Da Palermo a #InQuantoDonna

Domodama

In memoria di Ela C. , di Safira e della sua mamma,

di Carmela P., vittime di violenza

Metti una calda domenica pomeriggio di fine estate, in un elegante albergo di Palermo, io e Alessandra Notarbartolo accogliere l’invito a un incontro con Laura Boldrini (Presidente della Camera) da parte di Antonella Monastra, ginecologa consultoriale da anni impegnata politicamente a fianco delle donne, degli uomini, dei bambini e delle bambine della nostra città.
Il Cerimoniale e lo staff sono presenti ma discreti e l’aria che si respira è di grande autenticità.
La Presidente inizia a parlare dell’iniziativa che vuole organizzare il 25 novembre in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il suo desiderio è riempire il Parlamento di sole donne, tutte donne. Vuol dare voce alle vittime, a chi resta, a chi con forza agisce giorno per giorno contro la violenza.
Laura e Antonella parlano lo stesso…

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Trasformare il dolore antico: via crucis

Qualche giorno fa, mentre ero in auto con mio marito alla guida e i miei figli dietro, sulla statale che congiunge Acqua dei Corsari e Ficarazzi mi sono girata a seguire con lo sguardo un altare improvvisato in memoria della morte di un giovane. Lo trovo sempre riccamente adornato di lettere, foto, fiori artificiali e palloncini. Capita di trovarne altri simili in città. Dentro mi lasciano un senso di mistero e di profondo silenzio. In messicano questi luoghi si chiamano descansos, parola che traduciamo come luoghi di sosta e ricordano che proprio lì il viaggio di quella persona si è interrotto.

Questa per i cristiani è la Settimana Santa. In giro si vedono i manifesti delle varie parrocchie che organizzano le vie crucis. Io non ho mai amato prendere parte a questi riti collettivi. Anzi proprio a Natale e a Pasqua mi tengo lontana dalle chiese. Quest’anno vivo la passione di Cristo in un modo singolare, facendo una mappa che mi aiuti a vedere dove sono nella mia vita “le stazioni”? Dove i luoghi da commemorare? Dove quelli in cui non si è pianto abbastanza? Dove quelli in cui si è pianto troppo? Dove ho messo le croci? Dove sono quelle lapidi dove pregare donando riposo ai morti inquieti della mia psiche per lasciarli finalmente in pace?

“Siate gentili con voi stesse e fate dei descansos, luoghi di riposo per aspetti di voi che un tempo stavano andando da qualche parte ma non sono mai giunti alla meta. I descansos segnano i riti di morte, i tempi bui, ma sono anche note d’amore per la vostra sofferenza. Trasformano. Molto c’è da dire sull’appuntare le cose sulla terra in modo che non ci vengano dietro. Molto c’è da dire sul fatto di ridar loro l’estremo riposo.” (Clarissa Pinkola Estés)

Ecco allora che stamattina all’alba mi sono seduta al mio tavolo. Ho bruciato una foglia di alloro invocando la calma interiore, ho riempito una ciotola con l’acqua e tre gocce di olio essenziale di rosa canina ed ho tratteggiato una lunga linea ondeggiante su un foglio ed in ciascun punto dolente ho messo una croce. L’ho guardato, ho pregato e ringraziato e l’ho bruciato sulla fiamma di una candela. Poi ho sparso le ceneri al vento e mi sono ripetuta: La vita è da ora in poi.

Se vuoi anche tu arizona-roadside-memorial-300x232trasformare il tuo dolore antico e sciogliere gli addensamenti della tua storia in uno spazio protetto, scrivimi a inbraccioallaluna.palermo@gmail.com

Di tette giganti e Golem femmine

I risultati degli studi sul sesso sono precisi?

