La mia fiaba di Epifania

Da una pagina del nostri diario del 5 gennaio di due anni fa, il 2018.

Mamma raccontami la storia della Befana, mi ha chiesto Alice ieri sera. Ed io le ho inventato una storia che forse non leggeremo mai nei libri di leggende intorno a questa figura magica.
Ti ricordi chi sono i Magi, Alice?
I Magi erano degli scienziati e dei sapienti che guardando il cielo si accorsero per primi della stella cometa e secondo le loro conoscenze del cielo capirono che quello era il segno che indicava la nascita di un nuovo re. Allora lasciarono i loro Paesi, l’India, la Persia e l’Arabia e partirono per un lungo viaggio nel deserto con i loro cammelli e dromedari portando con sé in dono oro incenso e mirra. Al loro corteo da Alessandria d’Egitto si unì una Maga in groppa al suo cavallo bianco, anche lei era molto sapiente e saggia era apicultrice medica musica e poetessa e portava con sé miele. Ognuno di questi quattro doni erano doni che indicavano che Gesù era il bambino divino, il nuovo re e redentore.
L’oro portato dal Mago più anziano, Melchiorre è il simbolo della regalità, l’incenso portato da Baldassarre è simbolo della divinità, la mirra portata da Gaspare della vita che continua dopo la morte, il miele portato da Epifania era simbolo del potere di guarigione. Man mano si avvicinarono alla Palestina in una notte di luna piena apparve l’angelo Gabriele ad Epifania dicendole che avrebbe dovuto celare la sua vera identità fino al prossimo segno e nascondersi dietro le spoglie di una vecchia mendicante, perché altrimenti avrebbe messo in pericolo il bambino che il re Erode voleva uccidere e che avrebbe trovato proprio seguendo i re Magi. Il giorno dopo Epifania abbandonò la carovana dei Magi e disse al suo destriero di correre più in fretta che poteva per raggiungere Betlemme prima dei Magi. Per questo in nessun presepe troviamo Epifania insieme a Melchiorre Baldassarre e Gaspare. Lei arrivò prima e si mescolò ai mendicanti di Betlemme, con la sua ramazza spazzava le strade dal ciarpame lasciato dai balordi che uscivano dalle locande e aspettava il segno che la cometa aveva annunciato. A Betlemme c’era tantissima gente accorsa per il censimento tra cui i due giovani sposi: riconobbe Maria dal sogno che aveva fatto e la seguì presentandosi come medica e mammana mentre Giuseppe cercava un posto dove dormire. Quando per Maria arrivò il tempo per partorire lei era al suo fianco e le prestò il suo aiuto aprendole il cancello della mangiatoia in cui sarebbe nato Gesù. Accorse
Giuseppe trafelato e affranto perché negli alberghi non c’era più posto. Epifania mandò Giuseppe fuori dalla scena del parto con la scusa dell’acqua da scaldare e dei panni da bollire, nel frattempo grazie alle sue competenze da guaritrice e mammana massaggiò Maria tutta la notte e la sostenne durante il parto. Le diede datteri e pappa reale da mangiare e tagliò il cordone ombelicale di Gesù al fuoco di una candela. Nei giorni successivi Epifania portò nella mangiatoia pane e frutta e una gallina per il brodo e curò Maria quando le venne la febbre da latte e le diede conforto quando si sentì sola e spersa in terra straniera. Nel frattempo la notizia della nascita di Gesù si era diffusa tra i pastori di Betlemme che arrivarono alla mangiatoia ad adorare il bambino portando pane e formaggio e pelli e coperte per resistere al freddo di quelle lunghe notti.
Quando giunsero anche i Magi portando i loro doni Gesù pianse tutto il giorno e la notte, Maria era davvero stanca di ricevere visite ed Epifania le spiegò che è normale che dopo la nascita i bambini piangano e che le coliche gassose di cui parlavano le pastorelle altro non sono che la nostalgia per il grembo materno e la paura che la propria mamma vada via perciò bastava cullare il bambino cantare una nenia e allattarlo più spesso e più a lungo per calmarlo, le suggerì anche di massaggiarlo dolcemente, accese il fuoco con del carbone che aveva rimediato, si tolse uno dei calzoni di lana e lino che teneva sotto le sue vesti e intrecciò a Maria una fascia per portare il bambino addosso. Nella fretta di quel viaggio da Nazareth a Betlemme infatti Maria non aveva fatto in tempo a portarsi la borsa con le fasce e i teli per avvolgere il bambino. Da questo gesto si diffuse la leggenda delle calze della Befana, piene di doni per tutti i bambini del mondo ma anche di carbone per potersi scaldare al fuoco. Dopo che i Magi consegnarono i loro doni e le raccontarono di aver sognato anche loro un angelo che diceva loro di non ritornare da Erode, anche Epifania diede al bambino il dono che aveva portato dal suo Paese, l’Egitto e rivelò la sua vera identità a Giuseppe e Maria. Giuseppe rimase molto turbato perché disse ad Epifania che proprio quella notte l’angelo Gabriele gli aveva detto in sogno che il bambino era in pericolo e che sarebbero dovuti fuggire in Egitto e rimanervi fino alla morte di Erode. Fu così che Epifania ospitò in Egitto la Famiglia e vegliò su Maria e Giuseppe per quattro anni, trasmettendo a Gesù tutta la sua sapienza e il suo amore e ricevendo da lui la gioia piena, il suo dono più grande.

