Brezza leggera

I mesi, le settimane, i giorni, le ore trascorrono inesorabili dentro la clessidra immaginaria che scandisce il tempo della nostra simbiosi. All’attesa e ai propositi di fare e di comprare si susseguono sensazioni torporose per via della mancanza di ritmo di certe giornate lente in cui un caldo spossante mi riduce ad un indefinito e amorfo stato larvale. La pressione sanguigna che scende, la tachicardia che aumenta il mio affanno, formicolii e gonfiori agli arti nonché la onnipresente sciatalgia mi fiaccano le giornate dilatandone il tempo. Stamattina mi guardavo allo specchio del bagno mentre dal rubinetto, con moti centripeti, lunghi getti d’acqua trascinavano via tutti i miei pensieri confusi, scaturiti da notti agitate da sogni strani.

Siamo due in una.

Tu dentro di me ormai senti con maggiore precisione, interagisci, manifesti il tuo disappunto per una posizione o un suono o il tuo apprezzamento per un sapore o una sensazione piacevole. Se io sto bene tu lo capisci, così se mi agito o mi innervosisco. Noi due viviamo insieme e giorno dopo giorno impariamo a conoscerci e a capirci. Pensa che fra men che non si dica riusciremo a vederci per davvero, ma mancano ancora diciassette settimane più o meno, e benché il tempo sia un concetto piuttosto relativo, a me paiono tante ed io me le voglio godere tutte, perché la gravidanza, con tutti i suoi affanni, è un’esperienza incredibilmente meravigliosa.

Miracoli della tecnologia:ogni volta che vado allo studio della ginecologa, quel feto sul monitor mi mostra chi è mio figlio. Ti porti sempre le mani in faccia, come chi si vuole proteggere. Sarai un bambino fifone o curioso? Avrai una mente scientifica o sarai più incline alle materie umanistiche? Sarai timido o socievole?Trascinatore o uno che vive all’ombra degli altri?

A volte mi spaventa l’idea di dirti troppe bugie o di dirtene troppo poche. Che la vita è bella, che stare al mondo è una fortuna, che il dolore non esiste o che se proprio esiste, presto finirà. Ho paura che per quello che ti avrò detto e insegnato tu un giorno, caricato da troppe aspettative, avrai in bocca l’amaro sapore del disincanto.

La mia non è stata un’infanzia felice, piuttosto malinconica e lenta, fatta di lunghi giorni ad aspettare che la vita mi si schiudesse davanti. Con gli anni e da grande ho appreso la felicità e me ne sono innamorata. Ed è questa felicità che io ora cercherò di donarti come posso, insegnandoti che nel mondo vale sempre la pena di essere onesti anche se in giro troverai troppi esempi di disonestà; che tutte le strade sono giuste, anche quelle sbagliate, perché solo attraverso certi cammini tortuosi si diventa saggi; che l’empatia e la comprensione ti daranno la chiave per entrare nei cuori delle persone, anche le più difficili; e soprattutto ti spiegherò che io, anche se sono la tua mamma e mi caverei piuttosto un occhio pur di non vederti soffrire, non potrò alllontanare da te l’amaro calice del dolore. Ti insegnerò che il dolore è uno dei tanti colori che formano l’arcobaleno della vita e che se accettato e compreso, non sarà più uno spauracchio per noi.

L’immagine di te in posizione cefalica, rannicchiato su te stesso, che ti proteggi il viso con entrambe le tue minuscole mani, mi rimarrà impressa per tutti i giorni della mia vita. Sarà un tenero ricordo di te che mi porterò dentro quando ti vedrò crescere, camminare da solo, diventare ragazzino, giovane e adulto.

Cosa potrò dirti in quel lontano futuro per non deluderti? Forse che la felicità, come una brezza leggera, scompiglierà i tuoi capelli e anche se non riuscirai a capire da dove viene per poi volare via, per il fatto stesso che ne hai avuto sentore, continuerai a camminare a testa in su, dimenticandoti del suolo che calpesterai con fatica lungo le strade della tua vita.

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