Se lo chiedeva Woody Allen nel suo famoso Tutto quelle che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere. In questo film del 1972 apprezziamo l’irriverente voglia di Allen di esorcizzare il pubblico dai suoi tabù culturali, puntando dritto su sesso, fulcro dell’opera, e su religione, argomento sempre delicato, proprio per il suo uso scanzonato e ironico dello strumento artistico. In uno degli episodi del film, un ricercatore e una giornalista fanno visita al laboratorio del sessuologo, rinomato studioso, il dottor Bernardo. Troveranno ad accoglierli il suo assistente Igor e una serie di strani esperimenti tra i quali uno particolarmente pericoloso per la cittadina circostante, una mammella gigante. Una comica citazione di “Frankenstein” in cui però ad essere riassemblato non è un Golem, ma una parte del corpo femminile, che nelle fantasie maschili della cultura occidentale gioca un ruolo importante. Geniale lo scioglimento dell’azione, in cui verrà sventolato un reggiseno gigante, anch’esso componente del gioco erotico maschile. Non aggiungo altro al momento e vi invito a guardare un estratto dal film.

Ecco, mi è tornato in mente questo film quando qualche giorno fa è apparsa la notizia di una provocatoria istallazione ad opera dell’agenzia di comunicazione londinese Mother (un nome, un programma!) sul tetto di un palazzo in un quartiere periferico di Londra. Una mammella gonfiabile per supportare l’allattamento in pubblico.

Una mammella gonfiabile per supportare l’allattamento in pubblico? Ho capito bene? Mi sono chiesta se chi ha partorito questa idea volesse citare la Macrozinna alleniana, e soprattutto che tipo di messaggio subliminale arrivasse all’inglese medio rispetto all’idea di avere una tetta sul tetto.

Mi sono chiesta: davvero rappresentare l’allattamento attraverso una mammella gigante lo promuove? Più vedevo la foto, (perdipiù in cui il capezzolo veniva pixelato da Facebook!) più trovavo in tutta questa vicenda un modo come un altro per reificare la relazione di allattamento, per ridurre una parte del corpo femminile e la sua capacità di produrre latte e nutrire, che non è la stessa se manca lo sguardo, l’abbraccio, la presenza del neonato, ad un prodotto commerciale. Che differenza c’è tra l’utilizzo del seno, quasi sempre rappresentato come separato dal resto del corpo per vendere e consumare e questa istallazione? Da cosa l’inglese medio dovrebbe capire che si sta promuovendo la libertà di nutrire i neonati ovunque? Davvero una “tetta sul tetto” promuove l’allattamento in pubblico? O denota piuttosto una forma di psicosi collettiva? Ritengo che nel panorama attuale il concetto di “seno” sia un vero e proprio Objectum temporis nostri, prodotto di una cultura che cancerizza le donne e ne viviseziona i corpi (ovulo-utero-vulva-seno) per immolarli sull’altare della Grande Madre del consumo. Tra postmodernità e arcaismo, potenza imperiale e decadenza stiamo assistendo a un gioco pesante. Invasivo e mirante a raggiungere le pieghe più nascoste del corpo femminile e della sua simbolica, separandola in parti non più integrabili

Qui trovate la notizia sull’iniziativa #freethefeed

https://www.dailybest.it/pubblicita/un-seno-gigante-apparso-londra-supportare-lallattamento-pubblico/