Buon Natale da In braccio alla luna

Dopo un autunno indaffaratissimo ad avviare progetti, collaborazioni, dare tanto tempo e risorse, ricevere amicizia stima e affetto In braccio alla luna va in vacanza e vi augura buone vacanze. Ci rivediamo il 6 gennaio per festeggiare insieme l’Epifania con una festa pensata per e con i bambini e genitori che ci seguono.

Per il prossimo anno non abbiamo nessun buon proposito, non ci anima nessuna aspettativa particolare, sentiamo proprio l’impulso di partire, metaforicamente e fisicamente, ci piacerebbe proprio prendere l’auto e metterci in viaggio per qualche giorno, andare a Roma, Firenze, Assisi per eremi e ostelli. Via dal caos dei preparativi per il Natale consumistico e consumato, via dai cenoni fatti a casa coi parenti e amici perché così si deve, via dalla sistemazione, ma precari, o detto con una parola antica, pellegrini, verso ciò che ci sospinge alla ricerca della nostra vocazione più vera. Vogliamo partire con il desiderio di stare insieme ai nostri figli che tutto l’anno trasciniamo di settimana in settimana inanellando impegni inderogabili, compiti scolastici da fare, attività extrascolastiche da ammassare. Tutto l’anno siamo insieme ma lontani, adesso chiudiamo con l’ordinaria follia, per goderci ogni ora. Per essere presenti. E quindi doni. Passare del tempo stillato goccia a goccia, come un buon rosolio, incollare ricordi e affetto all’album della nostra storia.

Quanto ai nostri cuori, che questo tempo di Natale ci conceda di poter dare quel che possiamo donare, sforzandoci di abbassare le aspettative. “Fly down!” ci dice Alice sorniona quando le facciamo qualche richiesta e lei protesta il suo bisogno di lentezza mandandoci anche a quel paese se è il caso. È vero che ancora l’adolescenza per lei è lontana, ma tant’è. Quel suo “Fly down!” ci fa ridere a crepapelle e ci fa riflettere anche. Sì, ci comunica quello che è un monito e un consiglio di vita. Alice la saggia!

Che questo Natale ci conceda di lasciare a ognuno i suoi limiti senza pretendere di ricevere l’ascolto, la tenerezza, l’affetto, l’attenzione che vorremmo ma solo ciò che possono darci e che ci spinga invece ad uscire, a metterci in gioco, a lasciare le rassicurazioni, a rischiare, a metterci in cammino. Un passo dopo l’altro. A incontrare gli altri. Siano anche solo i nostri figli, che ci inchiodano alle nostre più sottili capacità di ascolto, tenerezza, affetto e attenzione, o gli ammalati soli che non hanno nessuno con cui trascorrere il Natale, come quelli a cui ha avuto l’opportunità di portare biscotti, sorrisi e compagnia ieri pomeriggio Matteo con le sue catechiste del corso di Cresima, vivendo il senso più profondo del Natale. A volte gli altri da incontrare sono anche i nostri casi persi. Ma questa è un’altra storia. Fly down, Marika.

