. Un giorno tu mi risponderai, spero, io intanto sono qui in attesa di questo feed back convinta insieme al poeta e pedagogista Danilo Dolci che “ciascuno cresce solo se sognato”.

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