Io e Alice e un anno in mezzo

7 ottobre 2013
Percepirti, mentre intorno a noi è calata la notte, col suo manto di velluto scuro che, umido e sonnecchiante si distende sul mio corpo, sul tavolo, sul monitor del pc. Concedermi la lentezza, l’ascolto, il piacere. Sentirti dentro di me e provare immensa gratitudine. Perché hai scelto noi, mi stai facendo madre ancora una volta e mi stai donando l’opportunità di accompagnarti verso la vita e di rinascere attraverso la tua nascita.
Sento la tua forza, la tua bellezza. Sento anche la tua saggezza e l’energia che sprigioni comunicando empaticamente con me.
Io sono bella con quest’enorme uovo di Pasqua in grembo. Non ti nego, anche perché lo sai benissimo, che abbiamo trascorso settimane intense, faticose. Abbiamo anche sofferto tanto perché i dolori recenti o antichi quanto la terra riaffiorano e si manifestano attraverso il corpo, i sogni, i pensieri, le parole, i gesti, gli eventi.
Sono sensibile e vulnerabile, nel contempo mi sento più aggressiva e risoluta. Tutto il mio femminile si sta espandendo insieme alla pancia che ti accoglie. So di amarti da prima che ci fossi, anche se prima di dirti di sì, ho titubato un po’. Chiedevo a papà un annetto in più, per aspettare che Matteo smettesse di ciucciare e per prendermi la seconda laurea. Sono sempre stata severa con me stessa, pensavo che non sarei stata in grado di reggere i suoi bisogni di treenne con i nuovi ritmi che una nuova gravidanza mi avrebbe imposto, né di potere riprendere gli studi con due bambini piccoli di cui occuparmi.
Sto impiegando una mole notevole di energie, ma tu non sembri risentirne, anzi, mi dai sempre nuovi input, hai acceso in me la mia voglia di ballare, stare in movimento, vedere e sentire gente, essere nel mondo, sprigionare bellezza.
Eppure ora arriva il tempo del riposo, lo sento e lo accolgo. Dopo questi ultimi mesi a correre ovunque e a fare tante cose contemporaneamente, ora mi fermo per fare ancora più spazio a te. Papà e Matteo possono attendere e cavarsela benissimo da soli, il gruppo di In braccio alla luna pure, io e tu invece dobbiamo imparare ad abbandonarci, per me sarà necessario lasciarmi e lasciarti andare. Quindi ora le finestre si socchiudono, la luce filtrerà dalle imposte e come un ruscello si riverserà lenta sul pavimento, noi staremo in pace a inebriarci di musica, massaggi, respiri lenti e parole d’amore.
La nostra custode Marzia ci proteggerà.  Gli altri rimangano fuori, il mondo può girare la storia divorare presente lo spazio contrarsi o espandersi. Io vado sott’acqua con te alla ricerca del Tempo del rilassamento e della completezza, l’Aion degli stoici che si oppone al Chronos, quel tempo dove gli estremi si accostano: da una parte la serenità e padronanza della mia identità e del mio tempo e dall’altra lo sfacelo della mia identità. “Cooosa essere tu?” Chiede il brucaliffo ad Alice prima di trasformarsi in farfalla…
Ieri mattina dopo la seduta di integrazione posturale con Marzia, grazie al calore del sale e delle sue mani le ho detto “Voglio spaccarmi in due”…
Era l’immagine del guscio d’uovo quando nasce il pulcino..
O della mandorla, fuori verde, pelosa e apparentemente morbida, che nasconde un guscio legnoso che deve spaccarsi per svelare il suo segreto, un cuore tenero e prezioso che si dona al mondo e trova il senso del suo esistere.
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7 ottobre 2014