Partire per stare vicini, per fare quel che durante l’anno non si può fare perché la vocazione che ci interpella è vera solo quando diventa utile agli altri e non quando si chiude in un godimento narcisistico, in compiacimento, uscendo dal bisogno e trasformandosi in desiderio che dà forma alle cose, perché è nei sogni che iniziano le responsabilità. Ci auguriamo solo quella speranza che la gioia che traspare dai nostri sorrisi innamorati si diffonda, contagi chi ci sta intorno, arrivi lontano perché a questo siamo chiamati, a diffondere gioia. Buon Natale di cuore, ci rivediamo per la Befana!

Marika e Vincenzo.

La Cerchia delle Lupe

Che cosa è La Cerchia delle Lupe?

Gruppo di lettura condivisa del libro di Clarissa Pinkola Estes “Donne che corrono coi lupi”, è pensato per esplorare assieme le Terre Selvagge del Femminile. Un appuntamento mensile per sentirci, guardarci negli occhi, liberare il nostro intuito, coltivare la parte più vera e selvaggia attraverso i miti e gli archetipi. In cerchio, insieme. Donarci l’un l’altra i nostri diversi sguardi su un libro trasformativo per noi donne e per tutte le persone che vogliono ri-conoscersi. Un tema e una storia al mese per esplorarne le implicazioni emozionali, le visioni e i propositi che ne nasceranno. Dodici incontri per scoprire come evitare le trappole, sconfiggere i predatori e conquistare la propria libertà. Il progetto è partito il 14 novembre 2019, accolte dal calore della sede di Yantra, in sette in quel primo incontro con La Loba, ci siamo addentrate nelle nostre terre selvagge donandoci ognuna le proprie storie. Meravigliandoci delle connessioni tra di noi, abbiamo cullato le nostre sensazioni viscerali in un viaggio iniziatico verso la liberazione dell’aspetto selvatico di questo femminile universale che ci interpella. Benché il lavoro proposto con La cerchia delle lupe sia annuale, è strutturato in maniera tale che ogni parte mensile rappresenta un lavoro integro ed integrale su alcuni degli aspetti della donna selvaggia e della sua resurrezione.


Quello di stasera è il terzo incontro, il sentiero verso la dimora della Donna Selvaggia è stato imboccato.
Dopo avere incontrato Barbablù e Le Sorelle nel precedente incontro, avere trovato la chiave della conoscenza, aperto la porta della cantina degli orrori e aguzzato la vista, oggi esploreremo un altro tema focale, la saggezza dell’intuito che si trasmette di madre in figlia attraverso la fiaba russa Vassilissa. Questa storia narra di una bambina che attraverso la bambola regalata dalla madre sul letto di morte riesce a superare numerose insidie, andare nel bosco, incontrare la Strega, superare tutte le prove che questa le affida e recuperare il fuoco vitale.
Il laboratorio parte dalla lettura della storia richiamando quel clima da cunto antico fatto di luci di candele e parole sottovoce. Dal flusso della narrazione ogni Lupa progetterà la propria bambola, realizzandone il disegno, mentre in un incontro successivo e facoltativo, grazie al contributo della CuciArtista Angela Di Blasi, ogni Lupa potrà realizzare la propria bambola cucita a mano con stoffe e materiali di riuso. Non necessariamente la bambola rappresenterà Vassilissa ma l’aspetto che di essa in ogni Lupa è risuonato dall’incontro di stasera…

Il disegno della bambola ci parlerà quindi di un aspetto di noi da sviluppare, rievocare o rinforzare. La bambola ci accompagnerà a scrivere attraverso la nostra storia personale, la nostra fiaba iniziatica, il “prodotto” finale del percorso annuale.

Programma del terzo incontro

Circle time: apertura (15 minuti)

Lettura di Vassilissa la saggia (15 minuti).

Realizzazione del bozzetto (30 minuti)

La voce della bambola (15 minuti).

Circle time: condivisione e chiusura (15 minuti)

Chi è la conduttrice:

Marika Gallo, artista e terapista, esperta in arte del maternage, formatrice e facilitatrice di gruppi. Dottoressa in Lingue e Culture moderne, si occupa prevalentemente di Gender and Cultural Studies. Con numerosi progetti di lettura ad alta voce per i piccolissimi e per genitori e bambini, ha partecipato a laboratori e letture nelle biblioteche, negli asili nido, nelle scuole di ogni ordine e grado, realizza attività per bambini e adulti di promozione della lettura e della musica e organizza eventi nell’ambito della promozione della genitorialità attiva e del benessere della triade genitori-figli come playgroup e cerchi di condivisione. Il suo lavoro di progettazione sociale e culturale si inserisce in questo processo inclusivo che consente alla comunità di prendersi cura di se stessa. Gestisce il centro culturale In braccio alla luna nato nel 2012 da una visione che mira ad accendere i talenti e risvegliare le coscienze per migliorare lo stile di vita attraverso la bellezza, l’arte e la sacralità delle cose quotidiane. Organizza momenti formativi e informativi ed eventi artistici che hanno come filo conduttore l’integrazione tra il femminile e il maschile nelle loro molteplici declinazioni espressive. Infine organizza eventi ludici e didattici per bambini, momenti aggregativi, passeggiate naturalistiche e culturali e percorsi esperienziali per adulti e feste fatte a mano come quelle di una volta.

Contributo a offerta libera, minimo suggerito: 5€

La Cerchia delle Lupe continuerà a riunirsi per tutto il 2020 presso il Circolo Arci Yantra in via Vincenzo di Marco 45, l’ultimo giovedì del mese dalle 19:00 alle 20.30

L'Arancina è femmina

Questo è un post che parla di lui, il mio nume tutelare, il pozzo di saggezza, colui che nonostante gli anni, le fatiche, i dolori, gli acciacchi, ha continuato fino all’ultimo respiro a farsi pane per la sua grande famiglia, presenti e assenti. Oggi la sua assenza è presenza, attraverso i ricordi dei suoi gesti, degli odori di cibo e dolci che gli restavano attaccati addosso dopo le lunghe giornate spese dentro il laboratorio dove lavorava, attraverso le sue parole che ritornano alla memoria, mentre fuori il cielo è plumbeo e gravido di pioggia e mi accingo come ogni anno per Santa Lucia a ripetere un gesto che mi unisce a lui e lo riporta in vita, anche solo nel mio cuore.

LA RICETTA DELLE ARANCINE DI NONNO MARIO

dosi per circa 10 arancine con due diversi ripieni: alla carne e al burro

1 lt acqua 500 gr di riso 1 dado 1 bustina di zafferano 60 gr di burro

Per il ragout: carne macinata mista, trito di sedano carote e cipolle,1 foglia di alloro, pepe, sale, spezie a piacere (noce moscata, chiodi di garofano…) salsa di pomodoro, piselli (cotti a parte),(se vi piace e volete un ripieno più ricco anche formaggio grattugiato, primosale o provola a cubetti)

Per il condimento al burro: 125 gr di latte, 18 gr di farina, 12 gr di burro, sale e pepe q.b, 100 gr di prosciutto a dadini, formaggio grattugiato, Primosale o provola a cubetti

Per la pastella

Acqua q.b. Farina q.b.

Pane grattuggiato

CONDIMENTO ALLA CARNE

Preparare il ragù facendo soffriggere la cipolla il sedano e le carote nell’olio evo., aggiungere la carne macinata, una foglia di alloro, e spezie a piacere.Quando la carne è cotta, aggiungere la salsa ed il sale e fare cuocere fino a quando non si restringe.Aggiungere al ragù i piselli precedentemente cotti a parte, ed insaporire con qualche cucchiaio di caciocavallo grattugiato.Fare raffreddare e aggiungere i cubetti di formaggio.

CONDIMENTO AL BURRO

fare una besciamella densa con latte burro e farina aggiustarla di sale e quando la besciamella si addensa aggiungere pepe e noce moscata se piace.lasciare raffreddare. Incorporare besciamella formaggio grattugiato prosciutto a dadini e cubetti di primosale.