Un intero anno passato. Tu ad ottobre dello scorso anno mi nuotavi dentro ed ora invece cammini. Che saresti stata precoce e avresti camminato entro i dieci mesi lo avevo presagito, ma questa fretta che hai di crescere mi sbalordisce e mi stordisce, oltre a svelarmi tanto di quell’intricato mondo che si chiama relazione e di quelle competenze speciali che avete voi neonati. Sei nata che già sembravi grande. Col tuo sguardo curioso e consapevole penetri la realtà e la annusi come un felino. Ma sei troppo esigente per me a volte, Alice! E tutte le volte che mi vorrei spaccare la fronte in uno spigolo per i tuoi lamenti o le tue urla mi dico: “ma allora è vero che il rapporto madre e figlia è più conflittuale?”. Perché in realtà io ti sento molto di più di come sentivo Matteo. Ma non so se questo sentirti sia più un averti dentro in quanto donna o l’esperienza di essere per la seconda volta mamma. Con Matteo c’era la scoperta della prima volta. E quella che sentivo era molto più spesso la mia testa, la mia pancia, il mio cuore. Per un bel po’ lui è stato un mio prolungamento. Ora vorrei mordermi i polpastrelli perché sto facendo l’odiosa cosa che fanno tutte le madri, ovvero i paragoni tra te e Matteo, ma ai secondogeniti purtroppo tocca questa sorte amara ed io non so, forse me ne devo fare una ragione. In fondo che è tutto nuovo al secondo figlio, anche se un po’ sappiamo cosa ci aspetta, è quasi ovvio. Sono tutta nuova io, è completamente diverso il contesto, la coppia allampanata è già stata traghettata verso la triade dal primogenito. Si tratta ora di allargare la famiglia. E trovare le soluzioni più adatte a noi quattro richiede tempo e pazienza e sospensione del giudizio. Saltato un equilibrio se ne deve ricreare un altro, e man mano che tu cresci e Matteo si accorge di essere grande nonostante le sue regressioni, in un andamento liquido provare a non rompere violentemente gli argini ma a defluire morbidamente verso la nuova sponda. Tu non devi essere in una posizione semplice, eppure forse è proprio questa la tua risorsa, devi condividermi con tutti, non solo con tuo fratello. Il periodo più pesante per te, sarà stato quando, alla nascita, hai dovuto dividermi con la mia delusione per non avere fatto l’esperienza di parto che avevo nella mia testa e poco tempo fa con la mia rabbia per avere assistito alla malattia e morte di nonno Aldo. Ma oggi pomeriggio quando sono tornata a casa e ti ho sfilata dalla fascia ad anelli per metterti giù, ho pensato che ora ti lascio sgambettare fiduciosa lungo il corridoio e assisto a questa epifania di te che ti metti in piedi per allontanarti da me. Ho avvertito un palpito del cuore dal sapore dolceamaro. Così presto, no! Lasciati godere ed annusare e sbaciucchiare ancora, prima che io possa accorgermi che tu sei davvero uscita dalla simbiosi con me. Ogni giorno un nuovo petalo nella tua personalità in fieri mi rivela le mie fragilità, la tua aggressività, il risentimento di tuo fratello spodestato, la stanchezza di tuo padre per questo percorso che a volte appare lunghissimo e tortuoso. Così ora, mentre ti osservo camminare solerte e soddisfatta, tolgo le scarpe e le calze mi sfilo i jeans e la t-shirt e indosso i panni casalinghi, cercando di spazzare dal pavimento di casa non solo la polvere e le briciole ma anche i sospiri e i lamenti e la fatica, per poi riuscire a preparare una cena sbucciando pensieri stantii e soffriggendoli nel burro fuso delle mie emozioni. Ci provo a godermi questo stare con te e con Matteo senza sovrastrutture, cercando di ascoltarvi e di apprendere da voi. E di essere presente a me stessa. Concedendovi lo spazio dentro di me per sconvolgere le mie sensazioni, farmi ribollire e poi placare e gocciolare e di nuovo sgorgare e dare forma sempre nuova alla mia vita. Ci provo anche se la tentazione più forte è di lasciarmi distrarre dal marasma di cose che vorrei fare e poi non faccio. Per essere migliore, mi dico mentendomi. Per evadere da un lavoro quotidiano che richiede grande tempra e consapevolezza, suggerisce la mia voce interiore. Quando penso di avere perduto il mio centro, in periodi come questo in cui mi sento confusa, sfasata, devo proprio in questi momenti vegliare di più, anche se sono stanchissima, assonnata e avrei soltanto voglia di chiudere gli occhi sul mio vero lavoro, che è essere madre e donna così come sono, concedendomi anche il lusso di essere imperfetta e sull’orlo di una crisi di nervi, come tutte.

semi che germogliano

image“Mamma, chi è nato non muore!”