COTTURA DEL RISO

Mettere a bollire l’acqua, quando bolle versarvi lo zafferano, il dado, il burro ed il riso. Quando il riso è cotto stenderlo su un piano per farlo raffreddare. Prendere il riso un po’ alla volta e stenderlo sulla mano cercando di creare un incavo nel quale mettere il condimento.Coprire con altro riso cercando di formare delle palline.A questo punto preparare la pastella con acqua e farina quanto basta per ottenere un composto denso ma non troppo. Immergervi le arancine una per volta e passarli nel pangrattato. Friggerle in olio bollente.

P.s. Mi raccomando di aggiungere il burro prima del riso, e non a fine cottura per fare in modo che i chicchi non si attacchino ma restino ben separati. Con questo trucchetto non avrete bisogno di incorporare rossi d’uovo al riso, come troverete in altre ricette.

Il calendario delle attività di dicembre

IN BRACCIO ALLA LUNA da un mese circa si trova a PALERMO, in via Vincenzo Di Marco 45 all’interno dell’accademia YANTRA, Circolo Arci. Punto di intersezione di percorsi ed esperienze diverse tra loro, sede di laboratori creativi, musicali e artistici, è un luogo dove prendersi un po’ di tempo per sé e uno spazio dove coltivare benessere e socialità per genitori con bambini piccoli al seguito con proposte ludiche selezionate per offrire una scelta di qualità. Il LABORATORIO CULTURALE è un luogo aperto e confortevole per qualsiasi fascia d’età, una officina creativa dove svolgere diverse attività, sperimentare la convivialità, organizzare piccoli eventi, scambi culturali e percorsi di salute e benessere.

Qui di seguito il palinsesto delle attività in corso per dicembre, che vi ricordiamo di prenotare per tempo telefonando al 338 979 9490 anche per accertarvi che siano attivi e che non ci siano eventuali modifiche al calendario. I laboratori si attivano con minimo tre partecipanti e massimo dodici.

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Futura

Tornare. A prendermi cura del Centro Culturale In braccio alla luna che finalmente ha una casa accogliente che lo ospita, grazie alla generosità di un’amica.

Tornare. A scrivere sul blog.

Perché i ricordi finché non li acciuffi e li cospargi di colla per appiccicarli ad uno spazio bianco fanno giravolte strane e a volte ti si sgretolano ai piedi. Ed alla fine ritorni dove sei partita. Per partire di nuovo, ma nuova.

Di cose da scrivere e da condividere, ce ne sono eccome.

A partire dall’essere parte di una coppia in cui uno dei due lavora pelle a pelle coi vulcani e l’altra è raccoglitrice di immagini, suoni e parole sue mie nostre per rilegarle insieme.

Per continuare dal suo farsi padre e dal mio farmi madre, questa matropoiesi, di anno in anno diversa.  Madre di tanti progetti, come questo che si chiama In braccio alla luna, che non sarebbe esistito senza una nascita, quella del 26 novembre 2009, data dalla quale coi nostri due bambini, cresciuti corpo a corpo, innaffiati con fiumi di latte e parole e note musicali, avvolti tra le braccia e con pezzi di stoffa e nel lettone sono cominciati gli esperimenti da apprendisti educatori che facciamo con loro e con noi stessi. I nostri bambini crescono spinti dal loro intimo anelito che li spinge verso l’alto. E noi

Più su, nel silenzio tra le nuvole, più su
Che si arriva alla luna, sì la luna” Lucio Dalla

Tornare per testimoniare cambiamenti e nascite e morti e risurrezioni, per seguire il senso che prende la vita mentre ti prende tra le sue braccia… In braccio.

Sulla mia stessa pelle ho sperimentato quello che ho letto su Donne che corrono coi lupi,

Quando si lotta per qualcosa di importante bisogna circondarsi di persone che sostengono il nostro lavoro. È una trappola e un veleno avere intorno persone che hanno le nostre stesse ferite ma non il desiderio vero di guarirle.” Clarissa Pinkola Estès

Sono caduta in numerose trappole e veleni ne ho assunti abbastanza. Sto imparando a fare delle mie cadute passi di danza e ad assumere veleni come vaccini. Di In braccio alla luna in fondo altro non era rimasto che un progetto di ricerca del (mio) femminile perduto. Era il 2014 quando consumata una zucca per il pranzo dell’Epifania, decisi di fare germogliare i semi e piantarli in vaso, andare all’Agenzia dell’Entrate e comunicare la chiusura dell’Associazione. Dopo cinque anni però da quella pianta di zucca sono germogliati e cresciuti fiori e frutti e progetti. Cinque anni di paziente attesa, di dolore, interrogativi irrisolti, prese di coscienza sorte fulminee come lo sdegno, per poi sciogliersi in lacrime di pietà e compassione.

In braccio alla Luna, contenitore di storie, non lette come nei libri, ma vissute, sentite, provate: energie da far tremare la terra e sollevare le acque, ha riaperto le sue attività.

Bentornati a bordo, vi va di viaggiare insieme?

Forza ragazze, al lavoro!|

locandina incontro boldrini

Venerdì 12 ottobre, alle ore 16.00 abbiamo partecipato ad un Incontro-dibattito con Laura Boldrini al Centro Culturale Casa della Cooperazione, via Ponte di Mare, 49 Palermo, una delle tappe del Tour “Forza ragazze, al lavoro” a sostegno dell’occupazione e della imprenditoria femminile, con l’obiettivo di presentare un progetto di legge aperto a suggerimenti, indicazioni e ulteriori temi con cui costruire una proposta ricca e corale. L’evento è stato inoltre un’occasione di confronto e riflessione sulle continue aggressioni alle libertà femminili e ai diritti di tutte e tutti.

Pubblico qui il contenuto del mio intervento:

incontro boldrini

Buona sera a tutte e a tutti, sono Marika Gallo, mamma alla pari ideatrice insieme a Eidon e Simonsi dello spot che avete appena visto e fondatrice di In braccio alla luna, questo contenitore di storie legate alla maternità che fa, prova a fare, tra le altre cose, attivismo per la buona nascita. Faccio parte di quella delegazione di 33 donne che il 25 novembre scorso furono invitate a Montecitorio a partecipare a #Inquantodonna portando la loro testimonianza rispetto alla violenza di genere nel percorso nascita e indossando una rosa rosa.

 

Da allora non abbiamo smesso di occuparci del tema anzi abbiamo pensato di istituire il gruppo di lavoro sulla violenza ostetrica Nascere segna, nato dall’incontro delle due realtà locali L’arte di crescere e Millecolori onlus con il coinvolgimento del Centro antiviolenza di Palermo Lia Pipitone e di diverse figure professionali. La nostra esperienza di mamme alla pari che veniamo contattate dalle donne che nel post parto hanno difficoltà ad allattare ci ha fatto incontrare anche delle situazioni in cui le donne provano dei sentimenti conflittuali che non riescono a legittimare neanche nei confronti di se stesse, pervase da uno strano senso di vuoto e sconforto che non è vero che sia poi così fisiologico e normale, perché se il bambino è nato, è sano ed “è andato tutto bene”, cosa c’è che non va? Davvero noi donne siamo esseri così capricciosi?

Lo sguardo liquido e silente di queste donne che ho incontrato da volontaria e attivista, spesso tradisce il dolore di una femminilità ferita e svilita ed un potenziale energetico che irrancidisce lentamente se non c’è nessuno che riesce a guardarlo, riconoscerlo, percepirlo, sentirlo, dando voce al corpo e non solo a quello che si pensa debba essere il percorso o la soluzione migliore per quella donna.

Molte di tante depressioni, di tanti mancati allattamenti, sensi di insicurezza e inadeguatezza sono riconducibili a quel fenomeno definibile come Violenza Ostetrica… che va da una frase svalutante alla separazione ingiustificata del neonato dalla madre alle episiotomie, le kristeller, i cesarei superflui, scegliere al posto della donna, il mancato ascolto dei suoi bisogni …

Queste forme di violenza sono accettate in nome di una falsa sicurezza. Ci patronizzano in quanto donne, perché hanno studiato su testi scritti da persone che esercitavano l’ostetricia un secolo fa, quando le donne venivano legate ai letti per partorire, quando non si conosceva nulla della danza degli ormoni e della psiche femminile e si curavano le isteriche con le asportazioni chirurgiche dell’utero… quando le donne non avevano neppure diritto di voto, quando il mondo del sapere e del lavoro era loro precluso.