Matteo ci spiazzò con questa massima qualche settimana fa. Ed oggi le sue parole mi ritornano in mente tra tutti i pensieri scarmigliati e le emozioni che collidono fra di loro e si infrangono contro la parete del cuore.

Chi è nato non muore. Come questi semi di zucca lasciati a germogliare per due settimane ricoperti dalla pellicola. Era una bella zucca comprata al mercato del biologico con cui ho preparato il pranzo della Befana. E come non pensare, evocando queste parole, e stupendomi insieme a mio figlio più grande, di fronte a questo piccolo miracolo, alla Befana! Tiepida reminiscenza di un culto più antico che celebra la luminosa Dea dei sacri cicli eterni di terra e di luna, che muta la sua forma e conduce le stagioni. Portatrice di nuova vita e luce nel freddo e buio inverno. Filatrice del Destino, che trasmette la sua arte alle donne e agli uomini connessi alla natura perché la impieghino nelle loro vite. Coltivatrice delle profonde terre interiori, che insegna a coltivare i Semi nascosti, perché possano diventare ciò che sono nati per essere.

Una zucca è morta con il 2013, abbiamo deciso infatti di chiudere In braccio alla Luna come associazione culturale. I suoi semi però sono rimasti e germinano, eccome se germinano, riaccendendo la speranza nel cuore…

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**Sì, posso farcela**

Quando noi donne incontriamo la nostra dimensione femminile
nasce qualcosa.
All ’inizio forse non ce ne accorgiamo: la nuova consapevolezza è
come un seme sottoterra.
È rimasto lì a lungo, immobile, con tutto
il suo potenziale racchiuso.
Poi il cambiamento!
L’incontro con il femminile è come l ’acqua per quel seme. Piove
sulla terra arida, scorre tra i suoi spazi granulosi,
la rende morbida e tenera.
E raggiunge il seme.
In quello spazio umido e fertile si muove qualcosa:
nasce un germoglio.
È il germoglio della forza e del potere femminile.
È una consapevolezza che giunge dal profondo, sussurra parole di
coraggio, di volontà, di sicurezza, di stima, di conforto,
di tenerezza, di gioia.
Sì, posso farcela, dice quella voce.
Sì, io valgo, ricordano quelle parole.
Sì, io merito, sussurra quel canto.
È il dialogo interiore di una forza che nasce,
di un potere che può trasformarsi
in una pianta grande e rigogliosa.
Quando le donne incontrano la loro dimensione femminile
smettono di avere paura,
smettono di farsi trafiggere il cuore dagli amori impossibili,
smettono di dirsi “no, non sei capace”, “non ce la farai mai” ,
“non vali niente”,
smettono di dire “sì” a tutti solo per essere più apprezzate,
smettono di gettare tutte le forze dove non serve
facendo a brandelli i loro desideri,
smettono di lasciare se stesse in fondo alla lista,
smettono di voler essere indispensabili per tutto e per tutti
oberandosi di lavoro,
smettono di vivere una vita fatta di sogni spezzati,
smettono di offrirsi ai coltelli affilati,
alle unghie che graffiano il cuore e l ’anima,
smettono di essere l ’oggetto degli insulti,
il modello di una dignità messa sotto i piedi,
smettono di dare la loro vita a qualcuno
senza riprendersela mai indietro.
Quel seme ora si è risvegliato. E racchiude la forza
intensa del femminile. È il suo potere.
Si posso farcela, dice il suo germoglio.

Olofem: femminile sconosciuto- Simona Oberhammer

Riprendersi il Rosso

Ieri si è celebrata la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

 Il rosso è il colore con cui le scarpe dell’artista Elina Chauvet hanno raccontato, anche per le strade di Palermo, il femminicidio e, soprattutto, l’assenza delle donne uccise.

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Nel suo bellissimo Donne che corrono coi lupi Clarissa Pinkola Estès scrive:

Vita e sacrificio vanno di pari passo. Il rosso è il colore della vita e del sacrificio. Per vivere una vita vibrante dobbiamo fare sacrifici di ogni genere. Per frequentare l’università si devono sacrificare tempo e denaro, e bisogna concentrarsi molto nell’impresa. Per creare occorre sacrificare la superficialità, qualche sicurezza, e spesso il desiderio di piacere, e far affiorare le intuizioni piùintense, le visioni più grandiose. Il problema sorge quando il sacrificio è grande ma da questo non nasce vita. Allora il rosso è il colore della perdita, non della vita.”    (C. Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi, pp.229-230, Frassinelli).

Ieri abbiamo ricordato assenze assordanti, oggi dobbiamo dare corpo a quelle assenze, raccontando presenze differenti.

C’è tanto lavoro da fare. E’ necessario che gli uomini prendano parola su tutto questo, perché la violenza maschile non è “una questione di donne”.

Molti hanno cominciato a farlo.  L’associazione Maschile Plurale, per citarne una, sta facendo un grande lavoro per esempio.  “Incontrare la libertà e l’autonomia femminile – scrivono (Qui) – ci mette di fronte al nostro limite e alla nostra parzialità. Quest’esperienza, invece di essere motivo di frustrazione, può dare inizio alla ricerca di una relazione libera, di uno scambio sessuale e affettivo nella differenza. Si tratta, per noi, di seguire un’altra idea di felicità, liberando la nostra capacità di cura e il piacere dell’incontro, mettendoci in gioco fino in fondo nella relazione con l’altro/a”.

È necessario decostruire nelle nostre vite gli stereotipi del maschile e del femminile che ingabbiano tutte e tutti. 

È necessario che il rosso torni ad essere prima di tutto il colore dell’energia e di una vita spesa a raccontare la propria creatività.  Non solo, non soprattutto, quello del sangue rubato, versato e perduto.

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Allattiamo?

Domodama

Allattiamo?

Le nostre diverse esperienze a confronto

L’incontro promosso dal gruppo maternage delle “Balate” è rivolto a donne e coppie in gravidanza, a genitori e bambini, per confrontarsi su questi temi e su tanto altro ancora…

 

Venerdì 27 settembre 2013 h. 16,00\18,00

Una volta cominciato, come procedere con l’allattamento?

Dovete tornare al lavoro e introdurre un sostitutivo del latte materno vi sembra necessario?

Il vostro bambino rifiuta ogni forma di pappa che voi offrite?

Allattate un bambino oltre l’anno , e vi chiedete se e come smettere?

 

Ingresso libero Venerdì 27 settembre 2013 h. 16,00\18,00

Biblioteca dei bambini e dei ragazzi Le Balate via delle Balate 4 Palermo

Per informazioni e prenotazioni contattare il n. 3496727068 o bibliotecabalate@yahoo.it

 

L’allattamento non dovrebbe essere sacrificato sull’altare dell’ignoranza

Jack Newman

 

La Biblioteca delle Balate, nel centro storico di Palermo, è un luogo dove bambini e ragazzi possono incontrarsi e fare…

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Abbraccio con la Madre Terra

Un blessingway per le donne prossime al parto con le coccole sonore di Romina Copernico e la bellypainting di Anna Costantino

 Sabato 21 settembre, dalle 9,30 alle 12,30 ci riuniremo in cerchio a Monte Pellegrino per rendere omaggio alla Madre Terra e alla vita nascente e celebrare insieme l’Equinozio di Autunno. 1240432_10201865756945529_1438649317_n

L’Equinozio d’Autunno, periodo dell’anno in cui le polarità maschili e femminili vanno equilibrate ed hanno quindi bisogno di uguale rispetto ed espressione, è un tempo che ci viene concesso per fermarci a riflettere, rilassarci e apprezzare i frutti dei propri personali raccolti.
Il lavoro rituale dovrebbe essere di protezione, prosperità, sicurezza e fiducia in sé stessi.