Noi donne nel momento in cui diamo alla luce un figlio non diventiamo di proprietà né dell’ospedale né tanto meno di una cultura biopolitica che ci consideri dei contenitori su cui effettuare procedure senza il nostro consenso. Ma spesso per prendere anche solo consapevolezza di ciò bisogna investire nella formazione… nel cambio culturale… e tutto questo proviamo a fare con il nostro gruppo di studio Nascere Segna.

Oggi però non sono qui nella veste di attivista per i diritti riproduttivi ma per portare il mio contributo attraverso lo spot che avete visto Dove le donne sul tema della conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro. Già il documentario stesso, che non è stato più realizzato nei tempi previsti, non avendo ottenuto finanziamenti per la sua diffusione, meriterebbe un approfondimento. Molte di noi, come si vede nel video non abbiamo avuto scelta. E mi chiedo che razza di Stato democratico sia quello che non ti lascia scelta. Io stessa, all’epoca del documentario incinta della mia secondogenita, mi sono illusa di avere fatto una scelta di campo. Ero uscita dal mercato del lavoro a 29 anni perché da team leader di un gruppo di telemarketing mi sono ritrovata senza rinnovo di contratto.

Non trovando un nuovo lavoro, ho scelto di occuparmi io dei miei figli e rimanere a casa con loro pur continuando a fare attivismo sociale, almeno finché non avessero raggiunto i tre anni di età, ma adesso che loro sono inseriti nel sistema scolastico, che fa acqua da tutte le parti, perché ricordiamoci che qui in Sicilia non esistono scuole pubbliche che facciano tempo pieno e tutte le attività pomeridiane ed extrascolastiche sono a pagamento, a 38 anni mi ritrovo a fare la babysitter per sbarcare il lunario, perché nessuno è incentivato ad assumere donne over35, la garanzia di una retribuzione dignitosa è un miraggio, ed ancora aprire una attività e mettersi in proprio in un mercato così aggressivo, così pesantemente vessato dal fisco, dalla burocrazia e dalle banche è davvero troppo rischioso.

La mia condizione esistenziale è quella di migliaia di donne il cui potenziale umano e professionale è lasciato a casa. Sì, sono necessarie leggi e soprattutto che tali leggi vengano applicate e non raggirate, è necessario un forte, fortissimo investimento culturale perché i lavoratori e le lavoratrici continuino a tenere alta la testa in un mercato che ci vuole inchinati.

Concludo ringraziando chi mi ha dato parola. Le mie sorelle di lotte e battaglie, e con l’auspicio che il documentario dove le donne veda al luce, finalmente, per diventare un video virale che contribuisca ad educare la società a sognare un mondo del lavoro più equo, più sano e senza più mutilazioni.

Rispetto alla proposta di legge Boldrini sull’occupazione femminile, è pensabile un sistema di incentivi o di sgravi fiscali e/o previdenziali per quelle aziende che assumano specificamente neogenitori e aprano nidi anziendali? Oggi le aziende sono disincentivate ad assumere neomamme e in misura minore neopapà, ma in altri Paesi come la Danimarca o la Svezia si è visto che proprio le competenze acquisite dai neogenitori possono essere preziose per le aziende stesse… questa in Italia sembra ancora fantascienza, ma, come si dice, sognare non costa nulla.

Grazie.

Marika Gallo, 12 ottobre 2018, Palermo.

 

foto boldrini

Alle soglie della vita

Domodama

Alle_soglie_della_vita_01 scena dal film di Ingmar Bergman del 1958, Alle soglie della vita

La Giornata internazionale della donna come occasione per approfondire un tema complesso, i segni lasciati dalla nascita. La nostra prima di tutto, quella dei nostri figli attraverso i nostri corpi, quella delle persone che amiamo e di coloro che ci circondano ed i cui racconti si imprimono su di noi come altrettanti segni, non fisici, ma ugualmente scritti nella nostra pelle e forse a volte incrostati sulle nostre memorie corporee, rei di mettere ancor più in rilievo le nostre interne separazioni. Alle soglie della vita, prima di venire alla luce, esistono già i racconti, i condizionamenti, che spetta a noi e solo a noi snidare perché mai palesemente mostrati o dimostrabili.