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La nascita è un potente rito di passaggio nella vita di una donna. Ma per la nostra cultura l’unica cosa che conta è l’arrivo del bambino e si è perso di vista il profondo impatto che essa ha sulla gestante. Mentre i nostri preparativi alla nascita più comuni si concentrano su come preparare le donne fisicamente al parto, la cerimonia del blessingway aiuta una donna a prepararsi mentalmente, emotivamente e spiritualmente per il travaglio di parto, e ad aprirsi alle sue capacità istintive e creative, che la guideranno nel ruolo di madre.

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Il Blessingway crea un ambiente sacro e protetto in cui una madre può sentirsi in grado di esplorare le sfide e le gioie che si appresta ad affrontare avvicinandosi al parto e alla maternità. Circondata dalle sue amiche e da altre mamme che prima di lei hanno affrontato questo passaggio, rafforza il suo potere, la fiducia in se stessa e la rete di sostegno intorno a lei.

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 Romina Copernico Arpista e Soprano offrirà un concerto a tutte le mamme in dolce attesa mentre Anna Costantino, Artista, dipingerà  i nostri pancioni con l’intento di celebrare la bellezza della vita nascente.

Accorrete numerose, sarà un momento magico di connessione spirituale con la Natura e con la nostra creatività dedicato a tutte le mamme dal secondo trimestre di gravidanza in poi.

Contributo di 6 euro

Appuntamento alle 9 alla fontana alle pendici di Monte Pellegrino. Per confermare la vostra partecipazione: 3389799490, inbraccioallaluna.palermo@gmail.com

La durata della gravidanza può variare di cinque settimane

© Thinkstock

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Traduco per noi un articolo comparso qualche giorno fa sulla rivista The Independent UK  su una informazione che già conosciamo ma che ora i ricercatori hanno dimostrato scientificamente e che spero possa renderci più consapevoli e libere di scegliere di non farci indurre il parto troppo presto (prima delle 42 settimane compiute) e senza reali motivi di sofferenza fetale o materna.

Fonte: “Length of pregnancy can vary by up to five weeks, scientists discover”, di Charlie Cooper, 8 agosto 2013

La lunghezza di una gravidanza  varia naturalmente da donna a donna di ben cinque settimane, come gli scienziati hanno scoperto per la prima volta.

Anche se si è sempre saputo che le gravidanze umane di solito durano tra 37 e 42 settimane, la variabilità in precedenza era attribuita a metodi imperfetti di stima della data del termine.

La data presunta del parto di una donna è calcolata 280 giorni dopo l’inizio della sua ultima mestruazione ed è sempre e solo considerata la migliore ipotesi. Solo il quattro per cento delle donne partorisce quel giorno e solo il 70 per cento entro 10 giorni da esso.

Tuttavia i ricercatori del National Institute of Environmental Health Sciences ( NIEHS ) sono stati in grado di individuare il momento in cui le donne erano rimaste incinte prendendo campioni di urina ogni giorno – che consentì loro di isolare il ruolo che la variazione naturale gioca nella lunghezza della gravidanza.

In un gruppo di 125 donne, hanno scoperto che il tempo medio di ovulazione per nascita era 268 giorni – 38 settimane e due giorni – e che la lunghezza delle gravidanze varia di ben 37 giorni, secondo la ricerca, pubblicata oggi sulla rivista Human Reproduction .

“Siamo stati un po’ sorpresi da questo risultato”, ha detto la Dott. Anne Marie Jukic , un post-dottorato presso la Filiale di Epidemiologia presso il NIEHS . “Sappiamo che la lunghezza della gestazione varia tra le donne, ma una parte di tale variazione è sempre stata attribuita a errori nella assegnazione dell’età gestazionale. La nostra misura della lunghezza della gestazione non include queste fonti di errore, eppure ci sono ancora cinque settimane di variabilità. E’ affascinante. “

La lunghezza di una gravidanza può essere influenzata da una serie di fattori. Le donne più anziane tendono a partorire più tardi, mentre le donne che erano alla nascita più grosse avevano anche gravidanze più lunghe.

Il Royal College of Midwives ( RCM ), ha detto che la ricerca ha riaffermato l’esperienza dei professionisti “che ogni donna è diversa ” e ha esortato gli operatori a essere cauti nell’intervenire troppo presto nella gravidanza, ma ha detto che le date presunte del parto sono ancora utili.

Mervi Jokinen,  consulente di prassi e standard professionali presso la RCM ha detto: “Non penso che questo segna la fine della comunicazione da parte di ostetriche e altri professionisti della salute della data di scadenza. Dovrebbe essere spiegato alla donna che la data di scadenza è sempre una stima e come tale ricerca e la nostra esperienza dimostra, questa può variare notevolmente”.

Diventare mamma, una scelta…naturale

Conosco Marzia per la prima volta nel locale dentro le Balate che all’epoca era destinato all’associazione Cerchi di vita di cui Monica e Daniela erano le socie fondatrici insieme ad altre mamme. Monica mi invitava sempre agli incontri mensili di auto mutuo aiuto sull’allattamento organizzati da Cerchi di Vita, ma trovai il tempo, il modo e la voglia di uscire da casa e confrontarmi con altre mamme solo dopo tre mesi dal parto. Era febbraio 2010 e l’incontro di quel giorno tra l’altro era particolare, non era il gruppo sull’allattamento che mi aspettavo e per cui ero uscita da casa, ma quel giorno c’era un’ospite che trattava un argomento originale e di cui non avevo mai sentito parlare, almeno qui in Sicilia: una ostetrica che parlava di assistenza domiciliare alla gravidanza fisiologica e parto in casa e che diceva che aveva scelto di rivoluzionare la propria vita, cambiare lavoro, rimettersi a studiare, laurearsi, proprio dopo essere diventata mamma e avere partorito a casa. Erano presenti anche altri professionisti della nascita, Pietro Franzone, musicoterapeuta, Giuseppe Giordano, neonatologo, Francesco Vinci, esperto in integrazione posturale che segue i parti in casa a Palermo da 30 anni, e la moglie, riflessologa, la quale ci raccontò il suo parto gemellare in casa e disse una frase che mi rimase scolpita in mente: “partorire non è subire un dolore insopportabile ma è tutt’al più  come scalare una vetta, un lavoro che noi donne sappiamo e possiamo fare”.

Marzia mi confessò dopo che tra tutte le persone presenti le rimasi impressa per il sorriso e perché sprigionavo amore oltre che per la serenità di Matteo. Io credo che la scelsi inconsapevolmente allora per accompagnarmi al mio secondo parto. Di questa donna giunonica mi attraeva il suo essere istintiva e selvatica, la sua passione per la sua missione e la bellezza oltre che il coraggio di spendersi con verità rispetto amore e libertà per le donne in una città come Palermo in cui c’è molto lavoro ancora da fare per il “risveglio della dea”.

Il resto della storia lo sapete già, ma se vi parlo del nostro primo incontro è perché Sabato 28 settembre potrete conoscere anche voi il percorso di vita e professionale di questa ostetrica mammana, non solo incontrandola, ma anche attraverso la proiezione di un docufilm realizzato da Byblos Comunicazioni dal titolo “Bimbi fatti in casa, cinque storie al femminile” che la vede protagonista. Potremo chiederle delle informazioni sulla conduzione ostetrica al parto e conoscere le donne che nella nostra città hanno avuto la possibilità di una nascita “integrale” in casa a conduzione ostetrica.

Vi aspettiamo numerosissimi! La rivoluzione delle madri è cominciata anche a Palermo!

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