La nascita e i corpi delle donne. Un otto marzo che ci restituisce a uno di quei passaggi che avvengono ancora per mezzo delle donne, quelle donne che…

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Da Palermo a #InQuantoDonna

Domodama

In memoria di Ela C. , di Safira e della sua mamma,

di Carmela P., vittime di violenza

Metti una calda domenica pomeriggio di fine estate, in un elegante albergo di Palermo, io e Alessandra Notarbartolo accogliere l’invito a un incontro con Laura Boldrini (Presidente della Camera) da parte di Antonella Monastra, ginecologa consultoriale da anni impegnata politicamente a fianco delle donne, degli uomini, dei bambini e delle bambine della nostra città.
Il Cerimoniale e lo staff sono presenti ma discreti e l’aria che si respira è di grande autenticità.
La Presidente inizia a parlare dell’iniziativa che vuole organizzare il 25 novembre in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il suo desiderio è riempire il Parlamento di sole donne, tutte donne. Vuol dare voce alle vittime, a chi resta, a chi con forza agisce giorno per giorno contro la violenza.
Laura e Antonella parlano lo stesso…

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Trasformare il dolore antico: via crucis

Qualche giorno fa, mentre ero in auto con mio marito alla guida e i miei figli dietro, sulla statale che congiunge Acqua dei Corsari e Ficarazzi mi sono girata a seguire con lo sguardo un altare improvvisato in memoria della morte di un giovane. Lo trovo sempre riccamente adornato di lettere, foto, fiori artificiali e palloncini. Capita di trovarne altri simili in città. Dentro mi lasciano un senso di mistero e di profondo silenzio. In messicano questi luoghi si chiamano descansos, parola che traduciamo come luoghi di sosta e ricordano che proprio lì il viaggio di quella persona si è interrotto.

Questa per i cristiani è la Settimana Santa. In giro si vedono i manifesti delle varie parrocchie che organizzano le vie crucis. Io non ho mai amato prendere parte a questi riti collettivi. Anzi proprio a Natale e a Pasqua mi tengo lontana dalle chiese. Quest’anno vivo la passione di Cristo in un modo singolare, facendo una mappa che mi aiuti a vedere dove sono nella mia vita “le stazioni”? Dove i luoghi da commemorare? Dove quelli in cui non si è pianto abbastanza? Dove quelli in cui si è pianto troppo? Dove ho messo le croci? Dove sono quelle lapidi dove pregare donando riposo ai morti inquieti della mia psiche per lasciarli finalmente in pace?

“Siate gentili con voi stesse e fate dei descansos, luoghi di riposo per aspetti di voi che un tempo stavano andando da qualche parte ma non sono mai giunti alla meta. I descansos segnano i riti di morte, i tempi bui, ma sono anche note d’amore per la vostra sofferenza. Trasformano. Molto c’è da dire sull’appuntare le cose sulla terra in modo che non ci vengano dietro. Molto c’è da dire sul fatto di ridar loro l’estremo riposo.” (Clarissa Pinkola Estés)

Ecco allora che stamattina all’alba mi sono seduta al mio tavolo. Ho bruciato una foglia di alloro invocando la calma interiore, ho riempito una ciotola con l’acqua e tre gocce di olio essenziale di rosa canina ed ho tratteggiato una lunga linea ondeggiante su un foglio ed in ciascun punto dolente ho messo una croce. L’ho guardato, ho pregato e ringraziato e l’ho bruciato sulla fiamma di una candela. Poi ho sparso le ceneri al vento e mi sono ripetuta: La vita è da ora in poi.

Se vuoi anche tu arizona-roadside-memorial-300x232trasformare il tuo dolore antico e sciogliere gli addensamenti della tua storia in uno spazio protetto, scrivimi a inbraccioallaluna.palermo@gmail.com